Il mondo del credito

«Contro i dazi l’Europa e l’Italia investano e semplifichino»

Il presidente Abi Patuelli: «Nelle trattative con gli Usa sarà importante la compattezza dell’Unione europea. Gli Stati sostengano i fattori produttivi»

di Antonio Patuelli *

ANTONIO PATUELLI PRESIDENTE ABI

3' di lettura

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I mercati e le opinioni pubbliche di quasi tutto il mondo sono stati fortemente colpiti dalle scelte della nuova Amministrazione USA di imporre dazi a quasi tutte le economie del globo.

Di fronte a un evento del genere, di portata storica, occorre innanzitutto riflettere con animo pacato e alta razionale freddezza, per studiare tali misure, le cause più o meno profonde, i rischi e le possibilità di affrontare queste nuove emergenze, ricercando dialogo, senza subire ingiustizie.

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Lontani dalle polemiche politiche, ricordiamo alti principi ed esperienze: innanzitutto gli insegnamenti di Carlo Cattaneo che propugnò la libertà dei commerci considerata fattore decisivo per la promozione del lavoro, l’innovazione, l’ordine statuale e il buon governo. Cattaneo, infatti, considerò il libero commercio essenziale e fu contrarissimo al protezionismo, come lo fu Cavour, molto aperto al libero scambio.

Indubbiamente l’aumento della libera circolazione delle merci, dei denari e delle persone è stato uno dei fattori decisivi della crescita economica e sociale. Ora anche la sola parola “dazi” ha spaventato i mercati e le popolazioni, per la preoccupazione che stia iniziando una fase di economia di guerra economica. Invece bisogna fare ogni sforzo razionale per evitare ogni forma di guerra anche economica.

Innanzitutto occorre studiare le misure varate dagli USA, come sono costruite, a che cosa rispondano davvero.Nella conferenza stampa del 2 aprile scorso, il Presidente Trump ha mostrato un tabellone nel quale ha evidenziato i nuovi dazi degli USA come risposta ai dazi delle varie parti del mondo.

Ma come sono stati calcolati questi presunti dazi delle varie aree o Stati del mondo? In effetti, in vari casi, non si tratta di dazi dei singoli Stati del globo o della UE, ma frequentemente di diversi calcoli che non fanno riferimento a tariffe imposte alle importazioni di merci USA per i singoli Paesi: si tratta, invece, di calcoli relativi al rapporto fra le quantità di importazioni ed esportazioni USA verso i singoli Stati o organismi come la UE.

I calcoli attribuiti dal Presidente USA a presunti dazi della UE non riflettono necessariamente politiche e comportamenti sleali, ma più spesso le differenze di competitività commerciali tra i vari prodotti e le diverse economie nazionali.

Quindi quelle USA sono scelte innanzitutto politiche, anche se con effetti immediatamente economici che comportano rischi di incremento dell’inflazione e di rallentamento dello sviluppo economico fino alla recessione.

L’obiettivo, invece, da raggiungere è la libertà dei commerci in un quadro di certezza e di stabilità di regole giuridiche eque e concordate, evitando l’escalation delle guerre commerciali.Appartiene alla UE la competenza giuridica di negoziare con gli USA in merito ai dazi e ai commerci reciproci.

Molto importante sarà, quindi, anche la compattezza dell’Unione Europea nelle trattative con gli USA.Nel frattempo occorre che, per le rispettive competenze, la UE e i singoli Stati favoriscano maggiormente gli investimenti, le produzioni e l’occupazione.Le politiche fiscali sono ancora di competenza degli Stati che sono anche fra loro in concorrenza nella UE.

Quindi sono indispensabili ed urgenti anche misure nazionali che favoriscano gli stabili investimenti produttivi sia del risparmio, sia degli utili delle imprese, sostenendo i fattori produttivi a cominciare dall’energia, i cui costi stanno iniziando a scendere in questi primissimi giorni di dazi USA, ma continuano ad essere eccessivamente alti in Italia.

Insomma, i nuovi dazi USA debbono rappresentare anche un forte stimolo alla UE e all’Italia per consistenti semplificazioni normative e burocratiche, per favorire più incisivamente lo sviluppo e l’occupazione, consapevoli, con Luigi Einaudi, che «la pianta della concorrenza non nasce da sola, non è un albero secolare che la tempesta furiosa non riesca a scuotere; è un arboscello delicato il quale deve essere difeso con affetto contro le malattie dell’egoismo e degli interessi particolari e sostenuto attentamente contro i pericoli che d’ogni parte del firmamento economico lo minacciano».

* Presidente Associazione Bancaria Italiana

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