I dati

Conto alla rovescia per finanziare gli obiettivi sostenibili entro il 2030

Le riduzioni negli aiuti internazionali minacciano assistenza sanitaria e emergenze in Paesi fragili

di Lab24

2' di lettura

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3.400 miliardi di euro. È questo l’enorme deficit annuale di finanziamento che il mondo deve colmare per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite entro il 2030.

All’inizio di luglio, a Siviglia, durante la Quarta Conferenza Internazionale sul Finanziamento allo Sviluppo, è stato approvato un pacchetto di 130 riforme e azioni – noto come Compromesso di Siviglia – con l’obiettivo di ridurre questo divario.

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Tuttavia, in un contesto segnato da crescenti conflitti e da sempre più barriere politiche e commerciali, le prospettive di un reale rilancio del sostegno economico al Sud del mondo appaiono sempre più deboli.

Uno dei segnali più preoccupanti è arrivato dagli Stati Uniti, che non solo hanno rifiutato di firmare il documento finale, ma hanno anche disertato la conferenza. Un’assenza significativa, considerando che per decenni gli USA sono stati il principale donatore mondiale di aiuti pubblici allo sviluppo, contribuendo con una quota compresa tra il 25% e il 30% del totale globale.

Questa scelta non è del tutto inaspettata: segue infatti il drastico taglio del 92% dei fondi destinati all’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) deciso dall’amministrazione Trump.

Il disimpegno non riguarda solo Washington. Negli ultimi mesi anche Belgio, Francia, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera e Regno Unito hanno annunciato riduzioni significative nei bilanci destinati agli aiuti esteri.

Alla base di questi annunci vi è spesso la volontà di aumentare la spesa militare, in risposta al nuovo scenario geopolitico europeo.

Nel 2024 l’aiuto pubblico allo sviluppo da parte dei Paesi sviluppati è così diminuito del 9% in termini netti, mentre le prime stime OCSE per il 2025 indicano un’ulteriore contrazione compresa tra il 9% e il 17%.

Secondo le stime di Oxfam, tra il 2024 e il 2026 i Paesi del G7 – responsabili di circa tre quarti dell’aiuto pubblico globale – avranno ridotto del 28% i fondi da essi destinati allo sviluppo del Sud Globale.

TREND STORICO E PREVISIONE FUTURA DEGLI AIUTI PUBBLICI ALLO SVILUPPO PER SETTORE

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I tagli colpiranno duramente settori cruciali come la sanità, mettendo a rischio programmi fondamentali quali quelli per la lotta all’HIV. Tra i Paesi più colpiti, Kenya, Mozambico, Uganda, Sudafrica e Tanzania, i principali beneficiari degli aiuti pubblici allo sviluppo destinati al settore sanitario.

Anche gli interventi umanitari d’emergenza subiranno gravi contrazioni, con la cancellazione di fondi destinati a popolazioni in fuga da conflitti come quelli nella Repubblica Democratica del Congo o in Sudan.

L’obiettivo 17 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite prevede che i Paesi OCSE destinino almeno lo 0,7% del loro reddito nazionale lordo agli aiuti pubblici allo sviluppo. Oggi a livello aggregato siamo fermi allo 0,33%, e solo pochi Paesi – Norvegia, Germania, Lussemburgo, Svezia e Danimarca – superano la soglia prevista.

Eppure, mai come ora questi fondi sarebbero essenziali: in un mondo segnato da un debito crescente, 3 miliardi di persone vivono in Paesi che spendono più per pagare gli interessi sul debito che per garantire sanità o istruzione.

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