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Titoli di Stato sotto tiro
Non si arresta l’ondata di vendite sul segmento dei governativi. Perché? Ne parliamo con Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet AM
Ascoltalo oradi NinoAmadore
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L’ultima bolletta elettrica, a luglio, è stata di circa 100mila euro: il doppio rispetto a un anno prima. Ma il brutto deve ancora venire perché a partire da gennaio 2023 la bolletta mensile rischia di schizzare a 400mila euro. Il tutto a consumi invariati, ovviamente. Fate un po’ i conti. Perché Sergio Messina, direttore generale della Joeplast con stabilimento a Casteltermini in provincia di Agrigento, un fatturato di 38 milioni (70% export) e 110 dipendenti, i conti li ha fatti eccome. Per non parlare del metano: «Prima pagavamo 4.000 euro al mese – dice – ora ne paghiamo 40mila a consumi invariati». Ed è, questa, la condizione di un’azienda che (almeno per il 2022) si può persino dire fortunata, diciamo così: «Avevamo fatto a ottobre dell’anno scorso con Enel un contratto con i prezzi bloccati – racconta Messina – . Un contratto che prevedeva un costo di 0,095 euro a chilovattora a fronte di un costo precedente che era di 0,045 euro a chilovattora: più del doppio. Era previsto il diritto di recesso che Enel ha ovviamente esercitato e quindi dal 2023 cambia tutto». In pratica dall’anno prossimo l’azienda entrerà nel mercato libero con prezzi completamente differenti anzi molto più alti: «Oggi il prezzo a chilovattora nel mercato libero è di 0,40 euro. Noi consumiamo 8 milioni di chilovattora l’anno» dice Messina. Una situazione che andrà a inficiare l’abbassamento del costo delle materie prime che già in questo settore si comincia a vedere «perché l’unica cosa che possiamo fare è scaricare sul prodotto finale l’aumento dei prezzi dell’energia».