Conti pubblici

Conti, opzione scostamento ma dalla Ue è subito stop

Giovedì in Aula la risoluzione sul Documento con l’ipotesi di deficit per aiuti. Bruxelles avverte: i Paesi in procedura rispettino le raccomandazioni

di Gianni Trovati

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Nel capitolo dedicato ai «progressi compiuti per rispettare il percorso di spesa netta raccomandato dal Consiglio Ue», il Documento di finanza pubblica descrive un quadro ordinario; nel quale i conti del 2026 dovrebbero riuscire a ottenere il bollino di Bruxelles mentre, a meno di novità nei calcoli di ottobre, la prossima legge di bilancio sarebbe chiamata a tagliare circa 3,2 miliardi per rispettare la traiettoria concordata con la Ue (Sole 24 Ore di ieri).

Nella realtà dell’economia e nel dibattito politico si susseguono invece gli allarmi sulle conseguenze dello stallo di Hormuz e sull’esigenza di nuove misure di aiuto. Le due dimensioni hanno cominciato a entrare in conflitto. E la temperatura torna a scaldarsi sulla linea Roma-Bruxelles.

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Alla vigilia dell’esame parlamentare del Dfp, che inizierà lunedì, vedrà martedì sera l’audizione del ministro dell’Economia Giorgetti e giovedì il voto in Aula con le risoluzioni, si intensifica il dibattito sullo scostamento «non escluso» dalla premier Meloni e dallo stesso titolare dei conti.

A rilanciare il dossier è stato ieri il ministro Salvini. Che non mette cifre sul tavolo perché «i conti li fa Giorgetti», ma chiede un via libera «per spese economiche e sociali allo stesso scostamento di diversi miliardi» che la Ue consente per la guerra. La risposta arriva a stretto giro.

«I Paesi in procedura per disavanzo eccessivo dovrebbero rispettare il percorso correttivo raccomandato dal Consiglio», fa sapere un portavoce della Commissione. E oltre a certificare che per quest’anno di uscita dalla procedura non si parla, il Dfp conferma che i margini 2026 di aumento della spesa primaria netta sono già stati assorbiti. E che anzi, per lo sforamento creato l’anno scorso dal Superbonus (aumento dell’1,9% anziché dell’1,3%), l’incremento cumulato dal 2024 supera di sei decimali il tracciato concordato con la Ue; ma si confida in una valutazione comunque positiva grazie al «profilo discendente del deficit».

Uno scostamento rimetterebbe in discussione anche questa parabola del disavanzo. Perché nessuno si sbilancia più di tanto sui numeri, ma è opinione comune che la leva dell’extradeficit sarebbe mossa per valori importanti, intorno al punto di Pil. Sul tema, al Mef le bocche sono ovviamente cucite, ma è difficile immaginare una battaglia di questo tipo per somme molto più leggere.

In ogni caso la decisione deve ancora prendere forma. Ma è destinata a iniziare ad affacciarsi nella risoluzione di maggioranza al Dfp, che giovedì prossimo evocherà quanto meno l’opzione dell’extradeficit fra gli strumenti a cui il Governo potrà mettere mano per sostenere «i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese» ricordati da Giorgetti nella premessa al Dfp. Forte di questa indicazione, il Governo potrebbe chiedere l’autorizzazione al deficit aggiuntivo alle Camere in un secondo momento, magari dopo le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin in programma a Bruxelles il 4 e 5 maggio.

La cautela a Via XX Settembre è obbligatoria, ed è anche motivata dalle cifre dello stesso Dfp. Che mostra come l’effetto Hormuz si sia già fatto sentire anche sulla spesa 2026 per gli interessi sul debito, calcolata ora a 94,934 miliardi: 3,2 miliardi in più di quanto stimato a ottobre scorso (fra 2026 e 2028 la spesa aggiuntiva è di 7 miliardi). A pesare è l’inflazione, che aumenta le cedole dei titoli indicizzati, e soprattutto il rialzo dei rendimenti (50 punti base sul decennale, contro i 35 tedeschi, i 38 spagnoli e i 42 francesi) rispetto al 27 febbraio, vigilia dell’attacco all’Iran. Ma su questo calendario pende un’incognita.

Il 1° maggio, venerdì prossimo, scade infatti la proroga del taglio alle accise sui carburanti. Ai livelli di ieri, l’addio allo sconto porterebbe il gasolio a 2,31 euro medi al litro, cioè ai massimi storici. Ma al momento sui tavoli dei tecnici non ci sono bozze di un nuovo decreto. C’è ancora qualche giorno di tempo, per vedere come si muovono i listini: e, forse, per trovare nuove coperture, in una caccia che però si fa sempre più difficile.

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