Il largo consumo confezionato
Questa contraddizione sembra riflettersi in alcuni segnali, registrati in particolare nel mondo del largo consumo confezionato: «Se guardiamo le vendite di prodotti per la cura della casa, non vediamo un rallentamento, anzi – spiega Christian Centonze, Food Industry Director di Nielsen -: i brand che hanno lavorato sulla riduzione della plastica nel packaging, o su un’origine più naturale degli ingredienti, sono andati molto bene. Ma è sull’alimentare che riscontriamo un cambiamento di rotta significativo». All’interno del comparto dei freschi (che vale oltre 40 miliardi di euro in Italia) Nielsen ha rilevato che la percentuale di fatturato rappresentata dai prodotti confezionati è passata dal 37,5% pre-Covid al 42,9% attuale.
«Questo ci dimostra che la sostenibilità in sé non perde valore nella sensibilità dei consumatori – osserva Centonze -. Ma nel momento in cui entra in conflitto con quella che può essere anche solo una percezione di sicurezza alimentare, allora passa in secondo piano». Il ritorno a una situazione pre-Covid potrebbe richiedere molto tempo: «Il largo consumo è un mondo fatto di abitudini - spiega -. Se ora i consumatori tornano ad acquistare, ad esempio, prodotti confezionati o monouso, ci vorrà del tempo per tornare ai comportamenti precedenti».
I tempi del ritorno alla normalità
Anche secondo Erika Andreetta, partner PwC e responsabile del settore Retail&Consumer Goods, i tempi di un “ritorno alla normalità” non saranno brevi: «Potrebbero volerci anni perché la sostenibilità torni tra le priorità dei consumatori – spiega -. In base a una nostra ricerca condotta a maggio a Roma e Milano, il 57% dei consumatori ha registrato un calo dei propri redditi e il 44% prevede di ridurre le proprie spese nei prossimi mesi. Le priorità indicate sono sicurezza, distanziamento sociale, salute, benessere fisico e mentale. Torneremo alle nostre abitudini, probabilmente, ma credo sia necessario l’intervento delle istituzioni per orientare le persone, con politiche e incentivi, verso consumi più consapevoli».
Più ottimista Marco Zanardi, presidente di Retail Institute Italy: «La sostenibilità è un processo irreversibile – dice – trasversale a tutte le categorie di beni, dall’alimentare all’abbigliamento, dai mobili alle auto. Certo, con il lockdown e la crisi economica ha perso la spinta che aveva precedentemente, ma ci aspettiamo un recupero, sebbene con due orizzonti temporali differenti. Nei prossimi 6-12 mesi ci sarà un rallentamento, ma questo darà il tempo alle aziende per ristrutturare e adeguare l’offerta, perché la sostenibilità non è soltanto una leva di marketing: è un sistema che investe tutti i processi aziendali, dalla produzione alla logistica, alla vendita».
La sfida
Sarà una delle sfide dell’industria e della grande distribuzione che, proprio sulla sostenibilità, possono giocarsi la partita del futuro per un’offerta di qualità e valore contro un’offerta che fa leva sul prezzo. Del resto, osserva Centonze di Nielsen, la recessione del 2008 ha dimostrato che le grandi crisi economiche tendono a polarizzare i consumi, favorendo le fasce «premium» e quelle low cost. Il boom del biologico, del chilometro zero, dell’italianità, sono esplosi proprio dopo il 2008.