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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
Ascoltalo oradi Giovanna Mancini
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Poche cose come i carrelli della spesa (fisici o virtuali) dei consumatori sono in grado di rendere l’immagine del prima e dopo segnati dall’emergenza Covid-19.
Perché si fa presto a dire «ripartiamo dalla sostenibilità»: per quanto sensibili al tema, al momento della scelta di un prodotto piuttosto che un altro, oggi gli italiani devono fare i conti con un ribaltamento delle priorità che vede al primo posto il bisogno di sicurezza sanitaria e al secondo il risparmio economico – con buona pace delle battaglie contro prodotti e confezioni in plastica monouso, contro gli sprechi alimentari o lo sfruttamento dei lavoratori.
Così, inevitabilmente, quel “macrotrend” legato ai temi della sostenibilità (ambientale o sociale) che negli ultimi anni ha pervaso tutto il mondo dei beni di consumo - sia dal lato della domanda, sia dal lato dell’offerta - sembra aver subito una decisa battuta d’arresto.
«È come se ci trovassimo sospesi tra due forze contrapposte - osserva Raffaella Cagliano, docente di People Management and Organization al Politecnico di Milano -. Da una parte la pandemia ha aperto una riflessione a tutti i livelli, dalla politica all’industria, fino ai singoli individui, sulla necessità di rivedere alcuni modelli della nostra società, che si sono rivelati non sostenibili. Dall’altro però, in questo momento di grande difficoltà e incertezza economica, le imprese sono meno disponibili a investire su questo fronte e i cittadini meno disposti a spendere per acquistare prodotti più etici o ecologici».
Tuttavia la direzione è quella, afferma Cagliano, e nel medio-lungo termine il percorso riprenderà, spinto dalle istanze di una nuova generazione profondamente sensibile a questi temi, oltre che da logiche di profitto, da parte delle imprese.