Consulenza finanziaria: per clienti e operatori è essenziale il fattore umano
Una ricerca di Vanguard mostra l’evoluzione in Italia del rapporto che privilegia la fiducia
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Il futuro della consulenza sta nella capacità di sincronizzare priorità e percezioni di clienti e consulenti. Dall’indagine “Client Connect: The Vanguard Advice Survey 2026”, condotta su oltre mille investitori e duecento professionisti in Italia, emerge un quadro fatto di profonde intese sul valore umano della professione, ma anche di distanze sulle priorità di servizio.
I punti di incontro
Il dato di partenza è estremamente positivo: i clienti percepiscono che il proprio consulente generi un “alfa” (valore aggiunto) del 5,7% annuo. Come spiega Fabrizio Zumbo, Senior specialist dell’advisory research centre di Vanguard, «questo dato supera il 3% stimato dai nostri modelli tecnici, perché include una fondamentale componente emotiva e di tempo. La consulenza, infatti, si traduce in fiducia nel raggiungimento degli obiettivi (74,4%) e in serenità psicologica (74,1%)».
Su questo aspetto relazionale, l’accordo tra le parti della consulenza è totale: il 91% dei clienti e il 100% dei consulenti ritengono fondamentale il fattore umano. Zumbo sintetizza questo concetto sottolineando la necessità di passare dal concetto di “Asset under management” a quello di “Humans under management”, ricordando ironicamente che la tecnologia non potrà mai sostituire l’empatia o l’ascolto attivo.
Anche sul supporto comportamentale c’è grande sintonia: l’aiuto per evitare decisioni dettate dal panico è considerato cruciale e con un impatto positivo dal 79,8% degli investitori e dal 97% dei consulenti. Entrambi i gruppi stimano che questo affiancamento abbia evitato perdite a due cifre (-11,3% per i clienti, -16% per i consulenti) negli ultimi tre anni di volatilità.
I cortocircuiti della relazione
Nonostante l’ottima sintonia emotiva, quando si scende sul piano pratico emergono divari preoccupanti, i cosiddetti “disconnect”. Il primo riguarda le priorità assolute: per gli investitori, le tre cose più importanti sono la trasparenza sulle commissioni (20,6%), i costi degli investimenti (19,8%) e la personalizzazione (18,7%). Zumbo definisce una “brutta notizia” il fatto che i consulenti non inseriscano i costi e la personalizzazione nemmeno nella loro “top 5”, convinti che la loro dote migliore sia la “capacità di comunicare in modo chiaro”. Ignorare i costi è un errore strategico: Zumbo ricorda che le commissioni agiscono come un interesse composto al contrario, e soluzioni a basso costo possono portare a un portafoglio superiore anche del 26% su un orizzonte di vent’anni.








