Il caso

Consolato americano a Milano, la società americana risarcisce i lavoratori con 30 milioni

Dopo l’inchiesta per caporalato della procura, la Caddell accetta un accordo con l’amministratore giudiziario

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Un risarcimento monstre: 30 milioni per i lavoratori sfruttati nei cantieri milanesi del consolato americano. Lo prevede l’accordo firmato dalla procura di Milano, la multinazionale Caddell e l’amministratore giudiziario posto dal Tribunale ai vertici dell’impresa di costruzioni dopo l’inchiesta per caporalato. È storicamente la più grossa transazione avvenuta in Italia (con un approccio giudiziario mai utilizzato prima in Europa).

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Il gruppo edile americano, la cui sede si trova in Alabama, è stato commissariato lo scorso giugno. Il quadro investigativo ricostruito dal procuratore Paolo Storari, col supporto del gruppo Nil dei Carabinieri di Milano, ha permesso di raccontare cosa accadeva davvero nel quartiere del Portello a Milano: i lavoratori, gestiti per conto della Caddell da un’intermediaria turca e portati dall’India a Milano, sono stati costantemente sfruttati, con stipendi fittizi da cui veniva invece decurtato il costo del vitto, dell’alloggio e della quota da restituire al caporale. La vita nel cantiere è stata segnata da maltrattamenti e minacce, come riportato dalle tante testimonianze dirette raccolte dagli inquirenti.

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Dopo l’inchiesta, il gip ha imposto su richiesta della procura l’amministrazione giudiziaria, strumento che serve a “ripulire” la filiera dall’illegalità e a costringere l’impresa capofila a dotarsi di più efficaci sistemi di controllo.

Il punto di svolta

Adesso, dopo 4 mesi, sembra arrivato il punto di svolta, con un accordo che prevede l’esborso da parte dell’impresa di oltre 30 milioni per risarcire i lavoratori dei danni subiti, da quelli materiali a quelli morali. Si parla di una media di 50mila euro a lavoratore (con punte di 90mila euro). Tutti i lavoratori dei cantieri, circa 450, saranno coinvolti in questo maxi risarcimento, anche quelli licenziati prima dell’inchiesta (esplosa nel giugno 2026), a cui sarà riconosciuta l’indennità di disoccupazione. Intanto sono stati concessi 50 naspi e 250 permessi di soggiorno.

Così recita la lettera formale della società : «autorizziamo l’Amministratore Giudiziario Francesco Brigatti, fin da ora, a disporre dei fondi per effettuare i pagamenti ai dipendenti a titolo di compenso per lavoro straordinario, rimborso spese alloggio e risarcimento dei danni morali, fino a concorrenza dell’importo complessivo di 19.730.126 euro». Il resto delle risorse messe sul piatto sarà versato all’Inps e all’Inail.

I lavoratori, prevalentemente di nazionalità indiana, potranno accedere al risarcimento firmando l’accordo entro la fine di febbraio 2027.

Prosegue l’azione sul piano penale

Un eventuale processo per caporalato proseguirà, gli aspetti penali esulano da questo accordo. Tuttavia viene sottolineato che i due principali indagati «Ulas Demir e Aji Appukuttan (finiti in custodia cautelare in carcere, ndr), hanno sostenuto e fortemente incoraggiato la realizzazione delle misure rimediali». Il che in qualche modo fa presagire il superamento delle accuse, oltre che, in prospettiva, dell’amministrazione giudiziaria.

«La notizia del risarcimento dei lavoratori è un grande risultato, frutto di una strategia della procura di Milano sostenuta dall’attività quotidiana delle organizzazioni sindacali, che in questa nuova fase devono ridisegnare i propri strumenti di intervento per essere maggiormente efficaci e allargare gli spazi di legalità», commenta Luca Stanzione, segretario generale della Cgil di Milano.

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