Il trend

Congelamento degli ovuli, l’Italia (e il Sud) pioniera in Europa. Come si comportano gli altri Paesi

Con il calo della natalità e l’aumento dell’età media alla prima maternità, cresce in Europa l’interesse per il social freezing, il congelamento degli ovociti per ragioni non mediche

di Silvia Martelli

5' di lettura

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Mentre la natalità in Europa continua a scendere, alcuni Paesi iniziano a guardare con interesse al social freezing, ovvero la possibilità per le donne di congelare i propri ovociti in giovane età per posticipare la maternità. In questo contesto, l’Italia – e in particolare la Puglia – offre un raro esempio di intervento pubblico in un settore ancora prevalentemente privato. Ma cosa succede negli altri Paesi europei?

In Italia il social freezing resta privato

In Italia, il congelamento degli ovociti per motivi non medici resta una pratica prevalentemente privata, fatta eccezione per una sperimentazione pubblica pionieristica avviata nel 2024 dalla Regione Puglia. Di fronte a una natalità in costante calo — con solo 379mila nati nel 2023, il minimo storico — e a un’età media alla prima maternità che ha superato i 32 anni, il tema della fertilità differita sta assumendo un’importanza sempre maggiore. Tuttavia, l’accesso alla crioconservazione degli ovociti rimane, nella maggior parte dei casi, un’opportunità riservata a pochi.

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Nel nostro Paese, la legge consente la conservazione dei gameti sia per motivi medici — come nel caso di terapie oncologiche o patologie ginecologiche — sia per ragioni non mediche, definite “sociali”, cioè il desiderio di posticipare la maternità. Tuttavia, il Servizio Sanitario Nazionale copre esclusivamente i casi medici, mentre il social freezing è lasciato alle dinamiche di mercato, con un costo complessivo che, tra stimolazione ormonale, esami, prelievo e conservazione per alcuni anni, può superare i 4mila euro.

La Puglia sperimenta il rimborso per le giovani donne

In questo quadro, la Puglia si è distinta come prima Regione italiana a introdurre un programma di rimborso per il social freezing. Il progetto, deliberato nel marzo 2024, prevede uno stanziamento iniziale di 900 mila euro, rivolto a donne residenti tra i 27 e i 37 anni con un ISEE inferiore a 35 mila euro. Ogni beneficiaria può ottenere un contributo pubblico fino a 3 mila euro per coprire i costi della procedura di prelievo e congelamento ovocitario, effettuata in centri autorizzati, pubblici o privati convenzionati.

Una misura mirata a dare alle donne la libertà di scegliere se e quando diventare madri, senza che il fattore economico o l’orologio biologico siano un ostacolo. Il programma pugliese rappresenta una novità assoluta in Italia e ha già attirato l’interesse di altre Regioni, ma resta per ora un caso isolato.

Nessun monitoraggio nazionale, pochi dati ufficiali

Non esistono statistiche ufficiali a livello nazionale sul numero di donne che scelgono di congelare gli ovociti per motivi sociali. Tuttavia, i principali centri privati di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), soprattutto nel Nord Italia, registrano un aumento significativo della domanda, in particolare da parte di donne tra i 30 e i 35 anni, spesso spinte da ragioni professionali, mancanza di un partner stabile o semplice desiderio di posticipare la maternità.

Il Ministero della Salute pubblica annualmente i dati sui cicli di PMA, ma non distingue tra motivazioni mediche e sociali per il congelamento ovocitario. Inoltre, manca un registro nazionale degli ovociti congelati, rendendo difficile qualsiasi monitoraggio sull’efficacia a lungo termine della tecnica.

Accesso diseguale e assenza di una strategia nazionale

Il sistema sanitario italiano garantisce i trattamenti di PMA a carico del pubblico solo a coppie eterosessuali con problemi di fertilità certificati, escludendo quindi single e coppie omosessuali, che devono rivolgersi al privato o all’estero. Anche il congelamento degli ovuli rientra in questa logica selettiva.

Nel contesto europeo, l’Italia si colloca tra i Paesi con maggiore restrizione nell’accesso alla riproduzione assistita pubblica, e nessuna misura nazionale è al momento prevista per il social freezing.

Francia: legge bioetica sì, ma poche risorse

Nel 2021, la Francia ha introdotto una riforma storica con la legge di bioetica che permette il congelamento degli ovociti senza giustificazione medica, per tutte le donne tra i 29 e i 37 anni. Una svolta, se si considera che prima del 2021 solo le donne con patologie (come il cancro) potevano accedere a questa tecnica.

Tuttavia, l’iniziativa è stata definita una “promessa senza mezzi”. Il congelamento degli ovuli ha un costo che può arrivare a 3 mila euro, a cui si aggiungono le spese per la stimolazione ormonale e le analisi preliminari. Secondo il portale Service-Public.fr, la Securité Sociale rimborsa la fase di prelievo ma non copre i costi di conservazione, rendendo il processo economicamente oneroso.

A fine 2023, oltre 20 mila donne avevano già richiesto di congelare i propri ovociti. Tuttavia, il dibattito pubblico resta acceso: Emmanuel Macron ha parlato di un necessario “réarmement démographique”, ma la misura è stata criticata dalla sinistra e da associazioni femministe per la mancanza di politiche strutturali reali a sostegno della genitorialità.

Spagna: forte aumento della domanda, ma resta un trattamento privato

In Spagna, il social freezing è in piena espansione. Secondo Elisa Gil, segretaria della Società Spagnola di Fertilità e ginecologa presso la clinica IVI di Saragozza, negli ultimi anni c’è stato un “vero e proprio punto di svolta”.

“Fino a cinque anni fa le donne arrivavano tardi, spesso intorno ai 39 anni. Ora il profilo è cambiato: il 20-30% delle nostre consultazioni riguarda donne tra i 30 e i 34 anni che vogliono preservare la propria fertilità”, spiega Gil.

Il congelamento degli ovuli in Spagna ha un costo medio di 2mila euro, più 500-1.000 euro per i farmaci. Anche qui, si tratta di un trattamento esclusivamente privato, fatta eccezione per i casi medici (come l’endometriosi o le terapie oncologiche), che in alcune strutture pubbliche possono essere coperti.

Durante le elezioni regionali in Galizia, il Partido Popular ha proposto l’inserimento della tecnica nel servizio sanitario regionale, ma secondo Gil, “la misura non è ancora stata implementata per problemi logistici”.

Repubblica Ceca: boom della domanda, ma solo per chi può permetterselo

La situazione in Repubblica Ceca è ancora più marcata. Secondo i dati ufficiali, nel 2020 erano nati 3mila bambini da ovociti congelati, contro gli 894 del 2010. Le cliniche private, come Unica Praha e Prague Fertility Centre, registrano rispettivamente un aumento del 300% e del 100% nelle richieste di egg freezing.

Ma il trattamento è interamente privato, con costi compresi tra 2 mila e 2.500 euro, a eccezione dei casi oncologici, coperti dallo Stato dal 2022.

Politicamente, solo la leader di TOP 09, Markéta Pekarová Adamová, ha proposto di includere parzialmente la crioconservazione sociale tra le prestazioni rimborsabili. Tuttavia, la misura non è mai stata discussa in parlamento, e l’interesse politico sul tema resta marginale.

Intanto, il Paese affronta una crisi demografica profonda: nel 2024 sono nati 84.311 bambini, il numero più basso dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il tasso di fertilità è sceso a 1,37 figli per donna.

Un’Europa a diverse velocità

Il quadro che emerge è chiaro: la crioconservazione degli ovociti per motivi sociali è in crescita ovunque, ma l’accesso al trattamento dipende fortemente dalle condizioni economiche individuali e dalle scelte politiche nazionali o regionali.

La Puglia, con il suo progetto pilota, rappresenta un caso unico in Europa di intervento pubblico mirato alla fertilità sociale. Un piccolo fondo, certo, ma che apre la strada a una possibile nuova stagione di politiche riproduttive più inclusive.

“Non stiamo obbligando nessuna donna a diventare madre”, dice la dottoressa Gil, “ma vogliamo aiutare quelle che lo desiderano a farlo, quando sarà il momento giusto per loro”.

Un messaggio che riecheggia oltre i confini nazionali, in un’Europa che cerca nuove strategie per affrontare il grande nodo demografico del futuro.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse” con il contributo di Petra Dvořáková (Deník Referendum, Repubblica Ceca), Laura López Camacho (El Confidencial, Spagna) e Francesca Barca (Voxeurope, Francia)

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