Conflitti in azienda, come trasformare le tensioni in risorse attraverso negoziazione e Hr
Il conflitto è intrinseco nelle organizzazioni e richiede un approccio consapevole per valorizzare le diversità e migliorare la performance collettiva
di Luca Brambilla* e Valentina Figna**
4' di lettura
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Una ricerca condotta da MyPerfectResume durante la pandemia (2021) ha rilevato che l’80% dei lavoratori ha vissuto conflitti sul posto di lavoro, e il 39% ha riferito di aver pensato di lasciare o di aver effettivamente lasciato l’azienda a seguito di tali conflitti.
Lo dicono i dati: il conflitto è un elemento connaturale alle dinamiche relazionali. Avviene ogniqualvolta vi sia una divergenza di interessi, e dunque, potenzialmente, in ogni momento della vita. Il conflitto di per sé non è un male, tutto dipende da come viene gestito. Alcuni conflitti vengono subito assorbiti, altri degenerano in dinamiche disfunzionali, altri ancora esplodono trasformandosi in scontri aperti. La negoziazione nasce proprio con questo scopo: sciogliere i conflitti valorizzando gli interessi.
Il conflitto: il grande rimosso delle organizzazioni
L’aura oscura che permea il termine conflitto – e di conseguenza la negoziazione – deriva in parte dalla sua diretta associazione a fenomeni come il litigio, lo scontro e, in ultima analisi, la guerra. Occorre invece ribaltare il paradigma: colui che negozia non fa la guerra ma, al contrario, tenta di costruire la pace. Chi affronta il conflitto non cerca il diverbio, bensì lo previene prima che deflagri. Come dicevano i latini “Si vis pacem, para bellum” (“Se vuoi la pace, prepara la guerra”). Così come sarebbe ingenuo governare un paese non contemplando l’esistenza della guerra, non è ragionevole guidare un’azienda senza considerare il conflitto.
Eppure, da una ricerca è emerso che solo il 26% dei professionisti intervistati si sentiva adeguatamente formato per gestire i conflitti tra colleghi (Kfouri & Lee, 2019). Ma prima ancora che insegnato, il conflitto va identificato: esso rappresenta ancora un tabù all’interno delle organizzazioni, un “non detto” che necessita di essere portato alla luce. È continuo oggetto di discussione tra i corridoi aziendali ma raramente trova spazio in riviste, libri e pubblicazioni che trattano di leadership e management. Il dibattito continua a portare alla ribalta concetti positivi che spaziano dal team building alla valorizzazione delle persone, dall’inclusione alla collaborazione. Una visione ottimistica che rischia di diventare utopistica perdendo contatto con la realtà.
Insomma, i contrasti sono intrinseci nelle dinamiche lavorative. Le aziende promuovono sistemi di misurazione della performance che, sebbene non esplicitino il conflitto, lo stimolano attraverso il linguaggio e gli strumenti adottati. Il confronto con la curva gaussiana, nota a chi si occupa di statistica, rende palese l’impossibilità di posizionarsi tutti nella medesima fascia d’eccellenza, generando inevitabilmente tensioni. Questa ambivalenza è uno dei punti su cui iniziare a ragionare per avere una strategia che integri il conflitto nella sua accezione positiva.








