Decarbonizzazione

Confindustria: ultima chiamata per la riforma Ets, dieci proposte per un sistema equo

La missione degli industriali italiani a Bruxelles

di Antonio Pollio Salimbeni

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - «È un grido d’allarme, siamo all’ultima chiamata: se non si rimettono le mani sul sistema Ets non lo faremo più e fra dieci anni ci sarà poco su cui rimettere le mani. L’industria italiana è a favore della decarbonizzazione, ma questa deve essere equa e in linea con gli obiettivi del mercato unico europeo, ciò non può avvenire se vengono chiesti sforzi che tecnicamente ed economicamente non sono sostenibili, una situazione che per molti settori significa morire o buttarsi in un burrone». Questa la posizione di Confindustria espressa dal vicepresidente per l’energia Aurelio Regina sulla revisione del sistema di scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra, che la Commissione Ue presenterà a luglio per ridurre la volatilità del prezzo della Co2, attenuare l’impatto sui prezzi dell’elettricità e i costi nelle filiere industriali.

Tra le dieci proposte definite da Confindustria per riformare il sistema Ets, la limitazione del prezzo delle quote agendo sulla riserva per la stabilità del mercato anche fissando un tetto al prezzo della Co2; esclusione degli operatori puramente finanziari dalla partecipazione alle aste; revisione dei “benchmark” dell’Ets; blocco della riduzione delle quote gratuite; meccanismi di sostegno alla decarbonizzazione con risorse da reperire con un fondo comune europeo; blocco temporaneo dell’Ets marittimo; ulteriore rinvio dell’Ets 2 per evitare impatti insostenibili per piccole imprese e famiglie. Regina, il presidente di Federacciai Antonio Gozzi e il presidente di Assocarta Lorenzo Poli hanno incontrato la stampa a Bruxelles, dove hanno avuto vari incontri istituzionali.

Loading...
Energia, l'appello di Federbeton: agire per competitività imprese

Regina ha indicato che l’industria italiana, che sta sostenendo le posizioni espresse dal governo a livello europeo sul sistema Ets, chiede «una revisione profonda del meccanismo adottato in Paesi che sono strutturalmente diversi dal punto di vista delle infrastrutture e della politica energetica: ciò crea asimmetrie non accettabili all’interno della stessa Unione europea, con un mercato unico che deve competere con Stati Uniti e Asia». In sostanza, «si tratta di garantire che il processo di decarbonizzazione sia compatibile con le esigenze dell’industria, sia effettivamente

sostenibile per le imprese e i cittadini». Con le crisi geopolitiche in corso e la chiusura dello stretto di Hormuz la revisione dell’Ets «è un passaggio determinante, viene chiesto a gran voce non solo dall’Italia ma anche da altri importanti Stati. Si tratta di garantire all’industria di sopravvivere, il sistema deve essere in linea con le potenzialità, con gli sviluppi tecnologici effettivi, perchè non si possono immaginare obiettivi non raggiungibili né industrialmente né economicamente. Per questo la revisione deve essere profonda: sarebbe molto grave se risultasse in qualche pannicello caldo, in piccoli cambiamenti, la revisione deve incidere sui meccanismi fondamentali del sistema Ets».

I settori italiani più esposti nella partita dell’Ets sono quelli energivori maggiormente esposti alla concorrenza internazionale (spesso sleale): acciaio, ceramica, carta, cemento. Regina ha ricordato che danno lavoro a oltre un milione di persone, rappresentano «la dorsale di base dell’economia, che ha un valore strategico in termini di sicurezza del sistema industriale. In Europa ciò significa non dover dipendere da altri sistemi economici. Un fattore di autonomia strategica, quindi».

Gozzi ha indicato che l’attuale sistema Ets penalizza i settori e le aziende virtuose: «La siderurgia italiana è la più elettrificata al mondo, il 90% dell’acciaio che produciamo è decarbonizzato e siamo i più grandi riciclatori d’Europa. Nello stesso tempo siamo penalizzati sul prezzo dell’energia: l’Ets è una tassa carbonica che aumenta le asimmetrie. Una vera politica industriale europea significa avere un mercato unico dell’energia, un mercato che però non esiste».

Per il presidente Assocarta Poli il percorso dell’Ets quale promotore fondamentale di decarbonizzazione per il settore carta «si è esaurito: quella italiana è la seconda manifattura del settore in Europa non grazie all’Ets, ma perché ha sviluppato una circolarità basa sulle materie prime riciclabili, un costo medio dell’Ets del 4% del fatturato non è sostenibile, porta a spegnere gli impianti attualmente al 75% delle capacità, soglia molto critica».

Il vero tema politico sul tavolo europeo, ha aggiunto Regina, «non è se decarbonizzare o meno, ma come finanziare i processi di decarbonizzazione: fissare obiettivi è relativamente semplice, determinare le condizioni economiche per raggiungerli è molto più difficile: gli obiettivi climatici al 2040 comportano investimenti per 1500 miliardi, uno sforzo senza precedenti nella storia dell’integrazione europea per cui occorre porsi la domanda sul modo in cui finanziare la transizione». Secondo Regina non basta neppure aumentare il prezzo del carbonio, ridurre le quote gratuite; non ha senso immaginare che il mercato finanziario privato intervenga sostenendo il peso della transizione: «Occorre una vera politica industriale europea dotata di strumenti finanziari adeguati”, occorre uno sforzo comune perchè “nessun paese da solo è in grado di sostenere tale sforzo». Di tale politica fa parte a pieno titolo il ricorso all’emissione di eurobond.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti