Congiuntura flash

Confindustria, economia in stallo: petrolio in calo ma inflazione e tassi salgono

L’analisi del Centro studi di viale dell’Astronomia: il turismo dall’estero è in brusca frenata

di Nicoletta Picchio

 Torna il super dollaro, petrolio sotto 74 dollari 

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Economia in stallo. È l’indicazione per il secondo semestre dell’anno del Centro studi di Confindustria. L’accordo per porre fine alla guerra in Iran è avvolto da molte incertezze, i transiti per Hormuz sono limitati. Anche se il prezzo del petrolio è tornato quasi a livelli pre guerra (74 dollari al barile il 24 giugno dal picco di 104 in media a maggio), l’inflazione rimane alta, sono saliti i tassi di interesse che frenano il credito e il turismo dall’estero è in brusca frenata. Il secondo trimestre sconta gli impatti della guerra, il terzo sarà in miglioramento. L’industria finora tiene e gli investimenti reggono grazie al Pnrr.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Inflazione e tassi

L’inflazione è salita a maggio, +3,2%, anche i prezzi core sono tornati a salire, +2,0%, e servirà tempo per vederli frenare. La Bce ha alzato i tassi a 2,25, i mercati si aspettano solo un altro 0,25 entro la fine del 2026.

Loading...

Investimenti difficili

Gli investimenti sono più difficili: le risorse del Pnrr ancora per qualche trimestre favoriranno gli investimenti, ma sono peggiorate le condizioni per investire e sono ridotte quindi le attese di crescita. L’aumento dei tassi sul credito, 3,56% medio ad aprile, frenerà il flusso dei finanziamenti, anche per investimenti. Inoltre a giugno la fiducia delle imprese risale poco e resta bassa.

Ad aprile gli occupati continuano a crescere, sostenendo i redditi delle famiglie, penalizzati dall’aumento dei prezzi. Le vendite al dettaglio sono diminuite di 0,3% in volume, a maggio gli acquisti di auto sono in flessione, Ciò potrebbe anticipare un calo dei consumi nel secondo trimestre.

L’industria tiene: ad aprile la produzione industriale è cresciuta dello 0,5%, la crescita acquisita nel secondo trimestre è +1,0 per cento. A maggio il PMI si è rafforzato in chiave espansiva, 52,9, lo scenario internazionale, dazi e guerra, resta il principale fattore di incertezza sul futuro.

L’export segna una battuta d’arresto: -2,8% ad aprile, ma nella media degli ultimi tre mesi resta in crescita. Dinamiche eterogenee: ancora positive negli Usa, in contrazione Medio Oriente, Turchia e Spagna. Trainano i prodotti in metallo, rallenta il farmaceutico, deboli il tessile-abbigliamento e i mobili.

La frenata del turismo

I servizi sono senza il traino del turismo. La guerra del Golfo ha fermato il boom, la spesa per viaggi di stranieri in Italia è in calo: -3,2% tendenziale in aprile. L’indice S&P Global PMI conferma una moderata flessione nei servizi.

La situazione in Europa

Nell’eurozona si evidenzia un calo dell’industria tedesca, la produzione industriale è scesa in Spagna, -0,5%, stabile in Francia e Germania, dove la variazione acquisita è -0,5 per cento. L’economia Usa è in crescita. La Cina è a due velocità: crescono export, +19,4% annuo a maggio, e produzione industriale, +4,5%, debole la domanda interna.

Il Centro studi dedica un focus al petrolio: il rischio di scarsità non è azzerato, l’estate sarà critica. I dati disponibili per il periodo marzo-maggio 2026 mostrano un crollo verticale dell’estrazione mondiale, 93,7 mbg da 107,3. La causa principale è la restrizione dei transiti nel canale di Hormuz, ma anche i danni ad alcuni impianti e i limiti nella capacità di stoccaggio di alcuni paesi. Nel breve-medio termine anche con la riapertura di Hormuz l’andamento della produzione sarà molto sotto la domanda a livello mondiale.

L’incognita petrolio

Secondo lo scenario elaborato da EIA si avranno ben 10 mesi di forte decumulo scorte, -5,2 mbg in media da marzo a dicembre, un evento raro. Gli impatti saranno differenziati: Ue, e ancora di più Cina e Giappone dipendono quasi interamente dalle importazioni di petrolio. L’utilizzo delle scorte disponibili e il freno ai consumi dettato dai prezzi alti dovrebbero essere sufficienti a superare la dinamica a U della produzione di petrolio, attesa scarsa fino a fine anno. Il momento più critico sarà l’estate 2026: se il traffico a Hormuz resterà a lungo limitato il rischio è che servano anche in Occidente misure restrittive per ridurre i consumi ed evitare la scarsità. In Italia a soffrirne di più sarebbero il trasporto merci e auto e moto private, industria, agricoltura, riscaldamento di casa e ufficio. Minima la quota usata per generazione di elettricità.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti