Concordato, riforma Irpef e liti, test cruciali per i tributaristi
Avvocati pronti a sperimentare l’impatto delle misure della delega. Da banca dati e giudice professionale è attesa maggiore stabilità
di Ivan Cimmarusti
3' di lettura
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Concordato preventivo biennale, riforma dell’Irpef e del giudice tributario, ora professionale, e nuova banca dati della fase di merito della giustizia del fisco. Sono tra i temi a cui si troveranno a dover far fronte gli studi di avvocati che si occupano delle tematiche fiscali, ambiti in continua mutazione che impongono al professionista un costante aggiornamento.
Secondo Giuseppe Pizzonia, avvocato e socio storico dello studio Tremonti Romagnoli Piccardi e Associati il «concordato preventivo biennale è una misura interessante, già sperimentata in passato ma non più riprodotta. Può dare buoni risultati, ma deve essere attuata con equilibrio e ben dosata sul quantum. Diversamente, c’è il rischio che fallisca. Solo quando sarà disponibile la normativa di attuazione si avrà un quadro più chiaro sulle prospettive di successo. Il concordato preventivo biennale è rivolto ai contribuenti di minori dimensioni e sul piano professionale impegnerà sicuramente chi opera con questa tipologia di clientela».
Una misura, il concordato, che comunque potrebbe avere lo scopo di decongestionare il contenzioso tributario, alle prese con la recente impennata di ricorsi che sta preoccupando il ministero dell’Economia. Per Giovanni Panzera da Empoli, avvocato dello studio Salvini & Soci fondato dal professor Franco Gallo, sia il concordato, ma anche altre misure, «prospettano per il contenzioso un ruolo di mera extrema ratio nell’attuazione del rapporto tributario. La tendenza è infatti verso formule premiali di adempimento collaborativo/concordato, graduate in base alla dimensione del contribuente. Quanto sopra rende ancor più necessario che la giurisdizione sia un riferimento autorevole nell’esercizio di tale più limitata (in termini di volumi) funzione. Questo anche per poter dare indicazioni tempestive circa una disciplina in continuo mutamento».
Sul fronte contenzioso-banca dati, aggiunge l’avvocato Panzera da Empoli, «l’auspicata celere professionalizzazione del giudice tributario renderà più utile la conoscenza completa degli orientamenti delle corti di merito da parte di entrambe le parti del rapporto impositivo. In questo senso, è apprezzabile l’intenzione manifestata dal Mef di attuare quanto previsto dalla legge delega, rendendo fruibile a tutti gli operatori già da giugno la banca dati delle sentenze di merito».
Sul tema giudice professionale e banca dati del fisco interviene anche l’avvocato Enrico Pauletti, partner dello studio Di Tanno Associati. I due temi, secondo il professionista, si «intersecano». Spiega che «l’introduzione del giudice togato è coerente con il rispetto dei valori costituzionali dell’indipendenza e imparzialità del giudice (in generale, e quindi anche quello tributario) e questo ovviamente richiede che l’organizzazione relativa sia sottratta al ministero dell’Economia (che sia pure indirettamente è parte del rapporto giuridico controverso) e rientri piuttosto in quello del ministero della Giustizia».


