Porti

Concessionari delle banchine, Paroli propone un tavolo di mediazione

Il commissario: «Le riorganizzazione più importanti vanno fatte a fronte di un mandato di durata quadriennale»

di Raoul de Forcade

2' di lettura

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Alcuni provvedimenti li ha già messi in atto, appena “sbarcato” all’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale. Per altri, invece, avrà bisogno di più tempo.

Matteo Paroli, già segretario generale, prima dello scalo di Ancona e poi di quello Livorno, è diventato commissario straordinario del porto del capoluogo ligure il 16 giugno scorso. Il 27 giugno un decreto del ministero dei Trasporti gli ha conferito anche i poteri e le prerogative che la legge (84/94) attribuisce al comitato di gestione di uno scalo.

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Benché fosse stato designato dal Mit, con il placet della Regione Liguria, presidente dei porti della Superba e della Torretta, per beghe interne alla maggioranza di Governo, Paroli (al pari di altri presidenti, già scelti in altri porti) è arrivato al vertice dell’Adsp con l’incarico commissariale. Anche se tutti sanno, lui compreso ovviamente, che la nomina si completa solo con la designazione ufficiale a presidente dell’Autorità di sistema portuale.

A quel punto potrà procedere, spiega, «a costituire il comitato di gestione, dei cui membri ho già ricevuto le designazioni dalla Regione e dai sindaci di Genova Savona».

Poi verrà la nomina del segretario generale dell’Adsp: «Penso - afferma - che questi non debba essere scelto da un commissario, il cui incarico è, per definizione, temporaneo, mentre la carica di segretario è quadriennale». E, ancora, potrà essere rivista «l’organizzazione dell’Adsp, in cui molti dirigenti sono andati in pensione e non sono stati sostituiti ma rimpiazzati con incarichi ad interim». Infine, Paroli si concentrerà «sulla riorganizzazione del porto, mettendo mano al Piano regolatore dello scalo. Per fare tutte queste cose, ci vuole un mandato quadriennale da presidente».

Paroli, in ogni caso, di deliberazioni, nell’arco di un mese, ne già adottate tre, e anche di spessore: il differimento tecnico, fino al 30 settembre, del termine di scadenza dell’atto provvisorio a favore della società Spinelli per le aree demaniali del Genoa Port Terminal (le cui concessioni sono state cancellate dal Consiglio di Stato); l’assegnazione di un titolo interinale demaniale, di tre mesi, alla Forest del gruppo Campostano; nonché il rilascio di una concessione demaniale marittima alla Gnl Med, per la realizzazione e la gestione di un nuovo deposito di Gnl nel porto di Vado Ligure (condizionata all’approvazione del progetto da parte del ministero dell’Ambiente).

Quanto alla belligeranza tra concessionari delle banchine genovesi, questa «rischia di rovinare il porto - dice Paroli - visto che, in un contesto bellicoso, i traffici vanno a diminuire. L’Adsp offre un tavolo di pace. Ma se questo dovesse restare deserto, voglio ricordare che l’Authority dispone di arsenali abbastanza attrezzati per imporla». E chi ha orecchie per intendere, intenda.

Infine un progetto, anche questo ben chiaro: accompagnare la transizione energetica, «rendendo il porto di Genova e Savona un centro di eccellenza nella ricerca. Questa permetterà, infatti, di gestire la transitorietà, ad esempio nella propulsione delle navi, con carburanti come Gnl, Hvo e metanolo, e di arrivare ad avere validi fuel di altra natura, tra 20-25 anni. Più o meno lo stesso periodo di tempo che ci vorrà per avere la tecnologia, e la normativa, che ci consentirà di arrivare ad alimentare il porto anche con piccole centrali nucleari da 5 megawatt».

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