L'idea di Netflix, una piattaforma online per lo spettacolo dal vivo, può essere una soluzione?
Il digitale è uno snodo fantastico per una diffusione culturale estesa, ma non dimentichiamo i pericoli di voler conoscere il mondo attraverso uno schermo. Sono d'accordo con Emma Dante, invece, nel pensare che lo spettacolo dal vivo è una festa a tre: dove si incontrano esecutore, partitura e pubblico. Solo la partecipazione fisica fa entrare nelle corde emotive di una persona la magia del teatro e della musica. Va bene il preambolo digitale per portare musica e teatro lì dove non arrivano, ma non cancellarne la necessità millenaria dell'esperienza diretta.
E i finanziamenti?
Le fondazioni bancarie sono sempre più in difficoltà e nelle regioni più piccole sono elementi fondamentali nella promozione culturale: è una bruttissima tegola sulla capacità di produrre cultura di alcune città e regioni e anche per lo spettacolo dal vivo che il prossimo anno vedrà ridotto il contributo delle fondazioni. Bisognerà inventare progetti in un quadro più ampio, europeo, e dotare tutte le regioni di strumenti per accedere ai fondi europei, non possiamo permetterci di non saperli attrarre. Se domani un network di società di concerti lavorano a un progetto nazionale sarà fondamentale sapere accedere a nuovi canali di finanziamento.
E l'art bonus?
Dopo l'apertura ai teatri lirici e di repertorio, da un mese è stato esteso anche alla musica e alle società di concerti.
Potrete contare sul contributo dei privati?
Temo che la pandemia farà concentrare l'attenzione, com'è naturale, su altri settori legati alla persona e alla sanità. Il 5 x mille e le campagne del terzo settore favoriranno i bisogni primari. Insomma senza un robusto contributo pubblico il settore subirà grandi selezioni, non è detto sia un male, ma è importante che non escano di scena istituzioni che potranno dare un contributo alla rinascita culturale. Bisognerà favorire la circuitazione delle produzioni fatte da più istituzioni che possano girare, in modo da abbattere i costi e accedere in modo più collegato ai finanziamenti. Bisognerà favorire gli artisti e la musica italiana, composta da eccellenti talenti. La Francia ha dato sussidi specifici alla musica da camera francese, i loro musicisti sono molto sostenuti. Penso che un ruolo potrebbe averlo la Rai mettendo a disposizione le sale prova e di registrazione per registrare teatro e concerti da mandare poi in streaming o su canali dedicati per raggiungere un più ampio pubblico. Il problema per questi artisti sono i luoghi dove esibirsi, così si potrebbe permettere a tante voci dello spettacolo dal vivo di essere presenti. Altrimenti il pericolo è che i talenti della musica e del teatro si spengano.
E la Società del Quartetto quando riaprirà?
Dal 4 maggio non possiamo riaprire gli uffici, la struttura è composta di 5 persone e una decina di collaboratori, perché rientriamo tra gli organizzatori di attività ludiche. Ma quando potremo aprire? Mi chiedo? Insieme ai parrucchieri? Che ci diano indicazioni? Un'agenda? L' Agis è molto attiva nel fare richieste e capisco la priorità data ai musei, riaprire è più facile, ma vorremmo capire sullo spettacolo dal vivo qual è l'orientamento del governo. Conte ha citato nel suo discorso al Parlamento lo spettacolo dal vivo e il turismo, sono settori lasciati indietro e non mi sento di fargli un'accusa, ma indicateci dei criteri per poter immaginare una ripresa: abbiamo cancellato già 40 concerti e dovremo, forse, immaginare di riaprire in modo flessibile e soft, ma non possiamo ingaggiare gli artisti in 24 ore, ci vuole programmazione. Abbiamo una sala da 1.300 posti con 600 abbonamenti annui con un programma di 112 concerti (tra Casa Verdi, Villa Necchi, Museo del Novecento e Teatro Franco Parenti) dovremo ridurla di un terzo o di due terzi? Come possiamo sopravvivere? Dovremo scendere a 24-25 concerti a stagione? Qualunque istituzione musicale copre con i biglietti dei concerti non più del 30% delle spese e noi facciamo una politica favorevole ai giovani con prezzi politici. Le società musicali e le istituzioni concertistiche non vivono senza contributi privati o pubblici, oltre alla biglietteria. Impossibile sopravvivere poi con una sala ridotta.