Concerti live con sale vuote, la musica va avanti
I Berliner Philharmoniker suonano in formazione ridotta in tv e online. Quando si tornerà a suonare anche in Italia? Se lo domanda Ilaria Borletti Buitoni, presidente della Società del Quartetto
di Marilena Pirrelli
5' di lettura
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Dalla cultura volano economico all'assenza della parola cultura nelle strategie di ripartenza del governo. Il 18 maggio riaprono i musei, è un inizio. “Se ci si occupa di spettacolo dal vivo è difficile mantenere l'umore alto, nell'emergenza è uno dei settori più massacrati” non si dà per vinta Ilaria Borletti Buitoni, presidente della Società del Quartetto di Milano e vicepresidente del FAI , dalla sua Umbria continua a essere combattiva come sempre. “È un settore che vive grazie ai soldi pubblici, distribuiti in base ad algoritmi sulla quantità di spettacoli e questo per la Società del Quartetto ha significato passare da 30 a 112 concerti l'anno con difficoltà organizzative spaventose”. Ma anche questo oggi è quasi un bel ricordo. “Le restrizioni dovute alla distanza di sicurezza saranno difficilissime per lo spettacolo dal vivo: per un'orchestra, un trio un quintetto o, se pensiamo, per un coro come si farà a stabilire la distanza di sicurezza? La Scala annuncia la Traviata: vedremo Alfredo su una sedia, a distanza, da Violetta che muore?” Nulla sarà come prima continuiamo a dircelo. Intanto il 1° maggio i Berliner Philharmoniker hanno suonato una versione da camera della Sinfonia No. 4 di Gustav Mahler in live streaming con musicisti rigorosamente a distanza nella sala da concerti vuota. Il pubblico in ascolto ha potuto godersi la diretta in tv o da pc.
Quando si potrà riprendere a suonare in Italia?
Oggi bisogna guardare ai lavoratori intermittenti dello spettacolo dal vivo, bene l'intervento di Dario Franceschini di 600 euro, una boccata d'ossigeno fondamentale perché la musica e il teatro sono una filiera enorme pagata quando lo spettacolo va in scena, ma non sufficiente. Credo si debba fare di più, sento musicisti arrivati a dire dobbiamo vendere lo strumento, siamo allo stremo. Significa cancellare tutto, cancellare il talento senza risarcimento. Perché in una comunità nel momento in cui viene annichilita l'eccellenza è difficile farla rinascere.
Che fare?
Le istituzioni potranno sopravvivere mantenendo gli organici solo con il contributo pubblico. Il personale fisso in parte è stato messo in Cig. Ci auguriamo che i contributi pubblici stabiliti con criteri quantitativi quest'anno verranno confermati per poter affrontare le spese fisse in modo sereno. La ripartenza nelle città deve avvenire anche attraverso le istituzioni culturali e questo azzeramento deve essere l'occasione di rivedere certe politiche quantitative. L'Italia è il paese della cultura e del turismo, in una terra come l'Umbria in estate vi sono 36 festival da Spoleto a Umbria Jazz passando da Città di Castello, la cultura muove una macchina turistica con una permanenza media più elevata importantissima per l'indotto.
Eppure il turismo di massa era insostenibile…
Il turismo di massa mostrava tutte le sue crepe, dalle città d'arte sovraffollate alle grandi navi in laguna. Per dare una risposta strategica alla pandemia, il turismo dovrà ripartire dalle attività culturali nei territori meno battuti, lì dove si potrà iniziare prima, sollecitando il turismo naturalistico dei cammini, quello religioso e ciclistico dove potrà essere garantita la distanza sociale.
Come vicepresidente del Fai cosa pensa della riapertura dei musei?
I musei chiusi sono un problema desolante, ma l'accesso, tranne nei luoghi più affollati, con principi di salvaguardia come percorsi alternativi, prenotazioni, sanificazione e distanziamento sarà fattibile. Sarà impossibile aprire, invece, per i teatri e le sale da concerto: possiamo immaginarci spettacoli con solo monologhi e solisti?.


