Con Stefano Carrer una riflessione sulla resilienza del Giappone
In mostra a Milano gli articoli e le foto del nostro collega scomparso prematuramente. Intitolata «Da Hiroshima a Fukushima» l’esposizione racconta come il Paese nipponico ha affrontato due catastrofi nucleari
3' di lettura
3' di lettura
Ci sono colleghi che lasciano un segno. Una piccola luce. Una scia da seguire, esempio di passione, onestà intellettuale e professionalità per quello che dicono essere il mestiere più bello del mondo. Stefano Carrer era uno di questi e se ne è andato troppo presto per un tragico scherzo del destino.
Profondo conoscitore del Giappone e dell’Asia, dai primi anni 2000 comincia a fare la spola sui voli Milano-Tokyo andata e ritorno per raccontare il Paese del Sol Levante, poi dal 2007 come Inviato e infine tra il 2013 e il 2018 come Corrispondente del Sole 24 Ore.
Fino a quando i vertici del Sole per una serie di turbolenze economiche seguite a uno dei periodi più bui della sua storia, decisero di chiudere alcune sedi di corrispondenza, costretti dai conti che non andavano come avrebbero dovuto. È stata una parentesi, ma in quella parentesi Stefano fu costretto a tornare in redazione, lasciando Tokyo. Continuò da Milano a seguire i suoi temi con lo stesso impegno. Ma non era più lo stesso. Sembrava un uccello chiuso in gabbia. In attesa di riprendere il volo.
Ricordo un sabato di lavoro al Sole, nei primi mesi del 2020. Stefano era di turno al desk degli Esteri. Io, che allora ero a New York come Corrispondente, gli avevo inviato un articolo di cronaca sulle esternazioni del presidente americano - lo stesso di adesso: non ha cambiato abitudini - che nel pieno della pandemia del Covid-19 invitava i cittadini ad andare in chiesa per le festività di Pasqua e a bere disinfettanti per evitare il contagio. Stefano mi chiamò diverse volte per sistemare il pezzo. Mi colpì la sua professionalità dietro le quinte, nell’oscuro e preziosissimo lavoro di redazione. Verificò tutto, persino le virgole. Sono rimasti pochi i colleghi che passano ancora gli articoli in questo modo. Con una attenzione al dettaglio, al particolare, alle apparenti piccole cose. L’attenzione alla qualità, che poi è quello che fa la differenza. Mi fece piacere scoprirlo. Gli augurai il meglio. Passato il periodo di crisi aziendale e il Covid, Stefano avrebbe di sicuro ripreso a viaggiare. Sarebbe tornato in Giappone, chissà. O forse in Cina dove, mi aveva confidato, gli sarebbe piaciuto andare.
Il destino è stato crudele e pochi mesi dopo un incidente durante un’escursione in montagna, il 20 maggio 2020, ancora in piena emergenza Covid, ce lo ha strappato.









