Alla Biblioteca di Lambrate

Con Stefano Carrer una riflessione sulla resilienza del Giappone

In mostra a Milano gli articoli e le foto del nostro collega scomparso prematuramente. Intitolata «Da Hiroshima a Fukushima» l’esposizione racconta come il Paese nipponico ha affrontato due catastrofi nucleari

di Riccardo Barlaam

Stefano Carrer col taccuino, 12 gennaio

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Ci sono colleghi che lasciano un segno. Una piccola luce. Una scia da seguire, esempio di passione, onestà intellettuale e professionalità per quello che dicono essere il mestiere più bello del mondo. Stefano Carrer era uno di questi e se ne è andato troppo presto per un tragico scherzo del destino.

Profondo conoscitore del Giappone e dell’Asia, dai primi anni 2000 comincia a fare la spola sui voli Milano-Tokyo andata e ritorno per raccontare il Paese del Sol Levante, poi dal 2007 come Inviato e infine tra il 2013 e il 2018 come Corrispondente del Sole 24 Ore.

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Fino a quando i vertici del Sole per una serie di turbolenze economiche seguite a uno dei periodi più bui della sua storia, decisero di chiudere alcune sedi di corrispondenza, costretti dai conti che non andavano come avrebbero dovuto. È stata una parentesi, ma in quella parentesi Stefano fu costretto a tornare in redazione, lasciando Tokyo. Continuò da Milano a seguire i suoi temi con lo stesso impegno. Ma non era più lo stesso. Sembrava un uccello chiuso in gabbia. In attesa di riprendere il volo.

Con Stefano Carrer una riflessione sulla resilienza del Giappone

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Ricordo un sabato di lavoro al Sole, nei primi mesi del 2020. Stefano era di turno al desk degli Esteri. Io, che allora ero a New York come Corrispondente, gli avevo inviato un articolo di cronaca sulle esternazioni del presidente americano - lo stesso di adesso: non ha cambiato abitudini - che nel pieno della pandemia del Covid-19 invitava i cittadini ad andare in chiesa per le festività di Pasqua e a bere disinfettanti per evitare il contagio. Stefano mi chiamò diverse volte per sistemare il pezzo. Mi colpì la sua professionalità dietro le quinte, nell’oscuro e preziosissimo lavoro di redazione. Verificò tutto, persino le virgole. Sono rimasti pochi i colleghi che passano ancora gli articoli in questo modo. Con una attenzione al dettaglio, al particolare, alle apparenti piccole cose. L’attenzione alla qualità, che poi è quello che fa la differenza. Mi fece piacere scoprirlo. Gli augurai il meglio. Passato il periodo di crisi aziendale e il Covid, Stefano avrebbe di sicuro ripreso a viaggiare. Sarebbe tornato in Giappone, chissà. O forse in Cina dove, mi aveva confidato, gli sarebbe piaciuto andare.

Il destino è stato crudele e pochi mesi dopo un incidente durante un’escursione in montagna, il 20 maggio 2020, ancora in piena emergenza Covid, ce lo ha strappato.

Stefano come Inviato e come Corrispondente era proprio come era stato quel giorno con me passando fino allo sfinimento il mio articolo. Schivo, di poche parole, ma capace di descrivere quello che aveva davanti, preciso e attento, con un’etica professionale rara. Una scrittura che, a rileggerla ora, ha il tratto letterario, oltreché della testimonianza del cronista di razza.

Silent Tragedy

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Seguì da vicino la tripla tragedia della centrale di Fukushima Daiichi nel marzo 2011, cioè il terremoto, lo tsunami e l’emergenza nucleare che sconvolse centinaia di chilometri di costa del Tohoku affacciata sul Pacifico, provocando oltre 22.000 morti accertati. Fu uno dei primi a partire. Visitò più volte il luogo del disastro nucleare e rischiò di persona andandoci vicino. Ci tornò ogni anno, sino al 2017, per documentare con i suoi reportage e le sue fotografie come il popolo giapponese ripartì da quella tragedia.

La sorella di Stefano, Giuliana Carrer, ha raccolto in un libro autoprodotto di 400 pagine tutti i reportage pubblicati sul Sole 24 Ore per raccontare il disastro di Fukushima. Molti di quegli articoli, assieme alle sue fotografie, animano in questi giorni una bella mostra documentaristica alla Biblioteca di Lambrate, a Milano, aperta fino al 14 febbraio, intitolata da «Da Hiroshima a Fukushima», una riflessione sulla resilienza del Giappone. Mostra organizzata dalla sorella Giuliana, assieme a Susanna Marino che insegna Giapponese alla Bicocca: Stefano aveva scritto una prefazione a un libro della professoressa Marino, uscito nel 2020, che non ha fatto in tempo a vedere stampato.

Il fotoreportage di Stefano copre un arco temporale di sette anni (dal 2011 al 2017), e mostra la distruzione avvenuta su un lunghissimo tratto della costa del Tohoku, le prime operazioni di soccorso ai superstiti, gli incontri con testimoni solitari di coraggio, le manifestazioni di protesta contro l’energia atomica, e l’interno della centrale nucleare con l’uso di robot telecomandati.

Nel 2023 il Consolato generale del Giappone a Milano ha conferito a Stefano Carrer un Attestato di benemerenza alla memoria. Il suo lavoro resta come testimonianza.

RIPRODUZIONE RISERVATA

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