Con gli sci sulla neve e con le bombole sotto un lago ghiacciato
Praticare ice diving a 1.300 metri sulle Alpi francesi, a Courchevel. Venti minuti d’immersione sott’acqua senza corde per scoprire fin dove si possono spingere il corpo e la mente.
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L’appuntamento è alle 10 del mattino, ai margini del bosco, a Courchevel Le Praz, vicino all’arrivo delle piste da sci. C’è un pianoro che si apre davanti al villaggio alpino, in questo periodo tutto bianco. Neve e ghiaccio. Sullo sfondo si vedono i due trampolini per il salto con gli sci delle Olimpiadi invernali di Albertville 1992. D’estate è un lago dove si va a passeggiare o per un bagno sotto la foresta di abeti rossi. Qualcuno ci viene anche per pescare. Pesci d’acqua dolce, ammesso che ci siano a questa quota.
Siamo a 1.300 metri sulle Alpi francesi, dietro le Aiguilles. I nomi delle cime di qui, che si vedono dopo il monte Bianco se si guarda verso la Francia, sono Aiguille de Chanrossa (3.045 metri), Aiguille de Péclet (3.561 metri), Aiguille du Fruit (3.051 metri). Rocce che bucano il cielo, guglie naturali dalle quali si apre il comprensorio sciistico Les 3 Vallées: Courchevel, Méribel, Val Thorens. “La capitale mondiale dello sci”, così la chiamano, conta su 550 chilometri di piste: un’enorme conca bianca che si stende lungo le tre valli, piena di sole e neve per gran parte della stagione, grazie all’elevata altitudine e alla protezione dei monti circostanti, le guglie.
Il sole non si è ancora alzato sul lago ghiacciato che resta in ombra. Fa freddo, il cellulare segna tre gradi. Le Praz, il lago alpino che si estende lungo tutto il pianoro, ha una profondità di 40 metri nel punto massimo e ora mi appare come una lastra di ghiaccio. Su una sponda trovo il punto di ritrovo di Courchevel Aventure dove mi preparerò per quella che sarà la mia prima esperienza di ice diving, un’immersione subacquea nel lago ghiacciato: è una piccola casetta in legno di 3-4 metri vicino al sentiero che porta alle piste. Dentro c’è movimento. Un ragazzo dal fisico allenato, baffi a manubrio e pizzetto, la coda di capelli rossi rasati, il basco francese calato a virgola sul capo e un sorriso contagioso, armeggia con bombole di ossigeno, respiratori e Gav, i giubbotti gonfiabili ad assetto variabile. Si chiama Samuel Derycker, soprannominato dagli amici Red wolf, il lupo rosso. Rosso per i suoi capelli rosso-arancio, lupo perché – racconta – è cresciuto in un rifugio alpino in Auvergne, lontano da qui. La sua scuola è stata la montagna. Ora fa l’istruttore subacqueo, ma in quota. Accanto a lui una coppia di francesi, Christophe e la moglie, che sono qui per la settimana bianca. Vengono da La Rochelle, Aquitania, sull’oceano Atlantico: lui è appassionato di apnea e voleva provare il brivido – mai espressione è più azzeccata – di immergersi in un lago ghiacciato. Anche per lui è la prima esperienza di questo tipo. Procederemo uno alla volta accompagnati dall’altro istruttore, Richard Dottin, che d’estate lavora come diving master sulla Côte d’Azur vicino a Saint-Raphaël, mentre d’inverno continua a immergersi, ma non nei mari tropicali del Sud, bensì qui, al freddo, sulle Alpi.
Ho sempre amato le immersioni. La sensazione di volare che si ha quando si comincia a scendere con le bombole nei primi 8-10 metri di profondità. Come un paracadutista che si libra non nell’aria, ma nel mare, con la luce del sole che passa a raggi attraverso l’acqua e che, via via che si scende in profondità, diventa meno intensa. Il blu diventa profondo blu.
Credo di aver fatto una settantina di immersioni negli anni, non le conto più da tempo. Ma è la prima volta in un lago ghiacciato, in alta quota. In mare, se hai un qualsiasi problema, con le dovute precauzioni – decompressione, pause durante la risalita – puoi uscire senza grosse difficoltà, si ha una via di fuga. Qui no. Sopra la testa avrò uno strato di ghiaccio spesso una ventina di centimetri, come un cristallo durissimo, impossibile da rompere.









