Con la riforma “Italia in scena” compensi ai membri dei CdA dei musei, ma non ai comitati scientifici
Si apre la partita delle nomine di trenta istituti autonomi in scadenza tra 2025-2026: chi verrà eletto? Da dove verranno presi i fondi per remunerare?
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I punti chiave
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In un’estate che si preannuncia intensa per il settore dell’arte e il dibattito sulle politiche culturali, approda alla Camera la proposta di legge “Italia in scena”, a firma dell’onorevole Federico Mollicone. Tra le novità più rilevanti per il settore museale spicca l’art. 4, comma 4, che introduce la possibilità di riconoscere compensi e gettoni di presenza ai membri dei consigli di amministrazione dei musei statali. Accanto al rimborso spese già previsto per i consiglieri non residenti nella città sede del museo, la norma mira a introdurre forme di compensazione economica che incentivino l’efficacia, l’efficienza e la qualità della governance museale. Un cambio di passo che, se approvato, sancirebbe una svolta simbolica e operativa nella valorizzazione professionale degli organi direttivi delle istituzioni culturali.
Un decreto per definire gli importi
La determinazione dei criteri, dei limiti e degli importi sarà affidata a un decreto del Ministro della Cultura, da adottare di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze entro quattro mesi dall’entrata in vigore della legge. Il decreto dovrà rispettare i princìpi di proporzionalità e congruità, tenendo conto della complessità e specificità degli incarichi, nonché di trasparenza e omogeneità delle procedure.
Si tratta di una novità rilevante: fino a oggi, infatti, ai sensi degli artt. 11 e 12 del D.M. 23 dicembre 2014 (come modificato dal D.M. 14 ottobre 2015), la partecipazione ai consigli di amministrazione e ai comitati scientifici non dava diritto ad alcun compenso, gettone o indennità. Era previsto solo il rimborso, delle spese di viaggio documentate per i membri non residenti nel comune del museo.
La proposta introduce, quindi, un gettone di presenza che riguarderà esclusivamente i membri dei CdA, lasciando fuori i Comitati scientifici, senza fornire una spiegazione per questa esclusione. Inoltre, la normativa precedente, ossia quell’art. artt. 11 D.M. 23 dicembre 2014 o l’art. 1(1)(a) D.M. 14 ottobre 2015, non viene menzionata né abrogata, sollevando dubbi interpretativi sulla sua convivenza con le nuove disposizioni.
Le risorse
Un altro interrogativo riguarda la copertura finanziaria: se per i rimborsi spese il decreto del 2014 indicava chiaramente che essi fossero a carico del bilancio del museo (“a valere sul bilancio dell’istituto”), la proposta dell’on. Mollicone non chiarisce da dove saranno attinti i fondi per i compensi. Saranno previsti stanziamenti ad hoc? O verranno drenate risorse dai bilanci già risicati dei musei? Sul punto si dovrà attendere anche il parere della Corte dei Conti. Infine, il timing non pare casuale. I membri dei CdA dei principali musei autonomi — come le Gallerie degli Uffizi, la Pinacoteca di Brera, il Parco archeologico di Pompei, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), il Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA) e altri venticinque istituti indicati in tabella— sono stati nominati (“per circa cinque anni”) con decreti ministeriali a scadere a fine anno o inizio 2026. Il prossimo giro di nomine si troverà, quindi, in un contesto potenzialmente più interessante, con gettoni e compensi che potrebbero influenzare appetiti e candidature.








