Terzo Fattore

Con il podcast si alza la voce contro gli stereotipi sulla maternità

La Fondazione Mission Bambini ha lanciato un podcast in cui le donne raccontano senza filtri cosa succede durante e dopo la gravidanza

di Anna Morali

3' di lettura

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Il podcast come un luogo sociale di cambiamento, di rivoluzione, di attivismo. Per arginare stereotipi e dogmi irrealistici e per denunciare una visione patriarcale della maternità. Per dare voce a chi, a volte, non ce l’ha. Nella visione della Fondazione Mission Bambini il podcast non è soltanto uno strumento per comunicare i propri progetti, ma anche una risorsa importante per realizzare il suo scopo: sostenere sempre più bambini, bambine e le loro famiglie.

La fondazione non profit, nata nel 2000 e con sede a Milano, produce il podcast “Le forme della maternità”, a oggi composto da due stagioni e disponibile sulle principali piattaforme di streaming, senza direttamente guadagnare nulla a livello economico, senza uno sponsor commerciale e addirittura senza chiedere, a fine puntata, una donazione.

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Raccontare la maternità oltre gli stereotipi

“Le forme della maternità”, curato dalla scrittrice e attivista Francesca Bubba, è un luogo aperto e inclusivo dove vengono accolte e raccontate le storie delle donne che vivono, o hanno vissuto, il “Salotto delle mamme”, un servizio offerto dalla Cooperativa La Grande Casa di Sesto San Giovanni (Milano) e sostenuto dalla Fondazione Mission Bambini. «La maternità in Italia è un tema complesso che coinvolge aspetti sociali, economici e culturali e che spesso viene coperto da pregiudizi e stereotipi – spiega Bubba – Essere madre può essere una delle esperienze più appaganti e trasformative della vita, ma porta con sé una serie di rinunce e sfide che spesso vengono sottovalutate». Nella prima stagione de “Le forme della maternità”, le donne del “Salotto delle mamme” raccontano le loro gravidanze, il loro parto e l’immediato post parto. Spesso, però, si fa l’errore di credere che le madri nella seconda fase della maternità non abbiano più bisogno di supporto, ma la realtà è molto diversa. La seconda stagione di “Le forme della maternità” nasce proprio dalla necessità di raccontare, con le stesse persone dell’edizione precedente, cosa succede dopo.

Come si progetta un podcast per il terzo settore?

Ma cosa significa immaginare, scrivere e produrre un contenuto podcast per il terzo settore? Per prima cosa, vuol dire avere tra le mani delle storie vere, delicate, importanti. Le mamme che hanno attraversato gli studi di registrazione del podcast “Le forme della maternità” hanno deciso di raccontare, coraggiosamente, storie di fragilità. Creare un podcast per un ente del terzo settore non significa, quindi, solo imparare a scrivere un contenuto accattivante, a gestire il montaggio tecnico dell’audio o la diffusione delle puntate sulle piattaforme digitali. Creare un podcast per un ente del terzo settore significa, anche, avvicinarsi in punta di piedi alle storie di vita di altre persone, fiduciose che le “maneggerai” con cura, per restituire al pubblico un racconto non solo vero e interessante, ma che rispetti la dignità e la profondità di queste storie.

Fondazione Mission Bambini, e in particolare la content strategist Chiara Ercolani, ha intuito che per prima cosa questo podcast doveva essere giusto, e poi tecnicamente bello: la priorità viene data proprio alle storie. Questo si evince da una decisione significativa presa nel corso della progettazione della seconda stagione di “Le forme della maternità”: «Nel corso dei nostri scambi con le donne coinvolte è emerso un piccolo inconveniente: una delle mamme, con una storia speciale pronta per essere raccontata, non poteva essere presente in studio per la registrazione - racconta Ercolani – Abbiamo quindi deciso di farla partecipare da remoto, sacrificando l’alto livello tecnico che saremmo riusciti a garantire solo in studio di registrazione».

Le persone che hanno donato queste storie vengono anche rese partecipi nell’immaginare il contenuto, che non viene calato dall’alto. Non c’è un narratore onnisciente che divulga le loro storie, ma Bubba – la voce narrante – porta la sua competenza e umanità per accompagnare, e non per descrivere, le storie di queste mamme, che vengono invece scritte e raccontate personalmente da loro, senza filtri.

L’importanza della rete e dei luoghi di condivisione

«Il podcast tratta temi legati alla genitorialità, con uno sguardo che mira a decostruire gli stereotipi, a de-romanticizzare il concetto stesso di maternità e a valorizzare l’importanza della rete e di luoghi come il “Salotto delle mamme”, da cui nasce sorellanza e supporto – racconta Ercolani – La scelta di proporre questa narrazione tramite un contenuto podcast è nata anche dal desiderio di scegliere un formato innovativo, dalla crescente popolarità di questa modalità e dal target che volevamo raggiungere, ma, soprattutto, perché raccontare queste storie direttamente con le voci delle persone che le hanno vissute ci sembrava la giusta restituzione per le donne che hanno seguito il percorso del “Salotto delle mamme” con noi».

Anna Morali partecipa a “Terzo Fattore”, una partnership tra Il Sole 24 Ore e l’Università Cattolica con il sostegno di TechSoup. L’iniziativa vuole promuovere la conoscenza del terzo settore. Gli studenti effettuano stage in organizzazioni non profit e raccontano gli aspetti più significativi delle loro esperienze.

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