Impresa al femminile

Con la nextGen raddoppiano le donne imprenditrici

Più preparate e con più esperienza, ma restano ancora meno di una su quattro. Per superare il gender gap ci vorrà la prossima generazione

di Anna Migliorati

4' di lettura

I punti chiave

  • Dal 2013 al 2022 per ogni donna che ha lasciato la guida ne sono arrivate due
  • Tra gli uomini della nextGen nelle aziende di famiglia il 65% laureato, per le donne è l’84%
  • Dieci anni fa le imprenditrici erano il 10%, oggi sono il 22,5%. La parità con la prossima generazione

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) -L’accelerazione del cambio al vertice post covid nelle aziende familiari italiane ha portato con sé anche un’accelerazione nella presenza femminile ai vertici. Un processo lento, ma che sembra essersi messo in moto e passa il testimone alla prossima generazione.

Con l'arrivo dei quarantenni quasi un imprenditore su quattro è donna

Nei passaggi generazioni avvenuti tra il 2013 e il 2022, con i senior del tessuto delle pmi italiane ma anche delle aziende più grandi che hanno ceduto il timone ai figli, per ogni donna che ha lasciato la guida ne sono arrivate due. Erano meno del 10% dieci anni fa, adesso sono il 22,5% tra la NextGen. “Numeri lontani da una parità – spiega Fabio Quarato, docente Bocconi tra i curatori dell’XVI edizione dell'Osservatorio AUB, promosso da AIDAF (Italian Family Business) -, ma dobbiamo pur sempre tener conto che quando parliamo di nuova generazione imprenditoriale ai vertici parliamo di ultraquarantenni. Il che significa tornare indietro nel tempo. Si tratta di ragazze nate tra gli anni settanta e ottanta che hanno iniziato il loro percorso ben oltre vent’anni fa. Quando non solo non era alta la presenza femminile nelle materie stem, ma anche in facoltà, tra cui economia, in cui oggi il gap è ampiamente superato”.

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D’altra parte, secondo il rapporto Women in Business 2024 di Grant Thornton, la percentuale di donne in posizioni apicali a livello mondiale è salita dal 19,4% nel 2004 al 33,5% nel 2024, con un incremento medio dell'1,1% annuo. L'Italia in questo caso fa meglio dell’eurozona, con un 36% di donne manager nel 2024, contro la media de 35%. Dal 2004 al 2024, la presenza femminile ai vertici è raddoppiata (dal 18%), crescendo più della media globale (+14,1%). Ma, al ritmo attuale, la parità di genere nel senior management sarà raggiunta nel 2053.

Laureate e con percorsi economici

Se sono ancora solo quasi una su quattro le donne a guidare le imprese italiane per conto della famiglia, sono, però, più brave e più determinate. A dirlo sono i numeri elaborati dall’università Bocconi. Se è vero, infatti, che almeno 7 su 10 tra la nuova generazione di imprenditori al vertice ha almeno una laurea triennale, il dato per gli uomini scende al 65%, contro ben l’84% quando si tratta di donne. Così come se quasi uno su due, il 46%, ha un titolo di studio in ambito economico, il dato sale a quasi due su tre per le donne.

“Anche in questo caso dobbiamo ricordarci che si tratta di un percorso di studio iniziato oltre vent’anni fa. Nel caso delle ragazze si è trattato di un percorso scelto volutamente per entrare in azienda, con la determinazione di voler prendere le redini. In anni in cui la scelta femminile ricadeva ancor più di oggi verso scelte più umanistiche. E in cui intraprendere un percorso con il preciso obbiettivo di guidare l’impresa di famiglia era una novità”, dice Quarato. Resta molto lontano, non a caso, il dato quando si guarda alle materie stem, con lauree in ingegneria tra chi ha preso le redini che vede un 6% di donne contro un 13,8% di uomini.

Per una donna su quattro vince anche l’esperienza

“Il dato che più colpisce, però, è quello dell’esperienza”, sottolinea Fabio Quarato. Meno di due imprenditori su dieci della nuova generazione (16,6%) hanno svolto prima dell’ingresso in azienda una significativa esperienza lavorativa esterna alla famiglia, contro 7 su 10 tra i manager chiamati a far parte della squadra ai vertici. Ma se è vero che solo il 13,8% degli uomini subentrati alla generazione precedente ha lavorato anche altrove, lo ha fatto ben il 25% delle donne.

“Frutto sia di un percorso di studi di più alto livello, che in genere presuppone anche altri tipi di esperienze: molti dei figli maschi entrano in azienda subito dopo il diploma, per le ragazze il percorso prevede la laurea. Sia del fatto che le donne che raggiungono il vertice dell’azienda di famiglia appaiono più determinate a farlo. E proprio l’esperienza fatta altrove che consente di portare novità dentro la propria impresa è riconosciuta oggi come il vero valore aggiunto”, spiega. Un dato confermato anche dal fatto che, secondo l’Osservatorio Aub, l’arrivo di una donna al vertice delle imprese familiari è l’indicatore che più di tutti spinge la crescita dell’impresa dopo il passaggio generazionale.

Obbiettivo della prossima generazione superare il gender gap

Quello delle donne a guidare le famiglie d’impresa resta un percorso lento, ma che pare inarrestabile e il traguardo del 2053 per superare il gender gap appare lontano, ma, di fatto, conferma i trend. Se nell’ultimo decennio sono raddoppiate, un altro raddoppio porterebbe più vicini agli obbiettivi. “Se queste donne hanno aperto la strada, possiamo auspicare che per le figlie il traguardo sia alla portata”, dice Quarato. “Sono ragazze che stanno studiando ora, o stanno iniziando a farlo. E il consiglio, più che di un percorso di studio, è quello dell’esperienza. Lo hanno capito già le loro madri, imparare altrove prima di entrare nel percorso di famiglia è il valore aggiunto. Che già ora è l’esempio della strada tracciata da questa NextGen al femminile”.

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