Con la mostra al Museo del Novecento rivalutazione della pioniera Borsari
Fino al 13 febbraio esposte le sue tecniche audiovisive e performative, in corso l’aggiornamento dell’archivio, per le gallerie si riaccende l’interesse
di Gabriele Cardinale, Maria Dalle Vedove, Paolo Ermacora, Alessia Fiorillo, Marta Solinas*
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Per la prima volta un museo pubblico di Milano dedica una mostra ad Anna Valeria Borsari, classe 1943, che con la sua ricerca artistica, tanto variegata nelle modalità espressive quanto coerente nei suoi principi, ha anticipato tecniche e linguaggi come l'opera site-specific. Fino al 13 febbraio 2022 il Museo del Novecento di Milano ospita “Da qualche punto incerto”, antologica curata da Giorgio Zanchetti, Iolanda Ratti, con la collaborazione di Giulia Kimberly Colombo. Il museo milanese vuole portare sotto i riflettori della promozione un sofisticato lavoro artistico, affinché venga riconosciuto all’artista bolognese lo statuto di pioniera di nuove tecniche audiovisive e performative. La mostra esplora i temi dell'identità, del rapporto tra realtà e rappresentazione, attraverso sculture, fotografie, installazioni, interventi nello spazio. Propone un dialogo tra opere distanti per datazione ma semanticamente affini. Si tratta di un'operazione accurata che riscopre un percorso dai significati sottili.
La sfida
Studia a Bologna dove respira i vivaci anni dell’avanguardia letteraria e artistica italiana e diventa docente universitaria di filologia romanza. Nel 1975 ha la prima personale alla Galleria SM13 di Roma, l’anno dopo espone «Del riferimento e dell’identità»a Palazzo Bentivoglio a Bologna . ‘Non voglio costruire oggetti ove il caso, dialetticamente, venga vinto dalla nostra logica, poiché sarebbero false e illusorie concessioni, sarebbero sogni di compensazione'. Così afferma Anna Valeria Borsari agli inizi della sua ricerca, preannunciando la sua empatia nei confronti della diversità umana, sulla quale fonderà la sua intera carriera. Facendo propri i moti sovversivi degli anni '60, ha scelto di cogliere gli aspetti più intimi e misteriosi della realtà e caricare di sensi inediti anche l'elemento apparentemente più insignificante. Le iniziali ma incessanti ricerche sulla relatività delle nostre percezioni e sulle tematiche del riferimento e dell’identità culminano nella distinzione tra soggetto e oggetto, forma e materia, arte e vita.
Orientata alla scoperta del mondo a vantaggio di valori più profondi come il tempo, la memoria, la reinterpretazione estetica del vissuto, si incasella tra gli artisti del ‘900 non etichettabili, adoperando la fotografia come medium di una narrazione flessibile ma incompiuta, sospesa, incerta.
Antesignana tra performance e video
La chiave di lettura delle sue opere e delle sue scelte si ricerca nella complessa produzione, sempre tesa a comunicare la provvisorietà e la fragilità della vita. Lo fa nel 1977 in «Attraversarsi», scattando una diapositiva ogni sette secondi mentre percorre il Portico della Morte a Bologna, le cui estremità rappresentano il passaggio da uno stadio all'altro dell'esistenza; nello stesso anno 1977 propone nelle piazze da Bologna, l’anno dopo a Firenze e nel 1979 a Milano la «Madonna di monete e cereali» o «Quarta Madonna» dove ribadisce l'estemporaneità dell'arte attraverso i materiali e la performance. Le sue sono opere che allarmano, creano scompiglio ed incertezza, pullulano di sparizioni, precarietà, contrapposizioni: si pensi a «Narciso» in cui lo specchio dell'ultima immagine rimane vuoto, o alle interazioni con il pubblico, che spesso rende parte inconsapevole dell'opera o complice della sua creazione o distruzione.
Così, nello studio della successione delle scene, diventa indispensabile l'intermittenza di eventi e percezioni non programmati; abitando la fisicità dei luoghi, l'artista può definirsi anticipatrice della dimensione del site specific. Emblematica è l'opera «Donna isola e ponte» ('82), installazione ambientale su una piccola isola sul fiume Reno; dell'operazione restano solo le fotografie ed il racconto, perché l'immagine si smaterializza poche settimane dopo a causa dell'ingrossarsi del fiume. La consumazione dell'opera contraddistingue anche «Il grande naufrago» (‘86), un'installazione di pietre in cui una grande mano pare aggrapparsi alla riva del Lago di Monate. Sono tecniche che la rendono innovatrice di linguaggi, ma artista non ordinaria agli occhi del mondo a lei contemporaneo; sempre fedele alle sue motivazioni, alla sua libertà, alle sue esigenze di ricerca, non si adegua all'evoluzione consumistica del settore, né ai vincoli della moda. Tra gli anni ’80 e ’90 espone nelle gallerie De Crescenzo a Roma, Studio G7 a Bologna, che la porterà nel 2017 ad Artissima in ’Back to the future’, Multimedia a Brescia, Avida dollars a Milano e Neon a Bologna con la performance «Lotteria» Ma non scatterà mai con nessun gallerista un’intesa duratura nel tempo.





