A tavola con Pietro Sella

Con l’intelligenza artificiale più intimo il rapporto fra banca e risparmiatore

di Paolo Bricco

Pietro Sella (Imagoeconomica)

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«Il mutamento di paradigma riguarda tutto e tutti. È un passaggio paragonabile alla adozione del carbone in Inghilterra nella prima Rivoluzione industriale e allo sfruttamento dell’energia idromeccanica che, qui a Biella e in tutto il Nord Italia, ha permesso i primi insediamenti manifatturieri nel tessile, quando il nostro Paese era agricolo. L’impatto dell’intelligenza artificiale sulle fabbriche è da valutare. Ma quello sul lavoro del banchiere e del funzionario di banca sarà sempre maggiore. La relazione con il risparmiatore e l’imprenditore va virata verso una profondità che, se esisteva già prima, adesso deve diventare ancora più intima e marcata. Va ripensato il concetto di rischio. Vanno riconsiderate le procedure e i meccanismi regolatori. Va rimodellato il concetto di riservatezza».

Pietro Sella appartiene a una famiglia di banchieri che è fra le ultime ad avere il nome in ditta. È un ingegnere che, negli anni da studente al Politecnico di Milano, ha fatto la sua prima esperienza nelle tenute agricole di famiglia («non remunerata», sorride esercitando l’autoironia sulla proverbiale parsimonia biellese) e poi ha scelto di entrare in banca.

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Siamo nel bistrot che hanno aperto a Biella Simone e Sergio Vineis. I due – padre e figlio - hanno portato in città il Patio di Pollone, per oltre vent’anni stellato Michelin. A fianco c’è il ristorante. Gli ambienti sono concepiti da Michele De Lucchi. In tavola viene servita una cialda di mais con pancetta piacentina. Quindi, arriva una melanzana con una spuma di parmigiano reggiano e un olio alle erbe aromatiche. Il tutto accompagnato da una bollicina delle Tenute Sella, chiamata “Insubrico” e derivata da uve nebbiolo.

Sella, che dispone della doppia dimensione di ingegnere e di banchiere, riesce a valutare la forza travolgente delle innovazioni tecnologiche di rottura sull’economia reale e sulle fabbriche, sulle infrastrutture finanziarie e sulle banche. Ma, soprattutto, è espressione di una terra come il Biellese nascosta e centrale del modello italiano, nella sua storia e nel suo presente, nei suoi limiti e nelle sue potenzialità. La sua famiglia ha dato al Paese – fra gli altri - Quintino Sella, più volte ministro delle finanze della Destra storica nel primo Regno d’Italia, e Vittorio Sella, fotografo di culto fra gli appassionati della montagna. La sua terra ha dato uno spericolato uomo di impresa e di finanza, di cultura e di arte come Riccardo Gualino e solidi imprenditori tessili come i Piacenza, i Rivetti, i Barberis Canonico, gli Zegna.

Maurizio Sella è morto il 22 novembre dell’anno scorso. «Mio papà – dice Pietro – aveva interiorizzato una identità fra impresa, famiglia e istituzioni. Prima di andarsene, ha preparato tutto. Ha lasciato ogni cosa perfetta. A suo modo concedeva molto di sé. In lui non esisteva la distinzione fra bontà e durezza. Non ti autorizzava a pensare di non essere all’altezza. La sua era una forma particolare ed elevata di amore e di rispetto per l’altro, che veniva costantemente spinto a misurarsi con sé stesso e con i propri limiti, con le proprie paure e con la propria forza».

L’assenza di un padre toglie il respiro a tutti. La famiglia è una forma di destino che poi ognuno interpreta secondo le proprie vocazioni e le proprie possibilità. In un attimo, torniamo al qui e ora. Sergio Vineis (il figlio) porta in tavola un piatto – abbondante e molto buono – di agnolotti quadrati con tre arrosti diversi: vitello, maiale e gallina. Da bere scegliamo un Lessona San Sebastiano allo Zoppo del 2016, annata strepitosa nelle Langhe e molto buona anche per i nebbioli dell’alto Piemonte come questo.

I Sella – fra tessile e credito, rifugio famigliare e vita pubblica - hanno una tradizione coriacea e piena di una dedizione al lavoro, con una morigeratezza segnata dal detto famigliare “famiglia povera, azienda ricca”. Dal 1986 i membri della famiglia hanno ricevuto in media non oltre il 10% degli utili netti della banca, arrivati loro attraverso le società di controllo.

Qui davanti – dove oggi c’è la Banca Sella Patrimoni, una realtà in forte espansione guidata da Federico, fratello di Pietro – si trovava una volta la sede dell’istituto di credito. Nella memoria biellese si racconta che durante la Crisi del 1929 – quando il nome era Gaudenzio Sella & C. – il capo cassiere avesse avuto l’idea di mettere tutte le monete, tutte le banconote e tutti i titoli in vista dietro al bancone. Così mostrò, a chi chiedeva informazioni su quello che stava accadendo in tutto il mondo, che la ricchezza e i risparmi erano lì. La banca li mostrava e li proteggeva e, quindi, era solida.

Gli agnolotti sono notevoli. La tentazione di chiederne altri cade di fronte al pensiero della morigeratezza in ogni aspetto dei biellesi. La velocità della trasformazione odierna ha accelerato una pratica bancaria che, per secoli, è stata ripetitiva. Dice Pietro: «Quando sono nato io, nel 1968, tutto veniva fatto a mano. Me lo raccontava mio padre. Il primo gennaio alle nove del mattino gli impiegati iniziavano a fare i calcoli per gli interessi dell’anno passato. Il giorno successivo gli interessi venivano accreditati su ciascun conto corrente. Mio padre diventò amministratore delegato nel 1974. In quegli anni vennero introdotte le schede perforate. Quella meccanizzazione lasciò molti perplessi a Biella: sembravano investimenti eccessivi e troppo onerosi».

La solitudine dei numeri primi è una regola che vale anche nella definizione delle strategie delle imprese, manifatturiere e finanziarie. Tanto che la scelta di quegli investimenti fu circondata dalla perplessità di una comunità dedita religiosamente tanto al lavoro quanto al risparmio, in casa e in azienda, in famiglia e in bottega. Di secondo arrivano le polpette fatte con la carne delle galline di Carmagnola. Fuori c’è il silenzio che esiste soltanto nelle città di provincia, che a mezzogiorno sembrano ridurre il ritmo per rispettare il rituale del pranzo. Nulla, però, è mobile come la provincia italiana che, da almeno due secoli, appartata si misura con le nuove forme di infrastrutturazione dell’economia reale e con le frontiere tecnologiche. Due secoli fa, appunto, l’energia idromeccanica ha portato lo spirito di Manchester in un territorio di montagne, di vallate e di fiumi. A fine del Novecento ci sono state, in Banca Sella, le prime applicazioni digitali in una banca italiana. Nel febbraio del 1997 Banca Sella offre il primo servizio di pagamento via internet e, nel 1998, propone il primo conto online ed effettua la prima operazione di compravendita azionaria sul mercato italiano tramite internet. Oggi ogni cosa è immersa nel flusso della intelligenza artificiale. Spiega Pietro: «Non è affatto una bolla nelle conseguenze pratiche. È molto reale. Già ora la quantità di dati maneggiata dalle forme più avanzate di intelligenza artificiale è smisurata. Lo diventerà ancora di più. Il contenuto transazionale nell’attività relazionale della banca è destinato a ridursi. Il contenuto emozionale, di relazione e di conoscenza umana del cliente è invece destinato ad aumentare. Questo varrà a Biella come a New York, a Milano come a Londra, a Roma come a Taiwan, a Palermo come a Johannesburg».

Il Lessona del 2016 scorre bene. «Da qualche anno abbiamo incominciato a fare piccoli investimenti mirati. Per migliorare la qualità del prodotto e per posizionare meglio i nostri vini. Con l’aumento delle temperature i nebbioli che sorgono a nord e a maggiori altitudini avranno sempre più spazio e importanza», nota Sella.

Da banchiere (e da ingegnere) Pietro esprime un punto di vista allo stesso tempo laicamente tradizionale e iper-innovatore sui nuovi assetti nell’equity e nelle classi dirigenti: «Sono socio fondatore dell’Aidaf, l’associazione che raduna gli esponenti del capitalismo famigliare italiano. Questa struttura azionaria garantisce stabilità sul breve termine e gestioni protese al lungo periodo. Allo stesso tempo sono fondatore del chapter italiano di Endeavor, una organizzazione no profit per il supporto alla nuova imprenditorialità ad alto impatto, capace di creare nuove imprese. Non c’è contraddizione. Penso che le due dimensioni siano complementari. Ritengo naturale che, a fianco dei business tradizionali, ne nascano continuamente di nuovi. Noi lo abbiamo fatto. Le prime attività dei Sella nel tessile sono del 1570».

Come dolce finale Simone Vineis (il padre) ci porta delle ciliegie caramellate immerse in una crema catalana spumata e bruciata con lo zucchero. E, mentre io e Pietro ci salutiamo, mi viene in mente il giudizio duro come la pietra del Monte Rosa di Quintino Sella, secondo cui «in Italia non si ha abbastanza desiderio di arricchirsi per mezzo del lavoro e del risparmio. Regna una inattività generale non solo nel campo economico, ma anche nello scientifico, nel letterario, nel politico. Questo quietismo è la morte della Nazione». Fra rivoluzione industriale e intelligenza artificiale, manifatture e piccole banche, microcosmi e scenari internazionali, penso che Quintino avesse torto, perché l’Italia resta quel Paese in cui l’ottimismo del cuore, alla fine, ha il meglio sul pessimismo della ragione.

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