Con l’avocado di Sicilia rinascono i terreni abbandonati dell’Etna
Un progetto regionale punta ad aumentare la produzione del frutto tropicale che attualmente copre il 5% dei consumi nazionali e ha consentito il recupero di aree un tempo coltivate a limoni
di A.Rom.
3' di lettura
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La linea delle coltivazioni che si sposta sempre più a Nord, spinta dalla crisi climatica e dall’aumento delle temperature, cambia anche la geografia delle produzioni tipiche. Così alla lista già lunga di quelle della Sicilia si apprestano ad aggiungersi alcuni prodotti tropicali. Tra questi rientra ormai ufficialmente l’avocado di Sicilia, che con i suoi appena mille ettari di superficie coltivata, concentrati soprattutto sul versante est dell’Etna, è diventata la coltura subtropicale di maggiore interesse economico in Italia. Si tratta di una grande opportunità per la Regione, che tuttavia, nonostante sia tra i principali produttori in Italia, riesce a coprire solo il 5% della domanda nazionale.
Da queste premesse nasce il progetto “Avocado biologico siciliano: superfood per la valorizzazione delle aree ionico-tirreniche”, finanziato con la misura 16.2 del Programma regionale di sviluppo rurale, “Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie”, che ha visto insieme il dipartimento Di3A dell’Università di Catania, partner scientifico, otto aziende agricole e una società start up. I risultati del progetto sono stati illustrati all’Università di Catania da Mario D’Amico (direttore del dipartimento Di3A), Antonino Luculano (dirigente dell’Ispettorato provinciale dell’agricoltura di Messina), Aurora Ursino (presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali della provincia di Catania), i responsabili scientifici del progetto, i docenti del Di3A Giancarlo Polizzi e Alberto Continella, Laura Siracusa (dell’Istituto Chimica biomolecolare del Cnr), alla presenza dell’assessore all’Agricoltura, sviluppo rurale e pesca della Regione, Salvatore Barbagallo.
L’innovazione tecnologica nel caso specifico è stata finalizzata al miglioramento agronomico dell’avocado: la standardizzazione dei sistemi colturali agricoli e l’aumento del numero e della pezzatura dei frutti, la riduzione dell’alternanza di produzione. Ma anche alla valorizzazione delle caratteristiche salutistiche, la gestione delle malattie con misure ecocompatibili, la riduzione e l’utilizzazione dello scarto. Il progetto ha visto la nascita, infine, del primo olio di avocado siciliano, un prodotto “super food”, di altissima qualità, ricchissimo di sostanze ossidanti con acidi grassi essenziali e ricco in vitamine A, D, E, lecitine e proteine, destinato ai mercati nazionali e internazionali, che potrà essere proposto come una diversificazione delle attività agricole utilizzando lo scarto non idoneo alla commercializzazione.
L’avocado in Sicilia ha trovato l’habitat ideale in particolare nelle aree costiere della fascia ionica tra Catania e Messina e che si estendono sino alle falde dell’Etna (non oltre i 300 metri sul livello del mare). La maestosità del vulcano fa da barriera ai venti freddi e rende questo lembo di terra continuamente piovoso. L’avocado ha bisogno di terreni ben drenati, profondi e aerati, leggeri e sabbiosi, che consentono un buono sviluppo vegetativo e produttivo. L’Etna, oltre a proteggere dai venti e regalare un’umidità costante, dona anche uno straordinario terreno di sabbia vulcanica che costituisce un humus fertile ideale per la crescita delle piante.
Le aziende che hanno aderito al progetto coltivano quasi esclusivamente la cultivar Hass, limitando la presenza a poche altre varietà, soprattutto Fuerte e Bacon, a valori non superiori al 10 per cento. Le tre varietà coprono un calendario di commercializzazione limitato che va da novembre a marzo.


