Queste soluzioni firmate Mobilize sono pensate per triplicare il fatturato generato nel corso del suo ciclo di vita ed allungare lo stesso, ridurre i costi per i clienti proteggendoli dal calo del valore residuo e generare ricavi ricorrenti. E, con un uso ottimizzato dei mezzi, sia le case automobilistiche che le aziende possono vantare una riduzione degli sprechi.
Ma quello di Mobilize non è l’unica case history di case automobilistiche che si approcciano al mondo dello sharing con sezioni realizzate ad hoc. Infatti, anche il gruppo Toyota con il marchio Kinto ha aperto un nuovo business basato sull’idea di una mobilità semplice, inclusiva e accessibile.
L’approccio dunque non prescinde certo dalle tecnologie come l’elettrificazione per i veicoli, cavallo di battaglia storico del gruppo giapponese, e la digitalizzazione offrendo un ventaglio di soluzioni capaci di offrire a individui, aziende ed enti, vantaggi tangibili con ricadute ambientali, economiche e sociali. Questo per Toyota e per Kinto significa fare mobilità sostenibile, in ogni senso e ad ogni livello. Sono cinque i servizi che rientrano sotto l’ombrello Kinto e possono essere utili sia per un pubblico di privati che di flotte: tre cosiddetti Asset-based poiché fanno leva sui modelli elettrificati di Toyota e Lexus con la massima flessibilità nella durata e un gamma di soluzioni che vanno da un minuto a 6 anni. E sono: Kinto One per il noleggio a lungo termine rivolto ad aziende e privati; Kinto share che è il servizio di car sharing “station based”; Kinto Flex è un abbonamento da 1 a 12 mesi pay-per-use in procinto di essere presentato.
Ci sono poi due servizi service-based: Kinto Join che è il car pooling aziendale e Kinto go, un’app di mobilità integrata intermodale che permette di pianificare il proprio viaggio con qualsiasi mezzo di trasporto pubblico prenotando e pagando a distanza anche i parcheggi sulle strisce blu.
Infine, l’attenzione viene riposta su un caso molto recente (18 luglio 2022) con l’acquisizione da parte di Free2move (gruppo Stellantis) del servizio di car sharing battezzato Share Now, allora nato dalla joint venture tra Mercedes-Benz e Bmw. Una mossa strategica che premette a Free2move di prosegue i suoi piani di crescita che si pongono come obiettivo di diventare leader mondiale della mobilità (intesa come servizio), espandendo il concetto di Mobility Hub a 14 città. Ma ricordiamo che l’acquisizione rappresenta un importante passo verso l’obiettivo del piano Stellantis Dare Forward 2030 per la crescita finanziaria dei propri prodotti di mobilità che prevede il raggiungimento di 15 milioni di clienti e un fatturato netto di 2,8 miliardi di euro entro il 2030.