Autoconsumo

Comunità energetiche rinnovabili, 67 attive in Piemonte

Sul territorio un decimo delle nuove configurazioni di autoconsumo e circa il 20% di progetti di impianti collegati. Regione al lavoro su strumenti per incentivarle

di Sara Deganello

Solare sui tetti. Spesso una Cer nasce dal progetto di un’azienda che vuole costruire un impianto fotovoltaico sopra la propria sede produttiva

3' di lettura

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Sono 34 le configurazioni di autoconsumo costruite intorno ad almeno un impianto a fonti rinnovabili in Piemonte, istituite secondo i dettami del decreto Cacer, in vigore dal 24 gennaio 2024. Sono attive e certificate dal Gse, quindi ammesse al beneficio delle tariffe incentivanti previste. Sono quasi un decimo del totale nazionale, che ammonta a 372. La fotografia, dello stesso Gse, è aggiornata al 6 febbraio. Nel dettaglio, 15 sono comunità energetiche rinnovabili vere e proprie (Cer), 13 sono gruppi di autoconsumo di energia pulita che agiscono collettivamente, 6 sono autoconsumatori individuali. A queste 34 vanno aggiunte le 33 configurazioni nate rispettando la disciplina transitoria precedente al 2024: rispettivamente 6 Cer e 27 gruppi di autoconsumo, lo rileva sempre il Gse. Sono quindi attualmente 67 le unità operative di autoconsumatori di energia pulita presenti in Piemonte.

Il contributo Pnrr

Se andiamo a considerare gli impianti rinnovabili collegati alle configurazioni nate sotto il segno del Cacer – e per i quali sono riservati contributi a fondo perduto provenienti dal Pnrr pari al 40% dell’investimento se realizzati in comuni al di sotto dei 5mila abitanti – il Piemonte occupa invece una quota più ampia della torta nazionale, forse anche in virtù della sua conformazione territoriale, visto che è la seconda regione in Italia dopo la Lombardia per numero di comuni. Sempre secondo il Gse, che è l’organismo che gestisce anche questi contributi, è piemontese oltre il 22% delle richieste ammesse sempre al 6 febbraio. Sono infatti circa 200 gli impianti incentivati da costruire in Piemonte sui circa 900 progetti nazionali a cui il Gse ha dato via libera finora. Una cifra che dà l’idea della vitalità del territorio con un avvertimento: gli impianti, che devono entrare in funzione solo dopo la costituzione della Cer collegata, non corrispondono a una sola comunità che può infatti essere servita da molti.

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Il ruolo della Regione

Nel report sul tema relativo al primo semestre 2024 dell’Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano il Piemonte era la regione col maggior numero di iniziative in Italia (28). Del resto, l’impulso verso la costituzione delle Cer risale al 2018, quando la Regione approvò la prima legge sul tema in Italia (lr 12/2018). La stessa ha assunto poi un ruolo di coordinamento, che nel 2024 ha consentito di realizzare attività di promozione con stakeholder quali FinAosta, Unione Industriale di Torino, Fondazione Compagnia San Paolo, Unioncamere Piemonte, Gse ed Environment Park.

Favorire lo sviluppo delle Cer è uno dei punti del progetto Recrosses, nell’ambito del programma europeo di cooperazione Francia-Italia Alcotra. Angelo Robotto, direttore regionale Ambiente, energia e territorio parla di «obiettivo di supportare una trentina di comunità di autoconsumo all’interno di Alcotra: 15 sono in Italia, tra Valle d’Aosta e Piemonte, a Cuneo e Torino. Oggi l’obiettivo del progetto è già raggiunto, con ben 30 iniziative supportate. Proseguiamo e lavoriamo per coprire tutto il territorio regionale». E sul futuro si sbilancia: «La Regione è al lavoro su strumenti specifici per incentivare le Cer. Si tratta di iniziative ulteriori rispetto ai bandi regionali dedicati all’efficientamento energetico e allo sviluppo di impianti rinnovabili». La Regione Lombardia ha annunciato a gennaio 47,7 milioni a sostegno delle Cer su immobili di soggetti pubblici: «Ci stiamo muovendo in sincrono con le altre regioni della pianura padana», commenta Robotto.

Le criticità

L’esclusione della Pa dai contributi Pnrr per impianti a servizio di Cer è una delle criticità del meccanismo di incentivo secondo Alberto Lazzaro, ad di Coesa, energy service company fondata nel 2012 a Torino: «Su 2,2 miliardi stanziati sono stati prenotati solo una cinquantina di milioni. Oltre all’esclusione della Pa, come operatore vedo come limitante il vincolo legato a comuni fino a 5mila abitanti: perché? Un’altra limitazione, che preoccupa molto il soggetto che fa l’investimento, è che tutti gli impianti devono entrare in esercizio entro il 30 giugno 2026. Peccato che la rete distributiva a cui si devono collegare spesso sia congestionata e i tempi di allaccio vadano notevolmente oltre la data indicata, con prospettive in peggioramento e nessuna garanzia che questo possa avvenire. Sarebbe necessario svincolare l’obbligo di allaccio dalla fruizione dell’incentivo, oltre a posticipare la data ultima di richiesta del 31 marzo».

Piergiorgio Carotta, ad di Asti Energy, mette in luce anche un altro aspetto: «Il vero contributo alle Cer è la tariffa incentivante: il premio economico calcolato sull’energia condivisa che può garantire alle utenze finali un risparmio anche superiore al 30%. Le Cer nascono tecnicamente per localizzare la produzione dove c’è il consumo, armonizzandone il flusso, per migliorare l’efficienza del sistema elettrico. Noi stiamo proponendo un modello di comunità in cui il consumatore sia un operatore dell’energia che la rivende scontata ai propri clienti. Puntare solo sul contributo Pnrr a fondo perduto può avere un effetto controproducente, spingendo alla realizzazione di impianti che poi dovrebbero essere collegati a una Cer, ma chi controllerà?».

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