Comunità energetiche e shopping center, stadi da vivere oltre il 90esimo minuto
Da Milano a Cagliari, passando per Roma, Genova, Bologna e Taranto, crescono i progetti di costruzione ex novo o ristrutturazione di arene e palazzetti net zero carbon, inclusivi e capaci di generare servizi per i quartieri e ricavi tutta la settimana
di Paola Pierotti
4' di lettura
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Da Cagliari con la rigenerazione del quartiere di Sant’Elia, a Milano con la valorizzazione e il recupero di San Siro (sito che il Comune privilegia in attesa di un segnale ufficiale dalle due squadre), da Tessera con il bosco dello sport di Venezia a Campo di Marte con la riqualificazione del Franchi, fino a Roma con l’iter avviato per inserire il nuovo impianto nella zona di Pietralata, e con un test avviato per il Flaminio immaginando una profonda rigenerazione in connessione con il villaggio olimpico dei giochi del ’60.
Stadi e rigenerazione urbana, un binomio caro al ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che al Sole 24 Ore racconta il suo impegno sul tema, iniziato ormai 12 anni fa con B Futura, una piattaforma tecnica per lo sviluppo dei progetti in chiave interdisciplinare, dedicata ai club della Lega Serie B (di cui Abodi è stato presidente).
Rigenerazione e Pnrr
«Il primo progetto avviato con questo modello è stato quello del nuovo stadio di Cagliari - racconta il ministro - che è oggi alla vigilia della convocazione della conferenza dei servizi decisoria, con l’augurio che il cantiere possa essere aperto a cavallo tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo, secondo l’iter della cosiddetta legge Stadi».
Sotto questa lente, Abodi commenta con amarezza la bocciatura dell’Europa che in questi giorni ha confermato che il “Bosco dello Sport” di Venezia, del quale fanno parte anche uno stadio per 16mila posti e un palazzo dello sport per 10mila, e la rigenerazione dell’area di Campo di Marte a Firenze, con al centro lo stadio Franchi progettato dall’ingegnere Pier Luigi Nervi, non potranno essere rendicontati sulle risorse del Pnrr.
L’ineleggibilità di entrambi gli interventi nell’ambito dei Piani urbani integrati conferma «che l’Europa non riconosce il ruolo degli stadi nei processi di rigenerazione urbana, le infrastrutture sportive come infrastrutture sociali, pensando anacronisticamente allo stadio solo per il calcio».
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