Nel dibattito entra in campo anche il presidente della Lega Serie A, Lorenzo Casini: «Quello degli stadi in Italia non è un problema di norme, che ci sono, e neanche solo di risorse. Il vero nodo da sciogliere è quello delle procedure, spesso troppo lente e complesse, con i Comuni che purtroppo fanno fatica a gestire interessi e istanze relative alle diverse parti coinvolte. Auspichiamo l’istituzione di una cabina di regia permanente presieduta dal ministro dello Sport e composta anche da ministero delle Infrastrutture, Interni, Ambiente e Cultura, oltre che da Figc, Leghe e Istituto per il Credito Sportivo».
In occasione di un incontro organizzato le scorse settimane a Roma, Casini ha detto che «la Lega ha realizzato un dossier per ognuno degli stadi della Serie A, che rappresentano un patrimonio informativo comune, utile come punto di partenza per capire quali interventi sono necessari».
Abodi alza la posta e pensa agli stadi come comunità energetiche, integrando il tema dell’inclusione sociale e della vitalità di queste infrastrutture oltre il tempo del match, con quello ambientale. «È del tutto evidente che le coperture si prestano per essere usate in questo senso, gli stadi sono architetture che si usano poco la sera e possono accumulare molto durante il giorno. Parliamo di infrastrutture a saldo positivo di energia». Il driver dell’environment, oltre a quello social, allarga ulteriormente il campo della filiera dell’immobiliare e dei servizi integrati, per una tipologia architettonica che negli anni recenti ha visto scendere in campo soggetti con diversi core business, da Gabetti a Taranto a Costim a Cagliari, fino a Fincantieri Infrastructure (che dopo il ponte di Genova è partito da qui per una diversificazione industriale) a Bologna per la progettazione e la realizzazione dei lavori di riqualificazione e ammodernamento del Dall’Ara.

Cagliari. Dal gruppo Costim ad Accor e Snow Group per il nuovo stadio nell’area di Sant’Elia e le aree ricettive. Ora la palla è nelle mani della Pa, seguirà bando. Un’operazione di 160 milioni, (più un aumento di 70 milioni circa) per cambio di destinazione d’uso e aumento dei prezzi dei materiali.
Le opportunità e le nuove norme
Abodi sintetizza le tre modalità con le quali oggi si possono valorizzare gli stadi: la nuova legge entrata in vigore a gennaio, con diritto di superficie per un periodo fino a 90 anni (e con il bene che poi rientra nel patrimonio pubblico) e l’operazione affidata a un promotore, anche il club, che promuove l’operazione insieme a un partner industriale, come nei casi di Cagliari e Bologna, ai quali potranno far seguito Genova e Verona (quest’ultimo al momento in stand by dopo la dichiarazione di interesse pubblico del Comune, ma con uno stop da parte di un investitore messicano).

Bologna. L’accordo di partnership tra Bologna Fc 1909, il Comune e Fincantieri Infrastructure, siglato tre anni fa, scade a giugno. Previsti due impianti: la riqualificazione del Dall’Ara e uno stadio temporaneo a ridosso di Fico. Bando unico e gara entro l’anno.
La seconda opzione è quella dell’acquisto dello stadio a fronte della disponibilità a vendere da parte dell’amministrazione comunale, come è accaduto a Bergamo, e potrebbe accadere anche a Empoli, dove la vendita del Castellani finanzierebbe più operazioni nell’ambito di un masterplan dello sport; diversa è stata l’operazione del Sassuolo che ha acquisito lo stadio di Reggio Emilia da un’asta fallimentare.