Giustizia

Comunicazione dei magistrati più aggiornata, sì del Csm alle linee guida

Aggiornato il testo del 2018: rafforzata la tutela della reputazione. Nel procedimento penale spazio anche alle evoluzioni favorevoli alla persona indagata o imputata

di Giovanni Negri

IMAGOECONOMICA

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Arrivano al traguardo, dopo un percorso assai tormentato, le linee guida del Csm sulla comunicazione degli uffici giudiziari. Il plenum di mercoledì 10 giugno ha, infatti, approvato a maggioranza (quattro i voti contrari e tre le astensioni) il testo con una serie di emendamenti messi faticosamente a punto. Il vicepresidente Fabio Pinelli, nel suo intervento, ha sottolineato come «dobbiamo avere un’ossessione reputazionale anziché un’ossessione all’informazione esterna. Dobbiamo cambiare credo la modalità di pensiero e il senso di questa delibera è esattamente in questi termini. Ripristiniamo la reputazione e dopo ci occupiamo del diritto all’oblio».

L’aggiornamento

Il nuovo testo, ricorda la relazione illustrativa, prende atto del fatto che, «nell’ecosistema digitale», una notizia giudiziaria diffusa nella fase iniziale delle indagini può produrre effetti reputazionali assai più rapidi e persistenti del successivo accertamento processuale. «Da qui la scelta di affermare che la comunicazione istituzionale deve essere non solo rispettosa della presunzione di non colpevolezza, ma anche vera, necessaria, proporzionata, riparabile e aggiornata, così da evitare che l’inevitabile provvisorietà della fase investigativa si traduca in una compromissione irreversibile della dignità personale».

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La correzione

In coerenza con quest’impostazione, viene attribuito rilievo centrale alla distinzione tra comunicazione iniziale, comunicazione reattiva e comunicazione di aggiornamento. Accanto alla possibilità di correggere informazioni inesatte o distorte, già presente nel testo del 2018, si introduce l’esigenza di una comunicazione successiva quando l’evoluzione del procedimento o del processo modifica in misura significativa il quadro originariamente rappresentato dall’ufficio.

La richiesta

La previsione di comunicati di aggiornamento in caso di archiviazioni, revoche, annullamenti, proscioglimenti, assoluzioni o altri esiti di segno diverso rispetto alla fase iniziale punta a rafforzare la protezione reputazionale: se l’ufficio ritiene di dover comunicare una notizia in una fase iniziale del procedimento, poi può anche essere chiamato a rettificare la stessa notizia quando, nello sviluppo processuale, cambiano contenuto e significato. «Il criterio indicato dal testo è, sul punto, quello della tempestività, della visibilità e della simmetria informativa rispetto alla comunicazione iniziale».

Su questo passaggio, uno dei più innovativi delle nuove linee guida, è stato approvato un emendamento che trova un punto di equilibrio, evitando un intervento d’ufficio, previsto nella sola fase delle indagini preliminari, e chiamando poi l’interessato a sollecitare la comunicazione correttiva.

La conferenza stampa

La partecipazione del magistrato a conferenze stampa o incontri con i giornalisti sarà in genere consentita solo in casi specificamente motivati. La responsabilità della comunicazione è ricondotta all’ufficio giudiziario nel suo complesso, evitando che il singolo pm possa diventare il volto pubblico dell’inchiesta. Il dirigente dell’ufficio sceglie le modalità di comunicazione in via ordinaria, comunicati scritti diffusi attraverso i canali ufficiali dell’ufficio e, solo in via eccezionale, conferenze stampa.

I primi dati

Una previsione, quest’ultima, in linea peraltro con la disciplina attuativa della direttiva sulla presunzione d’innocenza approvata nello scorcio finale della passata legislatura. Dove la netta preferenza per il comunicato rispetto alla conferenza stampa è stata corroborata ieri in plenum dai dati forniti dal consigliere Roberto Fontana e relativi ad alcune Procure del Nord. A Milano, per esempio, nel corso del 2025, si è tenuta una sola conferenza stampa a fronte della diffusione di 29 comunicati; a Pavia, precipitato del caso Garlasco, zero conferenze stampa, ma 22 comunicati; a Torino, Genova e Venezia, zero conferenze stampa e, rispettivamente, 6,5 e 29 comunicati stampa.

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