Competenze ibride e più integrate nel bagaglio dei nuovi fleet manager
Oggi diventa fondamentale tenere in considerazione anche gli obiettivi di sostenibilità, di previsione e consuntivazione del budget e la condivisione di car policy e benefit, a stretto contatto con il mobility manager
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Integrazione e lavoro di squadra, per gestire la mobilità aziendale a 360 gradi. Sembrano quasi un mantra le linee guida che ispirano oggi i fleet manager. Sono ormai lontani i tempi della netta divisione tra la figura responsabile dell’acquisto e gestione del parco veicoli e quelle del mobility manager, che predispone i tragitti tra casa e luogo di lavoro e del travel manager, che invece organizza le trasferte. Con obiettivi di efficienza sempre più ambiziosi, la spinta a riunire le varie declinazioni della mobilità aziendale sta diventando un imperativo a cui è difficile sottrarsi.
«Oltre vent’anni fa la gestione dei parchi auto veniva demandata ai responsabili dei servizi generali o dell’ufficio acquisti, con il primario obiettivo di ottenere il miglior prezzo rispetto alle richieste dei driver», ricorda Riccardo Vitelli, presidente dell’Osservatorio Top Thousand, che riunisce i gestori delle principali flotte italiane. «Da allora, in molte aziende, è nata ed è riconosciuta la figura del fleet manager, che oggi si interfaccia anche con i colleghi per gli obiettivi di sostenibilità, previsione e consuntivazione del budget e la condivisione di car policy e benefit. Senza escludere il continuo benchmarking verso il mondo automotive per ottenere le migliori condizioni rispetto alle esigenze aziendali». La gestione della mobilità aziendale viene interpretata quindi in una prospettiva integrata, che prevede un rapporto sempre più stretto tra fleet e mobility manager.
La tendenza sembra destinata a crescere nei prossimi anni, anche se già oggi c’è chi sta sfruttando sinergie e approcci coordinati tra le due figure. «La crescente attenzione al miglioramento tecnologico dei mezzi – spiega Matteo Giacomo Colleoni, professore ordinario di studi urbani all’Università di Milano-Bicocca – ha aumentato la rilevanza del fleet manager nel sistema dei trasporti». Oggi è una figura sempre più legata a quella del mobility manager, regolamentata in Italia dal 1998, anche se affermatasi solo di recente. Nel 2022 solo il 40% delle aziende in Italia aveva un mobility manager, mentre oggi è presente in quasi la metà delle imprese.
«Le attività di mobility e fleet management offrono entrambe un contributo di primaria importanza per una mobilità più sicura e sostenibile», prosegue Colleoni. «Il mobility management contribuisce allo shift modale verso veicoli e infrastrutture tecnologicamente più efficaci per la sicurezza e la riduzione del traffico». Mentre nella maggior parte delle aziende fleet e mobility management restano funzioni separate, esistono realtà che hanno riunito le due figure, interpretate da un unico responsabile che può garantire maggiore uniformità e coerenza nella gestione della mobilità aziendale nel suo complesso. «Già da parecchi anni abbiamo concentrato nella funzione procurement la responsabilità degli acquisti relativi alla flotta aziendale, la gestione operativa della flotta e dei servizi travel», dice Valeria Braidotti, Head of procurement mobility services di Siemens. «Dal 2018 è stato ricompreso anche il ruolo del mobility manager, che in precedenza faceva capo alle risorse umane».
La sfida è sviluppare le migliori strategie di mobilità possibili, raggiungendo gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica previsti. Alla base dell’integrazione tra fleet, mobility e travel management c’è la consapevolezza che all’efficienza voluta si può arrivare soltanto condividendo le conoscenze tecnologiche e di mercato e i dati relativi a costi, carte carburante, parcheggi e pedaggi. «Sviluppare una visione integrata è fondamentale. Un team unico per l’approvvigionamento e la gestione dei servizi di mobilità fa sfruttare pienamente ogni risorsa», consiglia Braidotti.


