Risiko bancario

Commerz, la difesa di Berlino: non venderemo il nostro 12,7% a UniCredit

In questo modo punterebbe a bloccare i piani italiani su un ipotetico delisting. Le condizioni di Orlopp: premio adeguato e rispetto dell’attuale business model

di Isabella Bufacchi

 Imagoeconomica

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Il governo tedesco ha rincarato la dose del suo “no” alle mire di UniCredit su Commerzbank, dichiarando al quotidiano Handelsblatt di non avere intenzione di vendere la sua quota vicina al 12,7% che lo posiziona secondo azionista dopo Gae Aulenti. Con questa decisione, Berlino intende bloccare “i piani” della banca italiana sulla seconda banca tedesca, tra i quali potrebbe esserci ipoteticamente – ma non è stato mai dichiarato - un delisting come avvenuto all’epoca dell’acquisizione amichevole del 100% delle azioni di HVB. I cosiddetti “piani su Commerz” sono giudicati dal governo “insostenibili”, in particolare nell’interesse delle piccole e medie imprese tedesche. Ma secondo Berlilno non vanno neppure “nell’interesse degli stakeholders di UniCredit”. Il Ministero delle Finanze tedesco, contattato da Il Sole 24 Ore, non ha risposto alle domande.

Il governo tedesco ha chiarito inoltre ad Handelsblatt di voler respingere «fermamente gli approcci aggressivi», tra i quali quello di UniCredit: utilizzando il termine “aggressivo” già usato dalla Finanzagentur lo scorso venerdì nel respingere, tramite il Fondo di stabilizzazione, l’Offerta pubblica di scambio volontario a causa del premio “non appropriato”. Berlino ha reiterato che «continuerà ad agire nell’interesse dei dipendenti di Commerzbank, delle Mittelstand tedesche e di Francoforte in qualità di centro finanziario». La difesa degli interessi degli azionisti spetta evidentemente solo al consiglio di amministrazione della banca, che tramite l’ad Bettina Orlopp continua a porre due condizioni per poter tornare al tavolo delle trattative: un premio adeguato al valore della banca e il rispetto dell’attuale business model, incentrato nell’offerta di servizi finanziari alla clientela corporate Mittelstand in Germania e soprattutto nel mondo.

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La trasformazione di HVB in seguito all’acquisizione di Unicredit (avvenuta nel 2005 con Andrea Orcel advisor Merrill Lynch dell’operazione) soprattutto dal 2020 con Orcel ad, è il modello che viene proposto per Commerz. Ma non in termini di delisting quanto di maggiore efficienza, migliore utilizzo del capitale, riduzione dei rischi. Il cost-to-income ratio (punto di debolezza delle banche tedesche) per esempio in cinque anni è sceso in HVB dal 60,5% del 2000 al 30,2% del 2025.L’utile netto operativo è triplicato da 1,1 a 3,1 miliardi. E’ vero che i dipendenti a tempo pieno di HVB sono calati in poco più di cinque anni da poco più di 12.000 a circa 8.400, ma la riduzione del personale è un trend generalizzato nel sistema bancario europeo, come conseguenza della digitalizzazione, dell’home banking e del ridimensionamento delle filiali, oltre che per l’M&A. Sono proprio i dipendenti di Commerz, poco più di 40.100 e in calo anche con l’attuale management, al centro delle preoccupazioni del Governo federale che ha un tasso di popolarità molto basso e che teme il populismo spicciolo del partito di estrema destra AfD. Altra preoccupazione sono le Mittelstand: resta tuttavia da vedere se il modello di business di UniCredit, che in Germania viene descritto come concentrato sui grandi gruppi e sul retail e quindi in contrasto con quello di Commerz incentrato sulle Pmi, verrà replicato nella seconda banca tedesca oppure se dalla fusione Commerz-HVB nascerà un colosso bancario tedesco che punterà sul business model della corporate bank tipicamente tedesca, punto di forza tanto di Commerz quanto di HVB. Ma meglio gestita.

L’articolo di Handesblatt prende in considerazione tutti i “piani” di UniCredit che fallirebbero a causa del governo in quanto irremovibile con la sua quota vicina al 13%. Dopo la scadenza del periodo di accettazione dell’offerta di scambio volontario rivolta agli azionisti di Commerzbank, UniCredit si è assicurato oltre il 39% delle azioni: 12,51% dall’Ops e 26,77% già detenute. Inoltre può facilmente incrementare la propria partecipazione fino al 42,5%, attraverso derivati total return swap equivalenti a una partecipazione in azioni Commerz con diritto di voto del 3,225%.

Oltre al delisting, impossibile fino a quando il 13% è detenuto da Berlino, anche uno “squeeze out” sarebbe difficilmente realizzabile in quanto secondo la legge tedesca il nuovo proprietario di una società deve possederla al 90% per estromettere gli azionisti di minoranza con un indennizzo obbligatorio. Tutto questo tuttavia difficilmente dovrebbe rientrare nei piani reali di UniCredit in quanto fin dall’inizio della proposta di aggregazione, l’ad Orcel ha sostenuto di privilegiare un’operazione amichevole sicuramente nei confronti del governo tedesco, ma anche del management e dei dipendenti. La partita è ancora apertissima e i colpi di scena non vanno esclusi. Oggi Orcel parlerà a una conferenza.

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  • Isabella Bufacchi

    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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