Il mercato della salute
Per qualsiasi Governo britannico, convincere l’opinione pubblica a intaccare la protezione del sistema sanitario (National health service - Nhs) potrebbe rivelarsi un incubo. Il timore diffuso è che il negoziato con gli Stati Uniti sia proprio il grimaldello per privatizzare la sanità, a tutto vantaggio delle multinazionali Usa. Che già oggi possono fornire servizi nel Regno Unito, partecipando alle gare indette dall’Nhs. In caso di negoziato con Londra, nel mirino finirebbe però la stessa copertura pubblica delle spese per farmaci e prestazioni, che gli Usa accusano di deprimere i prezzi di mercato.
Il leader laburista Jeremy Corbin ha immediatamente giurato che lotterà con tutte le sue forze contro la «conquista del nostro sistema sanitario da parte delle multinazionali Usa». Condanne sono arrivate anche da diversi leader dei Conservatori: «Not on my watch», ha twittato il ministro alla Salute Matt Hancock. La stessa premier dimissionaria Theresa May si è mostrata a disagio.
Le condizioni di Trump
Le pretese americane non si fermano qui. A febbraio, l’Ufficio del rappresentante al Commercio Usa, l’agenzia guidata dal falco Robert Lighthizer, ha stilato le linee guide da seguire nei negoziati con Londra (dove, in realtà, di sistema sanitario non si parla in modo esplicito). Le richieste ricalcano quelle fatte all’Unione europea: oltre al fisiologico obiettivo di ridurre dazi e rimuovere tetti all’import di prodotti Made in Usa, Washington, chiede di «incentivare» le produzioni realizzate negli Stati Uniti e di abbassare gli standard britannici sulla qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari. In particolare, la Casa Bianca punta insomma a convincere Londra a rinunciare al bando sulle carni di pollo Usa disinfettate con cloro (per abbassare la carica batterica accumulata durante la macellazione) e sulle carni di bovini trattati con ormoni. Per Washington, questo genere di divieti «restringono ingiustamente l’accesso» delle imprese americane al mercato britannico e creano distorsioni sul mercato agricolo, a scapito degli Usa. Su questo versante, anche se l’opinione pubblica britannica non è (forse) sensibile come quella francese o italiana, manifesta tuttavia forti resistenze. Concessioni sull’agricoltura potrebbero essere molto costose anche per i Conservatori, che nelle regioni rurali hanno una base elettorale e che sono usciti umiliati dalle elezioni europee.
Nel report di febbraio, Washington chiede anche di stabilire un meccanismo che permetta agli Usa di reagire”con azioni appropriate” se Londra volesse avviare negoziati con una «economia non di mercato». Vale a dire con la Cina. Un modo per vincolare le politiche commerciali del partner: dopo essersi infilato nel tunnel della Brexit per recuperare la propria sovranità, il Regno Unito ne cederebbe un po’ agli Usa.