Aperture a ripetizioni di grandi supermercati (soprattutto a Genova), imprese del turismo che, troppo spesso, offrono contratti non regolari e il dumping delle grandi catene alberghiere che, sempre più, terziarizzano il lavoro affidandolo a cooperative sociali. Secondo Marco Camassi, segretario generale della Filcams Cgil Liguria, sono queste le principali cause del calo di occupati che si registra in Liguria, nel secondo trimestre 2024, principalmente nel settore dei servizi (-23mila addetti), nonostante il turismo (che si ascrive a quel comparto) sia andato bene, a livello regionale.
Per quanto riguarda l’andamento tendenziale del mercato del lavoro, recitano i numeri Istat raccolti dall’economista Mauro Zangola, nel 2° trimestre 2024 l’occupazione, in Liguria, è diminuita di 15mila unità (-2,3%,) rispetto all’analogo periodo del 2023. Il calo degli occupati è da attribuire al settore dei servizi. Nell’arco dell’anno, infatti, il comparto Commercio e pubblici esercizi ha perso 20mila addetti (-13,6%); negli Altri servizi il calo è stato più contenuto (-3mila addetti). Per contro, l’occupazione è cresciuta di 4mila unità nell’industria; di 3mila unità nelle costruzioni ed è rimasta stabile in agricoltura.
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Quanto alla congiuntura, tra il 1° e il 2° trimestre 2024, l’occupazione ligure è rimasta stabile. Ma prosegue l’andamento negativo di Commercio e pubblici esercizi, comparto che perde, nell’arco dei tre mesi, 20mila addetti. In calo gli occupati anche in agricoltura (-5mila) mentre gli addetti crescono nell’industria (+5mila), nelle costruzioni (+6mila) e negli Altri servizi (+15mila).
Peraltro, tra il 1° semestre 2019 e il 1° 2024, l’occupazione, dopo essere scesa da 595mila a 566mila a causa del Covid, in Liguria è tornata a crescere, portandosi a 627mila (+31mila unità).
Insomma, a quanto risulta, nella regione il fattore occupazionale, nel complesso, è migliorato solo in parte: «la perdita di posti di lavoro - dice Zangola - è stata arrestata ma la ripresa dell’occupazione è ancora lontana: ne fanno le spese soprattutto le donne e i lavoratori indipendenti o autonomi; desta preoccupazione, invece, la perdita di posti di lavoro di Commercio e pubblici esercizi, un comparto più di altri legato al turismo, settore portante dell’economia ligure».
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Secondo Camassi, la situazione occupazionale di commercio e servizi è da attribuirsi a diverse concause. Quest’anno, afferma, «c’è stata in Liguria, ma specialmente a Genova, che rappresenta il 60% della regione, una morìa di posti di lavoro nel settore del commercio e dei servizi. E se alcuni, i più piccoli, hanno chiuso a causa dei prezzi di stratosferici degli affitti, altri sono stati vittima delle aperture dei supermercati, che non portano veramente nuova occupazione perché si servono in gran misura di contratti a tempo determinato. Quelli del commercio sono stati rinnovati da poco, dopo anni e anni di mancato rinnovo, ma restano con paghe e salari bassi e orari massacranti. Anche per le piccole attività. Nel turismo, poi, che pure sta andando a gonfie vele, non si trova personale perché vengono offerti spesso condizioni non regolari, e l’occupazione non aumenta, a fronte di contratti stagionali con tanto lavoro nero e grigio. Dove un tempo c’erano 20 persone col contratto, oggi ce ne sono 10 regolari e 10 no. Poi c’è un altro dumping contrattuale, quello delle grandi catene alberghiere, che hanno terziarizzato tutti i servizi interni a cooperative sociali, che non rientrano nel contratto del commercio, del turismo e dei servizi, ma fanno a capo la funzione pubblica».
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