Formazione

Come trasformare il lavoro in mestiere nelle aziende moderne

Mentre il lavoro è definito da compiti standardizzabili e misurabili, il mestiere si fonda su esperienza, giudizio e creatività. Questa distinzione è cruciale per le aziende che vogliono mantenere qualità, innovazione e senso di appartenenza, evitando turnover e disaffezione

di Giovanna Prina*

Quali sono i profili e competenze decisive nel nuovo mondo del lavoro?

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Ciò che facciamo dal lunedì al venerdì - e talvolta anche nei weekend - è un lavoro o un mestiere?

I termini lavoro e mestiere sono spesso trattati come sinonimi, ma hanno in realtà significati profondamente differenti. A partire dall’etimologia.

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Lavoro proviene da latino labor, laboris, che significa principalmente fatica, sforzo - fisico o mentale.

Mestiere proviene invece da Ministerium, che a sua volta deriva da Minister e ha il significato di servizio, aiuto, supporto. Contiene quindi l’idea di utilità per gli altri.

Andando oltre l’etimologia, oggi possiamo definire il lavoro una prestazione retribuita, composta da compiti, obiettivi, responsabilità definite. Il lavoro è descritto da una job description, misurato da KPI, inserito in un organigramma. È pensato per essere sostituibile, scalabile, ottimizzabile. Trova il suo significato in una logica di efficienza.

Il mestiere, invece, ha una dimensione diversa. È fatto sempre di attività e obiettivi, ma anche di esperienza sedimentata, di sensibilità, di giudizio. Non riguarda solo che cosa fai, ma come lo fai.

Il termine mestiere ha in sé l’idea di professionalità: mette in campo le capacità personali e la creatività. In sintesi, mette al centro la persona e il suo senso di responsabilità verso il risultato.

Il lavoro risponde a: “Qual è il tuo ruolo e quali i tuoi compiti?”.

Il mestiere risponde a: “Che cosa sai fare bene, che rende speciale quello che fai e che ti rende punto di riferimento per gli altri?”.

Lavoro e Mestiere non sono quindi la stessa cosa.

La distinzione diventa cruciale in un’epoca in cui l’automazione e l’intelligenza artificiale stanno modificando in modo significativo le modalità di operare.

I lavori, intesi come sequenze di compiti standardizzabili, sono sempre più esposti alla sostituzione o alla compressione. I mestieri, invece, evolvono. Perché si fondano su dimensioni difficili da automatizzare:

• il giudizio, cioè la capacità di capire quando la regola non basta;

• la responsabilità personale verso il risultato;

• la creatività;

• il miglioramento continuo del proprio modo di fare.

Le evoluzioni del contesto possono trasformare alcuni mestieri in lavori, ma è anche vero che noi, che operiamo all’interno delle aziende, abbiamo la possibilità di giocare un ruolo attivo per far sì che - nel rispetto degli obiettivi da raggiungere, delle innovazioni e dei cambiamenti tecnologici - i lavori vengano ampliati, sviluppati e trasformati anche in mestieri. È un compito che ha una valenza culturale e sociale che come manager dobbiamo considerare nelle nostre responsabilità.

Le organizzazioni che, in nome dell’efficienza, oggi riducono in modo significativo spazi di mestiere rischiano di ottenere velocità nel breve periodo, ma di perdere qualità, innovazione e capacità di affrontare l’imprevisto nel lungo. Perdono, in sostanza, intelligenza organizzativa diffusa.

Se si offre solo lavoro, il risultato è turnover, disaffezione, calo di qualità, perdita di senso. Credo che i giovani stiano cercando di dircelo con le loro scelte: quando cambiano azienda dopo poco tempo, forse è perché non hanno trovato elementi di mestiere nel loro incarico. Non stanno scappando dalla fatica, ma dall’irrilevanza.

Le aziende dovrebbero chiedersi in quali ruoli si stanno coltivando mestieri e in quali, invece, stanno creando solo lavori. E fare in modo di inserire sempre in ogni posizione una parte di lavoro e una parte di mestiere.

Senza disconoscere il ruolo e il valore della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, ma rendendole alleate nella crescita delle capacità delle persone: ogni volta che si aumenta l’autonomia, si valorizza l’esperienza, si lascia spazio al giudizio professionale e si costruiscono percorsi di crescita basati sull’apporto personale, si sta trasformando un lavoro in un mestiere.

Ed è proprio lì che nascono l’orgoglio professionale, la qualità che dura nel tempo e l’innovazione.

*Founder&Partner bbsette – Consulenza, Formazione e Giochi Professionali

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