Così lo stupore profondo trasforma l’ego e ci permette di ritrovare equilibrio
L’awe spegne l’egocentrismo e apre a una visione interconnessa, migliorando relazioni, leadership e benessere personale
di Giulio Xhaet*
3' di lettura
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Nell’ultimo articolo per questa rubrica ho parlato dell’Awe: una sensazione di stupore profondo che ci fa sentire “piccoli” di fronte alla vastità e forza di qualcosa nel mondo, o del mondo stesso. Diverse ricerche hanno dimostrato come sperimentare spesso e governare l’awe (si pronuncia ooh) ci renda più soddisfatti della vita, più capaci di aiutare gli altri, e ottenere risultati più importanti, e anche diventare manager e capi più abili e più amati.
Ma perché e in che modo agisce l’awe dentro di noi? Cos’è che va a modificare?
Riprendiamo le parole dello psicologo dello stupore, Dacher Keltner: “Molti dei mali sociali di oggi derivano da un sé di default iperattivo, potenziato dall’egocentrismo delle tecnologie digitali. Per metterlo a tacere, serve lo stupore.”
Proviamo a definire meglio questo sé di default. Potremmo definirlo lo stato mentale in cui ci troviamo quando ci preoccupiamo su qualcosa che ci riguarda. Il focus è su noi stessi, orientato a protezione, vantaggio, controllo. Ad esempio, siete a un appuntamento con qualcuno che vi piace, e vi preoccupate di apparire seducenti e dire qualcosa che lo/la colpisca. Siete a un colloquio di lavoro e vi impegnate per apparire “bene”. Dovete convincere un investitore a finanziare la vostra startup e cercate di persuaderlo con storie e numeri.
Gestire bene il nostro sé di default permette di distinguerci dagli altri, ci rende padroni di noi e scova vantaggi competitivi. È funzionale, adattivo.








