Economia Digitale

Come sarà il Centro europeo di ricerca sull’intelligenza artificiale? Il manifesto di studiosi ed esperti

Riuniti all’Università di Bologna, alcuni tra i principali studiosi ed esperti di AI a livello internazionale hanno definito un Manifesto per un’istituzione compatta, fondata sul capitale umano, la collaborazione interdisciplinare e una solida base teorica, governata con trasparenza e indipendenza

di Luca Tremolada

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L’Europa non può più limitarsi a osservare l’intelligenza artificiale da bordo campo. Lo dicono alcuni tra i più grandi scienziati del mondo, riuniti a Bologna su invito del Nobel Giorgio Parisi e dal fisico Pierluigi Contucci. Il loro appello è chiaro: serve un Centro Europeo di Ricerca sull’Intelligenza Artificiale, un’infrastruttura pubblica, indipendente, fondata sul capitale umano e su una visione di lungo periodo.

Nel Manifesto presentato all’Alma Mater si immagina un’istituzione compatta, con un forte nucleo scientifico dedicato tanto alla teoria quanto alle applicazioni. Tra i firmatari ci sono nomi che hanno costruito l’intelligenza artificiale moderna: Yann LeCun, Premio Turing e capo scienziato di Meta AI; Cédric Villani, Fields Medal; Bernhard Schölkopf del Max Planck Institute; e Marc Mézard, oggi alla Bocconi.

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Il progetto è ambizioso. Si parla di un centro snello e ad alto impatto, capace di attrarre gruppi di ricerca visionari, di creare connessioni con startup e industrie, di trasformare i risultati scientifici in applicazioni industriali. In sintesi: una struttura che faccia da motore all’ecosistema europeo dell’intelligenza artificiale.

Ma non è la prima volta che la comunità scientifica invoca un “Cern dell’AI”.

IL DOCUMENTO

Verso un Centro Europeo di Ricerca sull'Intelligenza Artificiale

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Nessuno dei tentativi posti in essere ha avuto finora il peso istituzionale e politico del Cern. Mancano una sede centrale, un budget comune, una governance unitaria. L’Europa dell’intelligenza artificiale resta frammentata, con progetti nazionali che competono più che cooperare.

Dietro l’appello di Bologna c’è anche questa consapevolezza: senza una strategia coordinata, l’Europa rischia di diventare solo un laboratorio di talenti da esportare. Oggi la potenza di calcolo è concentrata tra Stati Uniti e Cina, così come i grandi modelli linguistici. L’Europa contribuisce alla ricerca di base, ma fatica a trattenere i ricercatori e a trasformare i risultati in innovazione industriale.

Per questo il Manifesto parla di un centro “fondato sul capitale umano”, con infrastrutture di calcolo condivise e accessibili, aperto a collaborazioni pubbliche e private ma governato da regole trasparenti. L’idea è quella di un luogo in cui scienza, industria e società dialoghino, producendo conoscenza e valore per tutti.

Un “Cern dell’AI” europeo non sarebbe solo un simbolo. Sarebbe un modo per affermare che l’intelligenza artificiale non è proprietà di poche aziende globali, ma una tecnologia di interesse pubblico, come lo furono l’energia nucleare o il web, nato proprio al Cern.

La domanda, però, resta sempre la stessa: chi pagherà? E soprattutto, chi sarà disposto a cedere un po’ di sovranità scientifica per costruire una visione comune? La storia del Cern insegna che i grandi progetti nascono solo quando la politica decide di seguirli.

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  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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