Le mosse di Bruxelles

Come reagire in caso di mancato accordo sui dazi: il dilemma che agita la Ue

Consenso tra i 27 per una rapida intesa di principio, controverse le ritorsioni. Anche in caso di rapida intesa poi, l’incognita è se sospenderebbei pes anti dazi Usa in vigore su alcuni settori come acciaio e alluminio

dal nostro corrispondente Beda Romano

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un incontro durante il suo primo mandato con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen

2' di lettura

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BRUXELLES – È un crinale sottile quello percorso dall’Unione europea nelle sue sofferte trattative commerciali con gli Stati Uniti. Vi è certamente consenso tra i Ventisette per trovare rapidamente un accordo di principio con Washington, pur di evitare una dannosa guerra economica. Nel caso non si trovasse spazio per una intesa i paesi membri dovrebbero decidere se e come rispondere alle scelte unilaterali americane. Su questo fronte, il dibattito tra i Ventisette è ancora aperto.

Aveva spiegato un portavoce comunitario venerdì sera: «La posizione della UE è stata chiara dall’inizio: siamo favorevoli a una soluzione negoziata con gli Stati Uniti, e questa rimane la nostra priorità. Sono stati compiuti progressi verso un accordo di massima durante l’ultimo ciclo di negoziati svoltosi questa settimana. ⁠Dopo aver discusso lo stato di avanzamento della questione con i nostri Stati membri, la Commissione europea tornerà a discutere nuovamente con gli Stati Uniti nel fine settimana».

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Conosciamo l’oggetto del negoziato. Attualmente sono in vigore dazi decisi a suo tempo dall’amministrazione Trump: del 50% sull’acciaio e sull’alluminio, del 25% sulle auto, e del 10% su tutta una serie di altri prodotti. In mancanza di intesa, la Casa Bianca ha minacciato ulteriori tariffe fino al 50%. Le ultime riunioni diplomatiche tra i Ventisette hanno mostrato un consenso crescente in vista di un rapido accordo-quadro, che metta fine all’incertezza degli ultimi mesi.

Secondo le informazioni raccolte ieri a Bruxelles, la stessa Commissione europea sta spingendo sui Ventisette perché accettino una intesa rapida (la quale sarebbe poi da negoziare nei dettagli). Notava però ieri un diplomatico: «C’è ancora troppa confusione sui termini» di un eventuale compromesso. Peraltro, ha aggiunto, «un accordo di principio potrebbe non sospendere i pesanti dazi settoriali, in attesa di uno o più accordi definitivi. E questo sarebbe un problema».

Mercoledì 9 luglio verrà a scadere il periodo di grazia con il quale il presidente americano Donald Trump ha sospeso per 90 giorni i cosiddetti dazi reciproci od orizzontali, annunciati in aprile. In questi ultimi giorni, la Casa Bianca ha preannunciato una serie di misure commerciali contro una dozzina di partner con cui il negoziato va a rilento. Minaccia per il futuro, nel caso di mancata intesa, o ricatto per il presente, durante la trattativa? Probabilmente entrambi.

I Ventisette sono sul chi vive, in attesa di prossimi segnali da parte della Commissione europea per capire l’esito del negoziato in questo fine settimana. Nel caso le trattative fallissero o fossero insoddisfacenti, l’Unione dovrà decidere se e come adottare rappresaglie. I pacchetti di misure sul tavolo sono due. Il primo, preparato in risposta ai dazi sull’acciaio e l’alluminio, è stato sospeso per venire incontro all’amministrazione Trump durante il negoziato.

Il secondo pacchetto deve servire come ritorsione ai dazi reciproci od orizzontali. Le misure commerciali, del valore di circa 90 miliardi di euro, non sono ancora state ufficialmente approvate dai governi. Il tema è delicato tra i Ventisette, che dovranno decidere se e come adottarle nel caso di fallimento del negoziato. Inoltre, diplomatici confermavano ieri che il dibattito tra i paesi membri su eventuali sanzioni nel campo dei servizi digitali non è ancora stato seriamente avviato, tanto è controverso.

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