Consigli per gli studenti

Come prepararsi al compito di Economia aziendale

Ogni anno, nella traccia ministeriale della seconda prova, l’azienda Alfa S.p.A. rischia il tracollo. E ogni anno migliaia di studenti provano a salvarla.

di Nadia Didonna

 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO ANSA

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Ogni anno, nella traccia ministeriale della seconda prova, l’azienda Alfa S.p.A. rischia il tracollo. E ogni anno migliaia di studenti provano a salvarla.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Correva l’anno 1997. Ronaldo vinceva il Pallone d’Oro, nelle librerie nasceva il maghetto più famoso del mondo e cinque ragazze britanniche urlavano al mondo “Spice Up Your Life”. Io, invece, studentessa della Ragioneria “Bernardino Grimaldi” di Catanzaro, ero in preda al panico, altro che «Rendi la tua vita più vivace» come cantavano le Spice Girls: fissavo la traccia della seconda prova, davanti all’abisso di un foglio bianco, col terrore che rimanesse tale per le sei ore successive. Ero un’allieva studiosa, eppure, guardando quel compito di Ragioneria, il primo pensiero fu: «Caspita, questa azienda Alfa S.p.A. ha più problemi di me!». Ed è stato esattamente in quel momento che è iniziato il mio esame di Stato.

Loading...

Un compito di realtà

Diciamolo senza giri di parole: la seconda prova di un Istituto tecnico economico non è più il vecchio “tema di ragioneria”. Oggi è un compito di realtà, un piccolo romanzo aziendale in cui lo studente è il protagonista e deve mettere ordine non solo nei conti, ma soprattutto nei propri pensieri.

Da docente, la domanda che mi sento rivolgere più spesso è sempre la stessa: «Prof, cosa dobbiamo studiare?». La mia risposta, per quanto possa sembrare poco rassicurante, è: «Tutto e niente! Occorre ragionare». Ricordo con affetto un episodio accaduto in classe qualche anno fa. Eravamo davanti a un calo del fatturato dell’impresa che stavamo esaminando e dovevamo adottare alcune strategie per contrastare questo fenomeno. Uno studente poco studioso, ma particolarmente sveglio, mi disse: «Prof, non facciamo prima a chiuderla questa azienda e aprire un chiringuito al parco Foscolo di Busto Arsizio (località dove è situato l’Istituto nel quale insegno)». Ecco: forse, aveva anche ragione, ma oltre al pragmatismo, serve la tecnica e la nostra impresa non poteva essere liquidata così su due piedi.

Perciò, ritornando all’esame di maturità, le formule sono importanti, ma bisogna capire cosa stia succedendo davvero a quella creatura immaginaria che il ministero si ostina ancora a chiamare Alfa S.p.A. Un nome che evoca primati, ma che nella realtà dei compiti d’esame presenta criticità degne di un consiglio di amministrazione in stato d’assedio.

Negli ultimi anni la prova ha cambiato pelle. Non è più una sommatoria di esercizi isolati, ma un caso integrato. Non ci si limita a calcolare ROI, ROE o leverage; si chiede di spiegare perché quel ROI è crollato e cosa farebbe lo studente, nei panni del manager, per risollevare le sorti della nostra sventurata Alfa. Non basta più “sapere”, bisogna “saper pensare”.

Il paradosso è che molti ragazzi arrivano preparatissimi, ma nel modo sbagliato. Conoscono il piano dei conti e le scritture contabili — gli strumenti del mestiere — ma non sanno come usarli per interpretare la realtà. Il panico scatta davanti a un bilancio previsionale: lì le certezze del libro giornale crollano e ci si ritrova senza paracadute.

Il segreto? Leggere. Ma leggere davvero. Capire la forma giuridica, scovare le informazioni esplicite e, soprattutto, intuire quelle implicite che la traccia sussurra tra le righe. In quelle ore, lo studente deve sentirsi un economista che decodifica la realtà prima ancora di quantificarla. Poi, certo, arrivano i numeri. Adoro l’Economia aziendale, perché i numeri sono onesti: non puoi scappare, il Conto economico deve dare un risultato e lo Stato patrimoniale deve pareggiare. Ma la notizia confortante è che un errore di calcolo può capitare; ciò che viene premiato è il filo logico, il ragionamento più o meno sofisticato che, traghetta l’impresa dalla crisi alla stabilità.

Se poi, come Ulisse, riuscirete a uscire indenni dalla parte obbligatoria (la Maga Circe), vi troverete davanti ai due “mostri” della scelta (Scilla e Cariddi): i quesiti. Spesso la scelta cade su quello che appare a prima vista più facile o breve, salvo scoprire a metà strada insidie nascoste degne di un’espressione con radicali e frazioni. Il trucco qui è strategico: non seguite la pancia, seguite i vostri punti di forza.

Il fattore tempo

Sei ore all’inizio sembrano un’eternità; alla fine non bastano mai. C’è chi parte a razzo e si perde nei meandri dei calcoli che non tornano. Anche qui, però, l’economia aziendale ci offre la strada maestra per uscire dagli impacci e orientarsi nella prova: un imprenditore pianifica, programma e controlla. Lo studente deve fare lo stesso: prima analizzare, poi decidere, infine eseguire.

L’aspetto più autentico di questa prova è che richiede un’assunzione di responsabilità, seppur sulla carta. Non serve solo a valutare quanto si è studiato in cinque anni, ma a dare un senso a quel percorso. Dimostra che dietro ogni scrittura contabile c’è una scelta, dietro un bilancio c’è una storia e dietro un numero c’è una realtà viva. Il voto è solo un numero; la capacità di affrontare un problema complesso e dargli una forma — la propria, unica soluzione — è la vera vittoria.

Quanto alla povera Alfa S.p.A., possiamo dormire sonni tranquilli: sopravvive ogni anno a migliaia di manovre azzardate. Forse perché, in fondo, è stata creata per insegnare, non per fallire.

Docente di Economia aziendale all’Istituto tecnico economico Enrico Tosi di Busto Arsizio

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter Scuola+

La newsletter premium dedicata al mondo della scuola con approfondimenti normativi, analisi e guide operative

Abbonati