Come il nazionalismo dei consumi sta cambiando il mercato cinese e sfidando le aziende occidentali
Perché la Cina non consuma più come prima / 2. L’orgoglio nazionale trasforma il Made in China in simbolo di qualità e innovazione, imponendo nuove regole di ingaggio per i brand stranieri
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Dei quattro mutamenti sociologici che stanno trasformando profondamente il consumo della Cina moderna, quello forse con le implicazioni maggiori per le aziende occidentali è il Guochao (国潮 - “Onda Nazionale”), ovvero il nazionalismo dei consumi.
Chiedilo al Sole
Le radici del Guochao vengono da lontano. È infatti da più di un ventennio che il governo cinese ha instaurato una propaganda millenaristica, culminata ufficialmente nel 2008 con i primi giochi olimpici sul suolo cinese a Pechino. Il messaggio centrale al popolo cinese è che questo sarebbe il secolo in cui tocca finalmente alla Cina dominare la scena economica mondiale, riscattando le umiliazioni coloniali passate.
Ma la vera onda del Guochao è arrivata solo durante la pandemia, con l’isolamento internazionale nel quale la Cina si è venuta a trovare, per i sospetti sull’origine e per la poco tempestiva comunicazione all’Oms. Di fronte alle critiche internazionali, i cinesi hanno sviluppato una specie di sindrome da assedio e l’opinione pubblica si è compattata attorno all’orgoglio nazionale. Proprio durante la prima fase della pandemia, mentre l’Occidente era in grande affanno, la Cina sembrava aver risolto il problema velocemente e i cinesi hanno sperimentato sulla propria pelle per la primissima volta un senso di superiorità del “modello Cina”.
Successivamente le tensioni con gli USA già dal governo Biden ed i recenti boicottaggi da parte di alcuni brand internazionali (come il caso del cotone dello Xinjiang da parte di H&M) hanno accelerato il desiderio di sostenere l’economia nazionale interpretando il consumo come un atto patriottico: comprare un’auto elettrica BYD o uno smartphone Huawei è diventato un modo per dire: “Io sto con la Cina”.
Allo stesso tempo, con i confini chiusi per tre anni, i cinesi non hanno più avuto la possibilità di viaggiare e di confrontarsi con l’estero. In questo isolamento i brand locali hanno avuto praterie libere per dominare il racconto mediatico portando ad un ribaltamento piscologico della percezione della qualità del “Made in China” come autentico motivo di orgoglio culturale e tecnologico.








