Interventi

Come capire meglio il settore della gestione del credito

di Michela De Marchi e Christian Faggella*

 THAWEERAT - stock.adobe.com

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

I numeri del XVI Rapporto realizzato da Unirec insieme a Nomisma parlano chiaro: il settore della gestione del credito si presenta in salute, con 55,5 milioni di pratiche gestite per un controvalore di 188 miliardi di euro – equivalente all’8,3% del PIL – e recuperi per 22 miliardi, pari all’1% del PIL. La produttività ha registrato un incremento del 15%, mentre il volume delle pratiche è aumentato del 40% nel quinquennio: testimonianza del fatto che il settore ha saputo incrementare, qualificare e rendere sempre più efficiente la sua capacità gestionale.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I dati permettono di quantificare il contributo della credit industry al sistema Paese. Il settore ha un effetto moltiplicatore su numerose filiere produttive: grazie ai crediti recuperati, le imprese possono preservare liquidità e tutelare posti di lavoro, mentre le famiglie possono tornare ad accedere al credito, sostenendo nuovi consumi. Un circolo virtuoso che rende il settore generatore di valore condiviso.

Loading...

I dati del Rapporto, tuttavia, non tengono conto delle evoluzioni geopolitiche e macroeconomiche: dalla crisi mediorientale ai dati sull’inflazione, alle conseguenze che ne verranno, a partire dal caro energia.

Si tratta di fattori che incontrano un sistema solido. Come già comprovato con la pandemia e il conflitto in Ucraina, le aziende del settore si sono dimostrate in grado di assorbire volumi variabili, grazie a una capacità produttiva efficiente e flessibile.

Accanto alle dinamiche di mercato, inoltre, il settore si trova ad affrontare una serie di sfide legate all’evoluzione normativa e tecnologica, con la necessità di adeguarsi a un quadro regolatorio sempre più esigente in materia di compliance, protezione dei dati, cybersecurity. L’aumento dei rischi informatici, la necessità di gestire grandi volumi di dati in modo sicuro e di adottare tecnologie avanzate, mantenendo al tempo stesso elevati standard di trasparenza, controllo e tutela del debitore, , rappresentano le sfide del presente e del futuro prossimo.

Di fronte a un’eventuale nuova ondata di crediti deteriorati, l’Industry avrebbe la capacità di rispondere con prontezza, grazie a una struttura salda e alla possibilità di scalare rapidamente la capacità produttiva.

L’evoluzione normativa e tecnologica si riflette anche sulla struttura dei costi del settore.

Tecnologia, compliance e risorse umane rappresentano le principali voci di costo e i driver di trasformazione del settore. La crescita degli investimenti in piattaforme CRM e tecnologie di gestione, indicata come principale voce dal 57% delle imprese, si accompagna all’aumento degli oneri di compliance – GDPR, AML, DORA – e ai costi legati alla sicurezza informatica, segnalata come area più onerosa in termini di tempo dal 75% delle aziende.

Questi dati entrano in attrito con il secondo elemento: i KPI economici di performance richiesti dalle committenti. Il report sottolinea come molte attività – audit, reportistica, adeguamenti contrattuali o richieste ICT – generino costi significativi non riconosciuti nei meccanismi di pricing. Da qui una compressione dei margini che rischia di compromettere la sostenibilità del servizio nel tempo.

La conciliazione tra questi due piani passa attraverso una revisione dei modelli contrattuali e dei KPI che valorizzino gli obiettivi di minimizzazione della conflittualità e protezione della reputazione della committente e, in generale, soluzioni sostenibili per tutti gli stakeholder. Ed infatti, la rifinanziarizzazione del debitore genera valore per tutti gli attori coinvolti, facendo aumentare i tassi di recupero nel medio periodo e riducendo il contenzioso.

Un vero e proprio change management è ciò che occorre per conciliare l’apparente dicotomia tra impatto tecnologico e approccio umanistico. La sostenibilità del sistema passa attraverso investimenti in formazione degli operatori, capaci di sviluppare competenze negoziali, empatia, capacità di analisi e utilizzo avanzato degli strumenti digitali.

In conclusione, costi crescenti, KPI coerenti e sostenibilità richiedono un cambio di paradigma: non è più sufficiente ottimizzare singole leve, è necessaria una visione integrata con al centro l’equilibrio tra committenti, servicer e debitori.

*Michela De Marchi, Segretario Generale di Unirec e Christian Faggella, Managing Partner di La Scala Società tra Avvocati

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti