Viandanza

Come il Camino di Santiago unisce l’Europa e il mondo

Dai Pirenei all’Atlantico, 900 km sulle orme dei pellegrini medievali fino alla tomba di San Giacomo, fra mesetas, vigneti e grandi silenzi

di Maria Luisa Colledani

La Cattedrale di Santiago di Compostela custodisce la tomba dell’apostolo Giacomo

5' di lettura

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Il cammino è misura di tutte le cose. Dell’andare e del fermarsi, della solitudine e del respiro. Se poi è il Camino (una m, è spagnolo) di Santiago non resta che partire, un passo dopo l’altro, fino alla tomba dell’apostolo Giacomo. Si può iniziare dai Pirenei, a Saint-Jean-Pied-de-Port, o da Siviglia, da Lisbona o da Irun perché tutte le strade portano a Compostela, dove, secondo la leggenda, tra l’813 e l’830, l’apparizione di una stella condusse l’eremita Pelagio alla tomba del santo, che nel VI secolo – così ricordano le fonti – era stato in missione nella penisola iberica per poi essere decapitato da Erode una volta tornato in Palestina (44 d.C.). Furono i suoi discepoli a seppellirlo dove fu poi trovato, nel campo della stella (Compostela, appunto), e dove il vescovo Teodomiro fece costruire una prima chiesa in suo onore.

Lungo il Camino di Santiago

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Quella chiesa è la cartolina che milioni di occhi ogni anno aggiungono ai loro ricordi, perché partire è un atto di fede, il bisogno di incastrare pezzi di vita o vedere l’effetto che fa. Il Camino Francés è il più classico, quello storico, dai Pirenei all’Atlantico, 800 chilometri, e altri 100 per l’Oceano dove raccogliere la capasanta, la “concha de romeros”, simbolo di San Giacomo. Lo zaino deve bastare per qualcosa più di un mese e nella prima tappa, verso Roncisvalle per scollinare i Pirenei, si fa sentire. Siamo in Navarra, da Pamplona a Puente la Reina, dove “todos los caminos se hacen en uno solo” (tutti i cammini diventano uno solo). Ogni giorno un nuovo ostello, un nuovo letto, un nuovo café con leche, nuovi incontri, l’Europa è rappresentata tutta ma ormai Santiago è una star internazionale ed è United Nations of Caminos: a cena ascolti Irina da Mosca e Darya da Kiev che dialogano, o Joy da Taiwan e Kim da Shanghai che programmano la tappa successiva. Avrebbero molto da imparare i politici se ascoltassero i viandanti e il loro desiderio di pace.

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Si va verso Logroño e Santo Domingo de la Calzada, dove in cattedrale ci sono ancora alcuni galli bianchi a celebrare il miracolo dell’impiccato, ricordato anche dai dolcetti ahorcaditos (letteralmente, gli impiccati), per arrivare a Burgos, luminosa nella sua cattedrale che accoglie El Cid, eroe di Spagna, e la moglie Doña Jimena. La Rioja è vigneti a perdita d’occhio e i 180 chilometri di mesetas restano la parte più introspettiva dell’andare. D’altra parte, Peter, assicutatore londinese 60enne, sottolinea tante volte che «in ognuno di noi vive un monaco».

Nelle mesetas, San Nicolás de Puente Fitero merita una tappa: qui la Confraternita di San Jacopo gestisce la cappella diventata dormitorio e refettorio. Il tempo è immobile ed Eduardo mi ricorda che «il cammino più difficile è quello che va dalla testa al cuore». Nulla davanti, solo il silenzio e la certezza che ogni orizzonte ammette l’impossibile. E noi siamo l’impossibile che si fa vita e arriva a León, fondata dai Romani nel 68 d.C. e immensa nella sua cattedrale gotica che tocca il cielo. Davanti a queste vette bianchissime, Terri, australiana di Brisbane, si commuove: «Pensavo da anni alle strade di Spagna perché volevo camminare nella storia e nella cultura». Quanto spesso dimentichiamo la nostra fortuna di essere europei, nutriti a pane e arte. D’altra parte, ognuno fa il cammino che vuole e che può. Lo ha scritto meglio di chiunque altro Antonio Machado: «Caminante, no hay camino, / se hace camino al andar» (Viandante, non c’è cammino, / il cammino si fa andando).

Alcune città monumentali e infiniti pueblos, con poche case, piccole chiese romaniche (troppo spesso chiuse), il sapore intenso della vita lenta e di chi ti offre acqua o pomodori freschi. Dopo Astorga si sale verso Foncebadón e la Cruz de Hierro, che si eleva sul cumulo di miliardi di sassolini portati nei secoli dai pellegrini. Il luogo è magico e anche Luna, greca di Atene, che con la bellezza ha una certa consuetudine, si scioglie: «Sono partita alla ricerca di me e ogni giorno trovo meraviglia a piene mani che mi rende serena». I monti di Léon sono oceani colorati da cisti, erica e ginestre in fiore, sarebbero piaciuti a Van Gogh, come pure i vigneti del Bierzo. Prima della vetta di O Cebreiro inizia la Galizia, distese di eucalipti profumati, di castagni e querce secolari. La meta è a 100 chilometri e, dopo Sarria, tanti pellegrini senza troppe motivazioni ma anche una persona bella come Diana, che cammina per sé e per far conoscere la Fondation Frédéric Gaillanne, che istruisce cani-guida per i minori ciechi. Portomarín, Mélide, Pedrouzo e finalmente dal Monte do Gozo si intravvedono le guglie della cattedrale. La freccia gialla che indica la strada ovunque non serve più, perché è il suono della gaita, la cornamusa galiziana, a “prenderti per mano” fino in Praza do Obradoiro. La Cattedrale romanica, dominata dalla statua di San Giacomo, scioglie la fatica in pianto e il Pórtico de la Gloria, realizzato dal maestro Matteo tra il 1168 e il 1188, è lacrime pure: al centro c’è Santiago, su cui troneggia Cristo Redentore, e ai piedi della colonna, la radice dell’albero di Jesse, si vedono le impronte di una mano. Dopo il restauro del 2018, è vietato posare la propria ma quel lucido ricorda San Francesco, che qui arrivò nel 1214 e milioni e milioni di viandanti dopo di lui. Non resta che pregare sulla tomba dorata di Santiago e aspettare la messa dei pellegrini per assistere al rito del Botafumeiro, l’immenso incensiere d’argento che tutti ci benedice. E invita anche alla scoperta della città, patrimonio dell’Unesco dal 1985, fra vie strette, monasteri e chiese. Senza dimenticare di far visita a padre Fabio, avvolgente e profondo: se tutti i don fossero così, le chiese sarebbero di sicuro più piene. Ogni giorno, dice messa per i pellegrini italiani nella Chiesa di Santa Maria del Cammino, che era l’ultima, nel Medioevo, prima della Cattedrale di Santiago e qui i viandanti promettevano di tornare ancora alla tomba di Giacomo: «Ora voi tornerete più ricchi nelle vostre case - dice padre Fabio - perché lungo il Camino avete incontrato tante genti e tante idee diverse da voi».

Si riparte per Finisterre, la fine del mondo. Patrick e Marianne sono silenziosi. Al km zero, tra il vento e l’oceano, c’è l’infinito. Basta sedersi qui, davanti alla luce, per scoprirsi umani, sfiniti dai chilometri e a un passo – l’ultimo, davvero – dalla felicità.

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