Carriere

Come cambia il rapporto tra impresa e individuo: più continuità e condivisione di competenze

Leadership, reskilling e consigli per giovani e professionisti senior dal presidente dell’Associazione Alumni Accenture

di Gianni Rusconi

Giovani carta vincente per le imprese, ma l'Italia li perde

5' di lettura

5' di lettura

Un patrimonio quanto mai importante in uno scenario macroeconomico in costante evoluzione e caratterizzato da un mercato del lavoro che cambia molto rapidamente, nel quale le carriere si sviluppano in modo meno lineare e più dinamico: di cosa stiamo parlando? Di un nuovo paradigma relazionale tra impresa e individuo che sta emergendo in modo deciso, privilegiando il concetto di “Life Time Relationship” a quello di “Life Time Employment” e riflettendo un approccio orientato a riconoscere il valore della continuità anche oltre il rapporto formale di lavoro.

È in qualche modo questa la visione che ispira da 20 anni le attività dell’Associazione Alumni Accenture, una community professionale che oggi raggruppa in Italia circa 10.000 iscritti (è fra le più grandi in Italia e una delle più rappresentative dell’Alumni Global Network) con alle spalle un’esperienza lavorativa nella multinazionale della consulenza e che fa della condivisione di competenze (tecnologiche e manageriali) e della propensione all’innovazione e del networking strategico i suoi principali asset.

Loading...

Promuovere iniziative per favorire lo sviluppo e la crescita professionale degli associati è una missione che si concretizza attraverso occasioni di formazione e opportunità per consolidare le relazioni con gli ex colleghi, al fine di condividere esperienze, best practice e storie di successo. Un laboratorio attivo di riflessione, in altre parole, che mette al centro le persone, valorizzando sia le esperienze acquisite sia le potenzialità future e trasformando la relazione tra ex dipendenti e azienda in un legame duraturo, alimentato da uno scambio continuo fatto di know-how e mentorship. E i temi di management che animano le piattaforme di discussione sono del resto gli stessi che popolano le agende dei responsabili HR e di tutti gli esponenti della C-Suite: leadership, talenti, impatto sociale delle competenze manageriali, career development e lifelong learning.

La trasformazione della leadership

Silvio Mani, presidente di Alumni Accenture, ha spiegato al Sole24Ore.com come l’opera di questa Associazione vada intesa anche come una sorta di modello virtuoso di “restituzione” professionale e culturale, che punta a generare valore non solo per i singoli ma per l’intero ecosistema in cui i professionisti operano, traducendo in modo efficace l’assunto che vede l’evoluzione delle carriere potersi perfettamente integrare con l’evoluzione del pensiero organizzativo. Da osservatore privilegiato di una community composta da migliaia di ex-manager, Mani ha elaborato anche una propria lettura della trasformazione del concetto di leadership. «Due elementi rimangono stabili: in primis la responsabilità del leader e la sua integrità, abbinata alla sua capacità di operare nel business, e in secondo luogo la visione necessaria per condurre l’organizzazione. Parliamo a ragione di leadership collaborativa e di leadership comunicativa – ha aggiunto ancora il manager - perché non si può sapere tutto, e per questo occorre pescare conoscenza da diversi ambiti e da diverse persone, e perché grazie agli strumenti digitali concetti e indicazioni si possono trasferire ai propri collaboratori anche da remoto, controllandone a distanza anche l’execution».

La tendenza (riportata recentemente da Bloomberg) che vede l’ascesa delle società di servizi professionali come fucina di nuovi Ceo, più pronte delle classiche corporate a incontrare la richiesta di competenze trasversali e non solo di prodotto/servizio (gestione dei dati e padronanza tecnologica, capacità di muoversi in mercati globali e di anticipare i cambiamenti, leadership empatica e collaborativa) va invece inquadrata, secondo Mani, senza porre rigidi confini. «Vi sono leadership – ha osservato infatti il presidente di Alumni Accenture - che nascono in aziende di prodotto e tendono a privilegiare l’ottimizzazione di tutto ciò che riguarda il prodotto e altre che sono di contesto, più aperte alla governance del cambiamento e allo sviluppo delle skill per guidare il processo di trasformazione attraverso la valorizzazione del talento e lo sviluppo di metodi avanzati per il team working. I leader italiani, in linea generale, sono fra i più bravi a navigare e a capire le incertezze e a gestirle in mondi che cambiano molto rapidamente».

Le condizioni per una buona leadership

Alla base di una buona leadership, questo il pensiero di Mani, servono due condizioni essenziali: la prima è avere un metodo che definisca come si fanno le cose, il modo di lavorare, la strategia e la sua fase implementativa; la seconda, serve un sistema valoriale che definisca a sua volta cosa aspettarsi da chi lavora al fianco del leader e come comunicare con queste figure. In altre parole, è l’infrastruttura del team working a regolare le modalità di lavoro e le sue componenti essenziali sono lo spirito di collaborazione, la fiducia, la capacità di ascolto e osservazione. «Il leader capace – sottolinea Mani in proposito - non è quello che dice sempre e comunque cosa si deve fare, bensì quello che raccoglie tutte le conoscenze e le mette a fattor comune. È il principio della leadership orizzontale: le decisioni non si impongono dall’alto ma sono frutto di strategia. Questi sono i veri leader trasformativi».

Un altro dei temi caldi in tema di risorse umane, centrale nell’economia delle attività dell’Associazione, è il reskilling. Viene quindi naturale chiedersi quali siano le competenze chiave per rimanere rilevanti nel mercato del lavoro e secondo Mani non c’è una risposta precisa a questa domanda, in ragione del fatto che i cambiamenti sono così rapidi e costanti da suggerire una focalizzazione su programmi di formazione continua delle competenze trasversali, a cominciare dall’intelligenza emotiva per finire con la capacità di fare storytelling. «Non si può pensare – spiega nel dettaglio il manager - che l’acquisizione di skill possa essere definitiva in ambiti quali la cybersecurity o soprattutto l’intelligenza artificiale, per cui la capacità di base più importante è quella del prompting. Quella del saper fare domande dovrebbe essere una competenza che interessa tutti».

Un suggerimento ai giovani talenti

Nel termine “tutti” ci sono ovviamente anche i giovani talenti che si affacciano al mondo del lavoro, ai quali Mani rivolge un suggerimento ben specifico. «Il consiglio è quello di identificare bene l’azienda in cui iniziare il proprio percorso professionale, perché se ne riceve un importante imprinting. Occorre quindi valutare in modo attento il contesto e il suo grado di apertura, accettare le sfide e trarre valore dall’esperienza sottoforma di mattoncini che diventano la base per costruire la propria carriera». Non di meno, nel concetto di “tutti”, rientrano i professionisti senior, chiamati alla sfida di restare rilevanti e influenti in uno scenario particolarmente mutevole. «I manager più anziani – conclude così la propria riflessione il presidente di Alumni Accenture - non devono commettere l’errore di rimanere ancorati al passato. È necessaria invece contaminazione intergenerazionale, servono curiosità e positività verso il nuovo, abbracciando le novità e scalando le competenze verso il futuro. Ed è quello che cerchiamo di fare nella nostra Associazione: niente nostalgia dei tempi andati, ma valorizzazione del patrimonio di conoscenze e competenze per modellare e trasformare in meglio la società di domani, anche attraverso progetti di consulting per il sociale e al servizio delle realtà del terzo settore».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti