La vera ricchezza

Incrementare il valore professionale: il ruolo cruciale di conoscenza, relazioni e reputazione

In un mondo lavorativo in continuo cambiamento, aumentare il proprio valore professionale è fondamentale per restare occupabili. Ecco come investire in apprendimento attivo, costruzione di relazioni solide e cura della reputazione online e offline. Attraverso esempi concreti e regole pratiche, si evidenzia l’importanza di un approccio integrato per evitare di diventare obsoleti

di Paolo Gallo

7' di lettura

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Se foste il gestore del portafoglio di una banca privata, il vostro lavoro si potrebbe sintetizzare in poche parole: aumentare il valore dei fondi di cui siete responsabili. Se, ad esempio, doveste gestire il patrimonio di un – ricco - cliente, diciamo cento milioni, questi si aspetterebbe un valore più alto in futuro. Centodieci? Centoventi? A prescindere dalla cifra, la parola chiave è crescita. E se doveste gestire il portafoglio di voi stessi? La vera domanda è: come potete aumentare il vostro valore professionale? Qual è la vostra vera ricchezza? Quali risorse vi servono per crescere? No, non mi riferisco al vostro stipendio, al conto in banca o a qualsivoglia fortuna che siate riusciti ad accumulare. Sto parlando di come potenziare il vostro valore professionale, un elemento di cruciale importanza in un’economia in rapida evoluzione. È una domanda importante. Qual è la differenza tra appartenere a coloro che rimarranno validi e occupabili, con coloro che invece saranno considerati una classe o forza lavoro inutile, secondo la definizione di Yuval Noah Harari?

Da executive coach, ho notato che molte persone confondono il proprio valore professionale con la retribuzione che percepiscono. Certo, tra i due deve – o dovrebbe - esserci una correlazione, ma se vi concentrerete esclusivamente sull’incremento dello stipendio senza aumentare il vostro reale valore, scoprirete di essere diventati troppo costosi per il mercato del lavoro ed entrerete a far parte dei lavoratori in esubero. Da qualche parte, ci sarà sempre qualcuno che eseguirà la vostra mansione per molto meno.

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Un tipico esempio: persone promosse (non sempre in base al merito) ben al di là delle loro capacità potrebbero trovarsi in una situazione difficile. E vi garantisco che rischieranno di perdere il lavoro perché il valore che mettono sul piatto è inferiore alla retribuzione che ricevono. Prima o poi verrà chiesto loro di farsi da parte o lasciare l’azienda.

Quindi, come possiamo aumentare il nostro valore?

Abbiamo tre aspetti da curare, far crescere e proteggere:

1. conoscenza2. relazioni 3. reputazione

1. Conoscenza

Imparare. L’apprendimento deve trovare un’applicazione pratica. Se affermassi di conoscere a memoria tutte le ricette della cucina italiana senza aver mai cucinato in vita mia, non sarei credibile; imparare per creare valore per gli altri. Aristotele ha scritto che lo scopo della conoscenza è l’azione. L’apprendimento passivo crea conoscenza, ma solo quello attivo sviluppa competenze. Un mio ex capo una volta mi disse che prendeva seriamente in considerazione le persone solo quando “erano sudate”, frase poco elegante ma chiarissima. Ho compreso quello che intendeva anni dopo.

Ecco 3 regole per aumentare la conoscenza

Regola 1: curiosità congenita

In ogni singolo momento abbiamo l’opportunità di imparare. Tuttavia l’apprendimento non avviene solo in una classe o aula universitaria ma nella nostra mente: apprendere è una mentalità, non un diploma. Perciò la prima regola è non limitare l’apprendimento a un unico argomento. E ricordate, l’elemento chiave è essere aperti all’esplorazione di nuovi territori per soddisfare la curiosità.

Come disse Steve Jobs nel suo commovente discorso inaugurale alla Stanford University, noi saremo in grado di fare connessioni a ritroso. Una volta, Jobs spiegò perché i prodotti Apple erano così eleganti, puliti e dal design perfetto: da studente aveva seguito un corso di calligrafia. Voleva tradurre quell’estetica nei prodotti della sua azienda. E il design dei prodotti Apple è diventato emblematico.

Regola 2: il fallimento fa parte dell’apprendimento

Facciamo un gioco. Vi dico una parola e voi dovete trovare il contrario: semplice, no? Bene, cominciamo. Freddo. Sì, il contrario è caldo. Alto, basso. Ricco, povero. Duro, morbido. Ci siamo capiti. Ma qual è il contrario di successo? Pensateci bene. Ai miei seminari e workshop, molti rispondono senza esitare: «fallimento». Ma, un momento. Il fallimento NON è il contrario del successo, bensì il processo, a volte doloroso ma sempre necessario, che porta al successo. L’abbiamo imparato nella nostra vita, vero?

Regola 3: l’apprendimento non finisce mai

Nei miei workshop, spesso chiedo se qualcuno ritenga che le conoscenze e le esperienze acquisite fino a quel giorno saranno sufficienti tra cinque anni. Quasi tutti rispondono di no, perché siamo tutti convinti che il miglior investimento sia quello in se stessi e nel proprio apprendimento. A quel punto la mia seconda domanda è: cosa avete fatto o state facendo per continuare a imparare e a crescere? Se oggi compriamo un’auto nuova per trentamila euro, quale sarà il suo valore residuo tra cinque anni? Al massimo, corrisponderà al venti o trenta per cento del valore attuale. Lo stesso concetto si applica alle nostre competenze.

Oggi, le vostre competenze e la vostra esperienza valgono cento. Quindi, tra cinque anni il valore residuo sarà una frazione di quello attuale: dovete investire in voi stessi, l’investimento migliore che possiate mai fare.

2. Relazioni

Voglio rivelarvi un segreto: come essere felici. Uno studio realizzato dalla Harvard Medical School ha evidenziato qualcosa di cui siamo a conoscenza ma su cui non abbiamo il controllo. «La scoperta sorprendente è che le nostre relazioni e il nostro grado di felicità in quelle relazioni influiscono in modo importante sulla nostra salute», dice Robert Waldinger, direttore dello studio e professore di psichiatria presso la Harvard Medical School. «Prendersi cura del proprio corpo è importante, ma anche coltivare le proprie relazioni è una forma di cura di sé. Credo che la rivelazione sia questa». La qualità delle nostre relazioni con gli altri, a cominciare dalla nostra famiglia, è una componente essenziale del nostro benessere e della nostra felicità. Ho chiesto a Gianfranco Minutolo, un vero esperto in networking, come sviluppare una rete di relazioni durature e basate sulla fiducia.

Ecco il suoi suggerimenti

1. Date valore all’ascolto attivo. Interessatevi alla persona che vi trovate di fronte; individuate i suoi punti di forza e le sue esigenze.

2. Approfondite la conoscenza delle persone. Affinate la curiosità, per mezzo anche dei social media.

3. Coltivate la reciprocità, offrendo opportunità ogni volta che vi si presenta l’occasione. È un modo rapido e attendibile per stabilire l’affidabilità di una persona: il suo apprezzamento e la disponibilità nel corso del tempo la renderà meritevole di far parte del vostro network. La reciprocità vi permette di creare connessioni e di moltiplicare le opportunità di ogni membro della rete, che potrà quindi contare non solo sulle proprie competenze e conoscenze, ma anche su quelle di tutti gli altri membri.

Il mio consiglio? Portate sempre a termine i vostri impegni. 

Coltivate la vostra rete. Il fertilizzante è la continuità: ogni giorno, innaffiate e curate il vostro «campo» eliminando delicatamente i parassiti e diventate un esempio di networking basato sulla fiducia.

3. Capitale reputazionale

Qualche tempo fa, ho ascoltato una delle migliori e più divertenti presentazioni a cui mi sia mai capitato di assistere. Il relatore ha selezionato dieci profili di dieci persone diverse da quattro differenti piattaforme: Linkedin, Facebook, TikTok e Tinder. Ha iniziato con LinkedIn. Primi profili: impeccabili, forse con troppi termini in voga per descrivere lavori e responsabilità. Il relatore ha chiesto al pubblico composto da circa cinquecento professionisti delle risorse umane: «Li assumereste?». La risposta è stata assolutamente positiva. Poi, ha mostrato le medesime persone su Facebook e TikTok. Vi lascio immaginare. Ecco l’austero banchiere d’investimento che vince la scommessa di bere cinque pinte di birra in tre minuti. Il grigio commercialista che canta Freddie Mercury in mutande.

L’insegnante insieme a un gruppo paramilitare con simpatie naziste. Ops! Il divertimento si stava trasformando in imbarazzo. Il pubblico ha iniziato a sentirsi a disagio. La parte migliore, ha dichiarato il relatore, era controllare i profili su Tinder: alcune foto non lasciavamo molto spazio all’immaginazione. A quel punto è tornato ai profili di LinkedIn e ha chiesto: «Li assumereste ancora?». Sicuramente immaginate la risposta. Nel giro di cinque minuti aveva fatto cambiare idea ai presenti. Il relatore ha avuto qualche problema di natura legale perché ha distrutto la reputazione di alcuni individui. Ha sicuramente sbagliato a farlo, ma la presentazione ha sollevato una questione. La presenza sui social media è il modo più semplice e rapido per verificare la reputazione di qualcuno. Quello che finisce online resta online, a prescindere. Conosco diverse persone la cui carriera è stata distrutta o ostacolata da un istante di follia. Evitare una reputazione negativa è di vitale importanza. Ma la cosa migliore è crearsene una positiva.

Fate qualcosa per altre persone senza aspettarvi niente in cambio: date una mano a chi sta passando un momento difficile, chiamate un collega che ha perso il lavoro e presentatelo a un amico o introducetelo a un’altra azienda. Aiutate, siate disponibili e offrite un caffè a chi ha bisogno di parlare, fate qualcosa di inaspettato, restate in contatto, oppure inviate un articolo o un libro. La reputazione è ciò che gli altri dicono di voi quando non siete presenti. Se ci pensate, è la vostra impronta etica. L’etica è definita da quello che NON siete disposti a fare per raggiungere i vostri obiettivi. Vogliamo fare carriera, ma non a tutti i costi: vogliamo farlo restando persone perbene.

Si può calcolare il proprio valore professionale tramite questa semplice formula.

Il Valore Professionale (VP) è pari al Capitale di Conoscenze (CCN) più il Capitale Relazionale (CRL) moltiplicato per il Capitale Reputazionale (CRP).

VP = (CCN + CRL) × CRP

Perché non ci limitiamo a sommare i tre capitali (C)? Perché se si moltiplica un numero qualsiasi per zero, il risultato è zero. Quindi, se si è investito in CCN e CRL ma la reputazione è zero, anche il valore professionale sarà pari a zero. Perciò, proteggete la vostra reputazione con la stessa energia e attenzione con cui proteggete la vostra famiglia. Possiamo essere fantastici gestori del portafoglio di noi stessi, aumentando il nostro valore investendo in apprendimento, relazioni e reputazione. È il valore effettivo che offriamo alla società, alle comunità e alle persone che amiamo. Ho visto troppe persone terrorizzate dall’idea di perdere il lavoro: non hanno tutti i torti e la preoccupazione è legittima. Ma non bisogna tenersi un lavoro a tutti i costi, bensì investire sempre nel proprio valore professionale. È l’unica assicurazione che possiamo sottoscrivere: non un lavoro a vita, ma un ruolo in cui il nostro valore sia riconosciuto e rispettato. In modo da restare validi e occupabili perché abbiamo aumentato il nostro valore professionale.

Tocca a noi, non agli altri. Da adesso.

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