Lo stile da bere

Come allestire il mobile bar di casa scegliendo gli spirits giusti

Il padrone di casa perfetto è quello che conosce il profilo gustativo dei suoi ospiti e offre, a fine pasto, il bicchiere più adatto. Tre le varianti fondamentali: morbido, secco, profumato.

di Silvia Paoli

Il mobile bar nel privé della boutique ORATIO, in via Santo Spirito a Milano.

2' di lettura

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Il mobile bar perfetto, a casa, è una questione di gusti. Degli ospiti. Secondo Alessandro Marzadro, amministratore delegato e ambassador della distilleria di famiglia con sede in Trentino, è fondamentale tener conto del profilo gustativo di chi abbiamo di fronte. «Essenzialmente si dividono in tre categorie: c’è chi apprezza l’effetto morbido, rotondo (dunque tutti quei distillati con struttura delicata e dove il legno ha il ruolo principale); c’è poi il gustatore secco (intensità gustativa, tenore alcolico sostenuto e da sorseggiare lentamente) e un terzo profilo, che è attento ai profumi, che predilige distillati con aromi fruttati/aromatici, in cui la parte olfattiva è quella prevalente». Per ogni distillato si dovrebbero tenere in casa le diverse varianti (secca, morbida, aromatica), ognuna con il suo stile.

«Spaziando dai rum agricoli a quelli di scuola inglese fino ai rum cubani; un brandy, un cognac o un armagnac, la grappa giovane, aromatica o invecchiata, un whisky single malt a invecchiamento leggero, dalla nota fruttata o torbata o più coprente».

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Grappe Valpolicella, Bardolino, Amarone e Affinata, ottenute dalla distillazione a bagnomaria in alambicco discontinuo a vapore, tipico Trentino, di vinacce fresche selezionate, con etichetta sigillata a ceralacca, serie La MiaGrappa di DISTILLERIA MARZADRO (18 €, 50 ml).

Mai imporre quello che piace a noi, anche la bottiglia più preziosa rischia di deludere, se il palato non è predisposto. La miscelazione da preferire è quella che richiede poche preparazioni. «Essenzialmente sour, con l’aggiunta di zucchero e limone. Per i cocktail, Americano e Negroni sono due ricette classiche e codificate, che hanno spazi di manovra enormi, per esempio sostituendo al gin il whisky si può preparare un Boulevardier, ma le varianti sono pressoché infinite». Se volete aggiungere una nota personalizzata, prima che diventi corrente tra i mixologist, «la guarnizione si può fare con la frutta disidratata, che cede sapore, ma non influenza il gusto (come quella sotto spirito) ed è un modo per dare una vita più lunga alla frutta, anche in un’ottica sostenibile». Ultimo, ma davvero essenziale: il bicchiere. Per abitudine o questioni di spazio, se ne predilige uno e si è portati a servire tutto in quello. Sbagliato. Il ballon, per esempio, tende a dare un colpo alcolico importante, troppo in chi non è abituato. Meglio la cosiddetta fiammetta o tulipano, con stelo o senza. Se poi volete coinvolgere gli ospiti in una conversazione, portateli non a “scoprire”, ma a «riscoprire qualche distillato, liquore o cocktail della tradizione, a ri-considerare e apprezzarli di nuovo». È un’arma più potente della bottiglia celebre che magari non incontra il profilo degli ospiti: de gustibus, come sapete, non est disputandum.

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