Colpa medica: la Cassazione esclude la “scusante” del sovraccarico di lavoro
Medico condannato per una diagnosi errata: le condizioni di lavoro non hanno influito sulla lettura corretta di un elettrocardiogramma
di Pietro Verna
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Il sovraccarico di lavoro non può essere invocato come “scusante” per escludere la colpevolezza del medico. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n.17569 del 2026.
Chiedilo al Sole
Il Supremo Collegio ha confermato la pronuncia con la quale la Corte di appello di Napoli aveva condannato un medico di pronto soccorso per la morte di una paziente cagionata da diagnosi errata (aver confuso “una sindrome coronarica acuta” con una “mialgia dorsale diffusa” nonostante l’elettrocardiogramma avesse evidenziato “segni tipici di una stenosi critica dei vasi coronarici”) e dalla omessa adozione di misure che avrebbero impedito l’esito infausto: ricerca di enzimi cardiaci e trasferimento della donna nel reparto di cardiologia o nella sala emodinamica ove la paziente avrebbe potuto essere sottoposta a coronarografia e angioplastica con eventuale apposizione di stent.
La decisione della Suprema Corte
Nel ricorso per cassazione il medico aveva sostenuto che:
- il giorno dell’evento “era reduce da un turno lavorativo protrattosi per due giorni consecutivi, senza personale di supporto che lo coadiuvasse nell’attività di pronto soccorso”, dimodoché sarebbe stato applicabile lo “scudo penale” introdotto dall’articolo 3 bis del decreto legge n. 44 del 2021 (Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19);
- il marito della paziente non avrebbe comunicato le patologie pregresse della signora, tra cui una cardiopatia, motivo per quale l’anamnesi sarebbe incompleta.







