Colloquio di lavoro 2.0: come nasce un algoritmo di selezione del personale
La costruzione di un software di AI per vagliare i candidati raccontata dal suo progettista: come funziona, come ti valuta, quali sono i suoi segreti
di Enrico Marro
4' di lettura
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L’anno scorso Google ha ricevuto tre milioni di curricula per le sue posizioni aperte. McKinsey un milione. Goldman Sachs oltre 315mila solo per gli stage. Il Governo indiano, per posti di lavoro nel settore pubblico, più di 220 milioni tra il 2014 e il 2022.
Una catena montuosa di profili digitali (o peggio ancora, cartacei) che nemmeno i più sconfinati uffici del personale riuscirebbero mai a scalare.
L’unica possibilità è sostituire l’umano con l’algoritmo, almeno nella prima robusta scrematura dei candidati, facendo poi intervenire l’HR manager in carne e ossa nelle fasi finali.
Una soluzione sempre più di moda nel mondo delle risorse umane.
Nove su dieci con l’AI
Una ricerca condotta nell’ottobre scorso da Resume Builder su 948 società internazionali, rivela che l’88% delle aziende utilizza qualche forma di intelligenza artificiale per lo screening delle candidature: il 76% passa la palla agli algoritmi anche per la scelta delle domande, il 63% per lo studio del body language, il 62% per l’analisi della terminologia usata dal candidato.









