Coldiretti: il commissario Ue all’Agricoltura non sia condizionato da quello dell’Ambiente
Dalla riforma della Pac alla concorrenza sleale, fino alle etichette d’origine sulle materie prime, l’assemblea nazionale della Coldiretti presenta le sue richieste alla nuova Commissione von der Leyen
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«Il prossimo commissario Ue all’Agricoltura dovrà fare politiche agricole senza essere condizionato dal commissario all’Ambiente». Lo ha detto ieri il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nel suo discorso all’assemblea nazionale della sua associazione ieri a Roma. All’indomani della rielezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea, Prandini elenca le richieste del mondo dell’agricoltura alle nuova legislatura Ue. Si va dall’aumento dei fondi Pac alla semplificazione della burocrazia. Dall’etichetta d’origine delle materie prime per i prodotti alimentari ai correttivi al regolamento sul packaging. E soprattutto, alla lotta senza quartiere alla concorrenza sleale, imponendo il principio di reciprocità a tutti i beni importati nella Ue, in modo che siano tenuti a rispettare gli stessi standard di quelli coltivati e prodotti in Europa.
La lista della Coldiretti per Bruxelles è un mix di principi generali e di indicazioni molto pratiche. Il primo desiderata è economico: «È essenziale che la nuova Commissione Ue faccia salire il budget per l’agricoltura per evitare che la produzione alimentare europea crolli, favorendo le importazioni dai Paesi terzi», ha detto il presidente Prandini. Il paragone è con la Cina e gli Stati Uniti, «che garantiscono ai rispettivi settori molti più fondi. La Pac vale 386 miliardi di euro in totale fino al 2027, di cui 35 miliardi all’Italia: negli Usa il Farm bill vale 1.400 miliardi di dollari in dieci anni, mentre la Cina con molto più sostegno pubblico attualmente produce il 70% in più dell’intera produzione agricola dell’Unione europea».
Al tema delle risorse si abbina quello della semplificazione burocratica. Dopo le manifestazioni a Bruxelles dello scorso inverno, la vecchia Commissione aveva compiuto i primi passi verso l’alleggerimento degli adempimenti a carico delle aziende agricole, ma questo percorso «va ora rafforzato», ha detto Prandini. Non solo: il sostegno economico della Ue da ora in poi dovrà andare solo a chi fa l’agricoltore di professione: «Degli 1,2 miliardi di aiuti diretti, per esempio, 600 milioni vanno redistribuiti a chi vive solo del prodotto agricolo», ha spiegato Vincenzo Gesmundo, segretario generale di un’associazione che - ha ricordato - conta 1,2 milioni di iscritti.
Ma alla nuova Ue uscita dalle urne di giugno la Coldiretti chiede soprattutto un cambio di strategia nelle relazioni con gli altri Paesi: è l’applicazione del principio di reciprocità, per impedire la concorrenza sleale da parte di quei prodotti extra-europei che non rispettano gli stessi standard di sicurezza e qualità che i produttori Ue sono invece tenuti ad applicare.
Per assicurare più trasparenza sui prodotti alimentari in commercio all’interno dell’Unione, la Coldiretti spinge per introdurre l’obbligo dell’indicazione del Paese di origine in etichetta su tutti i cibi. Al contrario dell’etichetta a semaforo del Nutriscore, che invece va definitivamente fermata.









