Visto dal lato della pubblica amministrazione, le strutture di
Motorizzazione
e
Pra
restano separate e la partita per costituire un
archivio unico dei veicoli
è quantomeno rinviata. Visto dal lato dei cittadini, sfumati i magri risparmi
promessi dalla legge delega, restano il documento unico (dal 1° luglio 2018, la
carta di circolazione
“assorbirà” il
certificato di proprietà
) e altre novità procedurali di dettaglio, tra cui quella che consentirà di attuare la radiazione d’ufficio i mezzi per i quali non risulta pagato il bollo auto per almeno tre anni. Visto dal lato delle casse statali, potrebbero esserci maggiori entrate per alcune centinaia di milioni. Sta tutta qui l’attuazione della riforma Madia (legge 124/2015) nel settore delle pratiche auto, fissata da un decreto legislativo approvato definitivamente ieri sera dal Consiglio dei ministri.
Con l’introduzione del documento unico, le competenze della Motorizzazione (che fa parte del ministero dei Trasporti e si occupa degli aspetti tecnici) e del Pra (che fa parte dell’Aci e annota i dati su proprietà e stato giuridico dei veicoli) restano invariate. Ma la prima farà da collettore delle pratiche richieste dagli utenti (che continueranno a presentare le domande negli uffici provinciali delle due amministrazioni o nelle agenzie private), inoltrandone al Pra la parte che riguarda proprietà e stato giuridico.
Il documento unico comporta l’unificazione dei compensi di Motorizzazione e Pra e dell’imposta di bollo. La legge Madia prevede che ciò si traduca in risparmi
per i cittadini, ma il decreto legislativo li rinvia a data da destinarsi perché prevede che in sede di prima applicazione il compenso e l’imposta unici siano la somma di quelli sdoppiati attuali.