Coface, crescita globale debole nel 2025 e rischi raramente così elevati
Il ceo Xavier Durand: «il tema principale di quest’anno credo sia la frammentazione del mondo». Europa gravata dai problemi dell'industria e delle costruzioni, oltre alla scarsa fiducia dei consumatori
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Una crescita globale debole con la conferma di divergenze tra le due sponde dell’Atlantico. E’ questa la previsione del “Barometro Rischio Paese e Settoriale 2025: Nelle terre selvagge”, realizzato da Coface, player mondiale di riferimento nella gestione del rischio credito commerciale. Quest'anno «l’orizzonte è tutt’altro che sereno e raramente i rischi sono apparsi così elevati. Da un lato la politica degli Stati Uniti potrebbe essere deleteria per molte economie mondiali, dall'altro la Cina continua a misurarsi con una grande sovraccapacità produttiva, mentre molti Paesi emergenti sono minacciati dall'apprezzamento del dollaro e dal deflusso di capitali. L'Europa, nel frattempo, deve affrontare una nuova sfida con l'alleato statunitense, in aggiunta ai problemi esistenti e ai già limitati margini di manovra dei conti pubblici».
Il Barometro fornisce una panoramica sulle valutazioni di rischio di insolvenza delle imprese in oltre 160 Paesi e 13 settori. Nell’ultimo trimestre 2024 Coface ha rivisto sette valutazioni: quattro upgrades (Guyana, Lussemburgo, Oman e Regno Unito) e tre declassamenti (Bangladesh, Botswana e Maldive). A livello settoriale ci sono stati 12 declassamenti, due terzi dei quali nel settore automobilistico europeo (Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Austria, Francia, Germania, Italia e Olanda. Al contrario, ci sono otto settori in miglioramento.
In Europa la crescita è limitata
Coface prevede che la crescita in Europa sarà limitata e gravata dai problemi dell'industria e delle costruzioni. Nonostante il calo dell'inflazione, è probabile che la spesa dei consumatori risulti ancora frenata dalla scarsa fiducia delle famiglie in un contesto di incertezza generalizzata. In particolare, è attesa una crescita debole in Italia e soprattutto in Germania. La Francia dovrebbe rallentare anche nel 2025, sebbene abbia tenuto meglio rispetto ai suoi pari nel 2024 (grazie in particolare alla spesa pubblica e alle Olimpiadi di Parigi). La Spagna, il cui settore industriale mostra maggiore resilienza, sarà l'eccezione grazie al turismo, ai fondi europei e alla robustezza della sua popolazione lavorativa, sostenuta dall'immigrazione. La disinflazione dovrebbe continuare, salvo un'impennata dei prezzi energetici legata ai rischi geopolitici.
I rischi in Europa, spiega il report, sono orientati verso una crescita al ribasso, soprattutto se i mercati del lavoro dovessero deteriorarsi rapidamente – come suggerisce l'aumento del numero di annunci di piani di licenziamento e chiusure di stabilimenti – e se gli investimenti non riprendessero nonostante il calo dei tassi di interesse. Questo rischio non può essere affatto escluso, dato il continuo declino dei margini aziendali e la tendenza nelle insolvenze aziendali. Un altro rischio al ribasso per l'attività europea è la politica commerciale degli Stati Uniti, con la magnitudo dei dazi aggiuntivi e la tempistica della loro introduzione ancora altamente incerta al momento della stesura del testo.
La frammentazione del mondo
«Credo che il tema principale di quest’anno sia la frammentazione del mondo», sostiene Xavier Durand, ceo di Coface. «Abbiamo assistito a molte elezioni, abbiamo visto una nuova amministrazione negli Stati Uniti. Questo sta creando molte preoccupazioni sul modo in cui il mondo sta cambiando, sui conflitti commerciali e sui conflitti fisici come quelli in Europa orientale e in Medio Oriente». Il ceo evidenzia che in Europa «c’è una crisi energetica e che per le aziende internazionali è fondamentale capire come operare, come sviluppare quindi una strategia resiliente». «In un mondo che cambia costantemente e in modo imprevedibile pensiamo che la risposta sia investire sempre più in conoscenza, dati e tecnologia e in nuovi strumenti che ci permettano di reagire più velocemente e meglio», afferma Durand. «Ecco perché abbiamo assunto oltre 600 persone nel settore della tecnologia e dei dati. Si tratta di raddoppiare i nostri budget di investimento in tecnologia e di trovare nuove soluzioni e nuovi modi per connetterci con i clienti in modo fluido, semplificando l’accesso ai nostri dati e alle nostre conoscenze».



