Coface, l'auto europea in trappola tra concorrenza Cina e dazi Usa
Coface ha ridotto la valutazione dell'industria auto in otto paesi, tutti in Europa. Tra questi ci sono anche l'Italia, la Germania e la Francia
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L'industria automobilistica europea ha subito un forte rallentamento nel 2024. La domanda di autovetture è rimasta stagnante e gli indicatori di produzione mostrano una perdita di slancio dell'attività manifatturiera nella maggior parte dei Paesi della regione. E’ quanto viene sottolineato nel "Barometro Rischio Paese e Settoriale 2025: Nelle terre selvagge”, realizzato da Coface, player mondiale di riferimento nella gestione del rischio credito commerciale.
Coface ha ridotto la valutazione di questo settore in otto paesi, tutti in Europa. Si tratta di: Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Austria, Francia, Germania, Italia e Olanda. Dopo un modesto aumento dello 0,8% delle nuove immatricolazioni nel 2024 (-3% nella seconda metà dell'anno), anche il 2025 – evidenzia Coface - non promette bene per l'industria automobilistica europea, che rischia di trovarsi schiacciata fra la sempre maggiore concorrenza cinese e le incognite del mercato statunitense, con la minaccia di barriere doganali. Le vendite sono in calo nei mercati principali (-1% Germania, -3% Francia, -0,5% Italia) e, mentre la produzione sta calando nella maggior parte dei paesi (Germania, Francia, Italia, Polonia ed altri), il livello dei portafogli degli ordini suggerisce che la flessione continuerà fino al 2025. In particolare, la Germania, si legge nel report, è un esempio perfetto delle attuali difficoltà del settore, con un utilizzo della capacità in calo di 10 punti percentuali in due trimestri, ma anche di quelle a venire. Dipendente dal mercato statunitense per le sue esportazioni, sta anche vedendo il suo modello di business minacciato dall'elettrificazione delle sue auto.
Il 2025 tra concorrenza cinese e dazi Usa
Nel 2025 e oltre, è probabile che l'industria automobilistica europea si trovi intrappolata tra una maggiore concorrenza da parte della Cina e l'incertezza del mercato statunitense. Da un lato, l'ascesa della Cina nel segmento dei veicoli elettrici sembra ormai inarrestabile. Ha un vantaggio significativo nelle batterie e le sue aziende sono attori chiave su scala globale, rappresentando il 75% della produzione mondiale. Bruxelles è riuscita (molto) temporaneamente a frenare il flusso di auto elettriche cinesi verso l'Europa dall'introduzione delle barriere tariffarie alla fine di ottobre 2024, ma la piena protezione del mercato europeo significherebbe un ulteriore aumento significativo delle tariffe. D'altro canto, le minacce di dazi di Donald Trump potrebbero influenzare le esportazioni di automobili dell'Ue, il 25% delle quali è andato al mercato statunitense nel 2023. Inoltre, le barriere tariffarie in Canada e Messico hanno un impatto sulle catene di fornitura di produttori europei come Stellantis e Volkswagen, che producono in questi due Paesi tra il 30% e il 40% delle auto vendute negli Stati Uniti.



