Coface, in aumento ritardi pagamento imprese asiatiche
Le condizioni di credito restano restrittive nel 2024, boom nei ritardi di pagamento ultra-lunghi. Il 57% delle aziende teme un peggioramento quest'anno
3' di lettura
3' di lettura
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le imprese asiatiche si aspettano un peggioramento dei comportamenti di pagamento a causa dell’incertezza economica alimentata dalla guerra commerciale. E’ quanto viene evidenziato nello studio condotto da Coface nel primo trimestre 2025 su circa 2.400 aziende nella regione Asia-Pacifico. Gli intervistati operano in nove mercati (Australia, Cina, Hong Kong SAR, India, Giappone, Malesia, Singapore, Taiwan e Thailandia) e 13 settori. «Nel 2024 l'Asia-Pacifico ha registrato un rallentamento della crescita a causa della debolezza della domanda globale, dell'aumento dei costi e degli alti tassi di interesse», afferma Bernard Aw, Chief Economist per l’Asia-Pacifico di Coface. «Il record raggiunto dagli Ulpd (pagamenti ultra lunghi, ndr) indica che le aziende prevedono di dover affrontare crescenti difficoltà finanziarie. Oltre all'aumento dei dazi, le imprese si preparano ad affrontare un contesto commerciale e politico più instabile». In questo scenario, «abbiamo rivisto al ribasso le previsioni di crescita del Pil per l'Asia al 3,8% nel 2025», ha aggiunto.
I termini di pagamento rigidi, potrebbero inasprirsi ulteriormente
Nel 2024 le condizioni di concessione del credito sono state più restrittive rispetto al 2023: i termini di pagamento sono aumentati da 64 a 65 giorni, pur rimanendo al di sotto della media quinquennale di 69 giorni registrata nel periodo 2018-2022. Dieci dei tredici settori oggetto dell'indagine hanno registrato un aumento dei termini di pagamento: automotive, tessile e chimico segnano le variazioni pià significative. «La crescente concorrenza nel mercato automobilistico - spiega lo studio - ha spinto i concessionari a essere più flessibili nel concedere crediti, utilizzandoli come strumento competitivo». Quanto al futuro, due terzi delle aziende prevede termini di pagamento più brevi, che riflettono una maggior cautela e priorità data al preservare la liquidità in un contesto di crescente incertezza.
Record i ritardi di pagamenti ultra-lunghi
Il ritardo medio di pagamento è rimasto invariato a 65 giorni lo scorso anno e la percentuale di imprese che ha registrato ritardi è scesa al 49%. Emerge però un nuovo picco nei ritardi di pagamento ultra-lunghi (oltre 180 giorni e superiori al 2% del fatturato annuo), pari al 40% nel 2024, rispetto al 23% del 2023. «Ciò rappresenta un rischio molto elevato, dal momento che, secondo l'esperienza di Coface, l'80% di questi pagamenti non sarà mai onorato», sottolinea lo studio. I settori del legno, dell’agroalimentare e dell’auto hanno registrato l'aumento più marcato mentre, a livello geografico, Cina, India, Thailandia e Malesia registrano i ritardi più elevati. In Cina, India, Thailandia e Malesia si sono registrati i ritardi più elevati. Tutti i settori hanno registrato un aumento degli Ulpd, con gli incrementi più significativi nei settori del legno (+37%), agroalimentare (+20%) e automotive (+18%). Si prevede che questa tendenza proseguirà anche nei prossimi sei mesi, il 57% delle aziende, infatti, teme un peggioramento dei ritardi nei pagamenti.
L'impatto dei dazi sull'economia
Coface stima che «le prospettive economiche per il 2025 continueranno a indebolirsi. L'aumento dei dazi e i mutamenti nelle politiche commerciali hanno accresciuto l'incertezza circa la politica economica globale, pesando fortemente sulla spesa delle imprese e sulla fiducia dei consumatori». Secondo l'indagine, il 33% degli intervistati prevede un deterioramento dell'attività economica nel 2025 (rispetto al 2024), più del doppio rispetto all’indagine dello scorso anno. Taiwan e Singapore sono i paesi più pessimisti, dove oltre 4 intervistati su 10 prevedono un peggioramento. «I risultati dell’indagine confermano il crescente rischio di deterioramento dei pagamenti in Asia, alimentato da incertezze economiche, tensioni geopolitiche e pressione sui margini aziendali. In questo scenario, le imprese devono rafforzare il monitoraggio del rischio e adottare misure preventive per tutelare la propria liquidità», commenta Ernesto De Martinis, CEO Regione Mediterraneo & Africa di Coface.



