CREATO PER TIM ENTERPRISE

Cloud e data center: il valore dell’infrastruttura che sostiene la sovranità digitale

Digital information travels through fiber optic cables through the network and data servers behind glass panels in the server room of the data center. High speed digital lines 3d illustration

5' di lettura

English Version

5' di lettura

English Version

La trasformazione digitale di imprese e Pubbliche Amministrazioni sta diventando uno dei principali fattori di competitività del sistema Paese, ridefinendo priorità, modelli organizzativi e strategie di investimento. In questo scenario, la sovranità tecnologica emerge come un tema sempre più centrale: non riguarda più soltanto la sicurezza informatica, ma tocca direttamente la stabilità economica e la capacità dell’Italia di mantenere il controllo sui propri asset digitali in un contesto geopolitico complesso. L’evoluzione normativa europea – dal GDPR al Data Act fino alla NIS2 – ha segnato un punto di svolta, confermando che dati, infrastrutture e servizi digitali non possono essere affidati a soggetti privi di responsabilità giurisdizionale europea. È una questione di protezione, sicuramente, ma anche se non soprattutto di autonomia e indipendenza strategica.

Il cloud sovrano e l’evoluzione dei modelli ibridi 

Su queste basi si sviluppa anche il modello italiano di sovranità digitale, che pone al centro la gestione dei dati all’interno dei confini nazionali e il ruolo degli operatori locali: infrastrutture controllate, data center di proprietà, governance esercitata sul territorio. Un’impostazione che supera il concetto tradizionale di hosting e abbraccia un approccio end-to-end, nel quale l’intera filiera – dalle reti alle architetture cloud, dai processi operativi ai sistemi di connettività – diventa parte integrante di un ecosistema sovrano. Le imprese, dal canto loro, stanno dimostrando una crescente consapevolezza: non cercano più solo protezione, ma esigono trasparenza sulla localizzazione dei dati, chiarezza nelle responsabilità operative e garanzie di piena conformità normativa. L’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano mostra in proposito come la domanda di controllo e sovranità stia spingendo fortemente il mercato dei servizi nella nuvola: il Private Cloud cresce del 23% e sfiora oggi quota 1,4 miliardi di euro (su un valore complessivo del mercato cloud di 8,1 miliardi di euro) e contestualmente il cloud sovrano si consolida come elemento strategico all’interno delle scelte tecnologiche aziendali.

Parallelamente, il cloud si conferma la piattaforma abilitante dell’intelligenza artificiale: ambienti dedicati, servizi IaaS in espansione e un utilizzo crescente di API e applicazioni AI-as-a-Service stanno cambiando i modelli di sviluppo e di adozione.

Il processo di innovazione in atto significa anche responsabilità. Oggi permane un divario significativo nelle policy interne ed è confermato dal 59% di organizzazioni che non ha ancora definito regole per prevenire la dispersione o l’uso improprio di informazioni sensibili attraverso strumenti di AI generativa. Al tempo stesso, il 46% delle grandi organizzazioni è orientato verso strategie ibride e selettive, che necessitano di piattaforme capaci di garantire isolamento e protezione dei dati più sensibili, senza rinunciare a scalabilità, interoperabilità e flessibilità. In un ecosistema sempre più complesso, i provider locali assumono quindi un ruolo strategico: non semplici fornitori di servizi tecnologici, ma veri mediatori tra le esigenze dei mercati nazionali e i requisiti di affidabilità e governance dell’Unione Europea. Ed è proprio in questo equilibrio tra innovazione e controllo che si gioca la partita della sovranità digitale italiana.

I progetti in Italia

Il cloud è assunto al ruolo di piattaforma abilitante per i processi degli enti pubblici, delle filiere industriali e dei servizi digitali accessibili per cittadini e imprese. La sfida dell’ecosistema consiste nel coniugare flessibilità e autonomia, garantendo sicurezza e piena governance dei dati. Ed è in questa direzione che si afferma il modello del cloud sovrano: un’infrastruttura in cui informazioni sensibili, chiavi crittografiche e operation rimangono sotto giurisdizione nazionale, mantenendo al contempo un’impostazione aperta e interoperabile, compatibile anche con gli hyperscaler e in grado di evitare logiche di lock-in.

Polo Strategico Nazionale si inserisce in modo naturale in questo paradigma. Partecipato da TIM, Leonardo, CDP e Sogei, rappresenta uno dei progetti più avanzati in Europa nel cloud pubblico sovrano. Basato su quattro data center in doppia Region tra Lombardia e Lazio, PSN assicura continuità operativa, replica in tempo reale e sistemi avanzati di crittografia, offrendo alla PA un’infrastruttura affidabile e trasparente per un processo di modernizzazione coerente con le normative europee. Questo modello di cloud sovrano diventa così una leva concreta della trasformazione digitale, supportando gli enti pubblici nella migrazione di servizi e applicazioni critiche e preservando il pieno controllo su dati e processi.

Sicurezza, sostenibilità e continuità operativa secondo TIM Enterprise

La sovranità digitale non può però prescindere da una base fisica solida, capace di garantire resilienza, performance e protezione dei dati. TIM Enterprise, la business unit del Gruppo TIM che mette a disposizione di aziende e Pubbliche Amministrazioni la più grande piattaforma ICT italiana, con soluzioni digitali end-to-end su cloud, edge, cybersecurity, AI, 5G e IoT, si pone come punto di riferimento in questo scenario di trasformazione tecnologica. Una ‘fabbrica digitale’ che dispone di una rete di Data Center proprietaria senza eguali nel nostro Paese e di un portafoglio di soluzioni infrastrutturali e di competenze interamente localizzato in Italia. Sono 16 le infrastrutture (destinate presto a diventare 17 con una nuova sede progettata specificatamente per le esigenze computazionali dell’AI) attualmente in esercizio con una capacità complessiva che raggiungerà i 125 MW; otto di queste sono di ultima generazione e certificate Tier IV o Rating 4 per assicurare il livello più elevato in termini di ridondanza e tolleranza ai guasti. Si tratta di siti realizzati secondo gli standard internazionali più severi, con percorsi fisicamente separati, sistemi di monitoraggio attivi h24 e una continuità operativa che soddisfa livelli di SLA superiori al 99,985%.

Accanto al tema della resilienza, gioca necessariamente un ruolo sempre più rilevante anche la componente di sostenibilità: l’intera rete di data center di TIM Enterprise è alimentata infatti al 100% da energia rinnovabile e utilizza tecnologie di climatizzazione intelligente, free cooling e impianti fotovoltaici per ottimizzare i consumi, con un livello di efficienza energetica che raggiunge valori di PUE inferiori a 1,3. Il fiore all’occhiello più recente è il Data Center di Santo Stefano Ticino, inaugurato nel 2022 e già riconosciuto come modello nazionale per efficienza e sostenibilità. Con una superficie complessiva di 54.000 mq e la possibilità di espansione di ulteriori 20.000 mq, la struttura rappresenta uno dei poli più evoluti a livello nazionale e si caratterizza per le sue tre distinte dorsali che assicurano la totale ridondanza dei collegamenti TLC. L’offerta di soluzioni collegata alla rete di data center di TIM Enterprise si articola inoltre in servizi di colocation e housing che differiscono per grado di gestione e sicurezza applicativa e permettono di scalare nel tempo le capacità richieste in fatto di potenza di calcolo e archiviazione dati, assicurando ad aziende e PA il vantaggio di mantenere il controllo logico delle proprie piattaforme IT all’interno di un ambiente altamente certificato.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti