RadiciGroup, in mano Usa la chimica e i polimeri
Ieri si è formalmente chiuso il passaggio al fondo Lone Star. La famiglia Radici manterrà l’asset tessile che confluirà nella nuova società Raditex
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A più di un anno dall’annuncio dell’accordo di Lone Star per l’acquisizione delle Business Area Specialty Chemicals e High Performance Polymers di RadiciGroup si è formalmente chiuso ieri 30 aprile il passaggio di proprietà del colosso bergamasco della chimica al fondo americano. A darne notizia sono fonti molto vicine al dossier, che ieri ha visto finalmente depositate le firme dei due contraenti.
Il closing dell’operazione - che nel febbraio del 2025 era stata stimata attorno al miliardo di euro - è andato più lungo del previsto ma poco nella sostanza è cambiato. A domanda precisa relativamente al valore dell’operazione le fonti hanno risposto di non essere ancora autorizzate alla divulgazione, ma hanno ribadito che il contenuto del dossier non è cambiato rispetto al passato.
La società veicolo dell’operazione rimane dunque la Lone Star Fund XII e la famiglia Radici come già anticipato manterrà tre realtà del proprio network finanziario-industriale: il ramo meccano tessile di Itema, la produzione di energia sostenibile con Geogreen e l’hotel Excelsior San Marco di Bergamo. Inoltre, proprio all’inizio dell’anno da Radici Partecipazioni (uno degli asset oggetto dell’acquisizione) è nata Raditex, una nuova società dove è confluito l’asset tessile della famiglia e dove figurano i fratelli Angelo e Maurizio Radici e Lara Imberti, moglie del terzo fratello, scomparso lo scorso anno.
Cosa, invece, porta a casa la nuova proprietà americana dal riassetto industriale? Anzitutto un gruppo con una solida esperienza industriale alle spalle (la fondazione risale al 1941, ndr) che può contare su una forza lavoro di oltre 3mila dipendenti e che ha ormai stabilimenti in ogni parte del mondo dall’Asia, in Cina, al Brasile, Stati Uniti e Messico. La specificità di Radici è anche quella di avere un solido posizionamento in Europa, in Germania, con la chimica pesante a Zeitz, i polimeri e le plastiche a Lunemburg e le fibre tessili a Selbitz. Passando all’Italia, in provincia di Bergamo, sul fronte della chimica gli impianti sono quelli di Villa d’Ogna e Casnigo, che producono la poliammide partendo dal caprolattame. Ma lo stabilimento più grande si trova a Novara, nella zona industriale dove si espande per oltre 350mila metri quadrati e dove si realizza la poliammide 66.
Insomma, il fondo texano si trova a rilevare un gioiello costruito nel tempo che ora può essere a ragione definito leader globale nella catena del valore delle poliammidi (nylon) in particolare nei settori dell’automotive, e in quello industriale, elettrico ed elettronico e dei beni di consumo.







